Ricordando Tim

Dalla città assediata di Misurata, Libia. Attacchi indiscriminati da parte delle forze di Gheddafi. Non c’è traccia delle forze Nato. Questo è stato l’ultimo messaggio del foto - giornalista inglese Tim Hetherington (quarantuno anni), postato su Twitter il 20 aprile 2011, poco prima di morire, centrato da un colpo di mortaio delle forze lealiste libiche.


Chissà quante promesse ha lasciato dietro di sé, quanti appuntamenti ha mancato. Lo avranno aspettato in molti, Tim, solo per raccontarsi in una pausa di lavoro. Sì, perché il nostro aveva lo sguardo consapevole: quello di colui che si trova in imbarazzo lontano da quella guerra che cerca ed indaga. Qui si potrebbe continuare con la retorica di una lista lunga e irragionevole: quella dei tanti fotografi che si sono trovati sulla traiettoria della pallottola che non c'era o sulla bomba che scoppia di un rumore nuovo, il tuo. Quei tanti sono deceduti per una causa naturale o voluta? Erano consapevoli? Vanno considerati eroi o incoscienti? Domande difficili, impossibili, come quella che chiede se sia giusto morire di guerra, nel tentativo di fotografarla. Ma Tim non c'è più e, per merito suo, ci rendiamo conto dell'assurdo umano: di quella follia che, all'improvviso, genera bambini insanguinati e vecchi senza casa. E' Tim, assieme a quelli della lista, ad averci reso più vera l'assurdità di un conflitto. La notizia delle sparatorie libiche, per un attimo, non è scorsa distrattamente nell'autoradio del traffico, per rendersi invece maggiormente roboante. A Tim il merito di averci dato tante immagini, ma anche il sapore vero di un conflitto, offerto alla nostra distrazione. Lo ha fatto con la vita. Non è giusto.

Tim aveva vinto il World Press Photo of the Year nel 2007 con la fotografia qui sopra.

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