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TINA TURNER, ADDIO

L’abbiamo incontrata due anni addietro, nel giorno della sua nascita; oggi siamo costretti a dirle “Addio”. Il saluto è perentorio, perché anche i ricordi faranno fatica a esaltarne la memoria. L’hanno definita “La regina del rock 'n roll”, ma lei è stata la signora del rhythm and blues con il marito Ike, poi interprete del pop negli anni 80. Come dire, l’esistenza l’ha obbligata a vivere più volte: a cadere per rinascere, sin da bambina.
In macchina abbiamo appena ascoltato “Proud Mary": la storia di un battello a vapore che viaggia su e giù per il fiume. I versi di John Fogerty (autore del brano) furono cantati dai Creedence Clearwater in un “45 giri” del ’68. Nel 1971, Ike & Tina Turner ne produssero una cover che è diventata una delle canzoni più riconoscibili cantate da Tina.
La storia della canzone ci riporta a Mark Twain e alla vita lungo il Mississippi. Nel testo, riconosciamo un po’ la vita di Tina Turner: «La grande ruota continuava a girare. La Proud Mary continuava a bruciare, ondeggiando, ondeggiando; ondeggiando sul fiume». Da ieri quella ruota non gira più, ma se ne sente l’eco, che durerà a lungo.

Dopo quasi cinquant'anni nel mondo della musica, Tina Turner è diventata una delle rockstar internazionali di maggiore successo commerciale. La voce sensuale e potente, le gambe incredibili, la bellezza longeva nel tempo, il sex-appeal e la sua storia indimenticabile hanno contribuito tutti al suo status leggendario. Le apparizioni di Tina sul palco sono diventate iconiche, non a caso Herb Ritts ha fotografato la top model Cindy Crawford mentre imita le movenze della cantante; e la somiglianza è accattivante, a iniziare dalle gambe! Per il resto, Tina Turner è stata grande nella vita, quella che le ha proposto tante difficoltà: familiari e sentimentali. Ne è uscita bene: che dire? Simply the best, come nella canzone.

Tina Turner, note biografiche

Nata Anna Mae Bullock il 26 novembre 1939 a Nutbush, vicino Brownsville (Tennessee), Tina inizia a cantare già all’età di dieci anni. Con la maggiore età, si unisce ad Ike Turner. Per un po’ canta da corista, poi prende la leadership del palco. La coppia inizia a scalare le classifiche di vendita e nel 1971, con "Proud Mary", arriva al quarto posto. Il brano diventerà uno dei pezzi forti del repertorio di Tina.

La vita però inizia a svelare i suoi drammi. La cantante è stata abbandonata dalla madre in tenera età e i suoi occhi hanno visto di tutto: l’omicidio del padre e il volto dell’uomo occasionale che l’ha messa incinta. Per di più, Ike la picchia spesso, sadicamente; e la tradisce ripetutamente, conducendo un’esistenza depravata e dai costumi dissoluti. Tina è costretta a separarsi. La voce di Tina si arricchisce dell'esperienza vissuta e del dolore. Nel 1975 partecipa al film "Tommy" versione cinematografica dell'opera della band "The Who": Tina Turner canta "Acid Queen".

Durante la fine degli anni '70 Tina frequenta spesso le sale d’incisione, producendo molto; ma il suo successo esplode all'inizio degli anni '80. Il suo singolo "Let's stay together" entra tra i primi 30 nelle classifiche di inizio 1984. Il secondo singolo "What's love got to do with it" diventa uno dei pezzi più venduti dell'anno, e resta per tre settimane al primo posto. Il suo album "Private Dancer" include due nuovi pezzi da top ten: la title-track e "Better be good to me".

Nel 1985 arriva un'altra esperienza cinematografica: "Mad Max : oltre la sfera del tuono" (con Mel Gibson), per la quale Tina Turner canta la canzone-tema del film "We don't need another hero". Il brano raggiunge il secondo posto in classifica. Negli anni Tina Turner ha collaborato con un folto numero di artisti: da David Bowie a Eric Clapton, da Elton John a Rod Stewart, da Bryan Adams a Mark Knopfler.

Ricordiamo il doppio CD "All the best" (2004), che propone tre inediti e concentra i brani di oltre 40 anni di carriera. Nella registrazione trova posto anche il famoso duetto con Eros Ramazzotti, "Le cose della vita".

Tina Turner ha dimostrato come i sogni possano diventare realtà, se percorsi con passione e costanza. Lo testimoniano i tanti ammiratori che la ascoltano di continuo: un pubblico che possiamo definire trasversale, composto non solo da appassionati di rock, soul e R&B.

Il fotografo, Herb Ritts

Herbert Ritts Jr. nasce il 13 agosto 1952 a Los Angeles, in California. La sua famiglia è agiata e possono permettersi una villa vicino a quella di Steve McQueen. Ha iniziato la sua carriera fotografica alla fine degli anni '70 e si è guadagnato la reputazione di maestro dell'arte e della fotografia commerciale. Oltre a produrre ritratti e moda editoriale per Vogue, Vanity Fair, Interview e Rolling Stone, Ritts ha anche creato campagne pubblicitarie di successo per Calvin Klein, Chanel, Donna Karan, Gap, Gianfranco Ferré, Gianni Versace, Giorgio Armani, Levi's, Pirelli, Polo Ralph Lauren e Valentino, tra gli altri. A partire dal 1988 ha diretto numerosi video musicali e spot pubblicitari pluripremiati. La sua fotografia d'arte è stata oggetto di mostre in tutto il mondo, con opere che risiedono in molte importanti collezioni pubbliche e private.

Nella sua vita e nel suo lavoro, Herb Ritts è stato attratto da linee pulite e forme forti. Questa semplicità grafica ha permesso alle sue immagini di essere lette e sentite istantaneamente. Con i suoi lavori è riuscito nel tempo a cogliere e a rendere delle vere icone per i fan diverse star. Ritts prediligeva il B&W e la luce naturale, con la quale esaltava le curve del corpo. Il suo stile s’ispirava soprattutto alla bellezza classica, tinta però di glamour. Grazie a lui l'estetica maschile perde i canoni virili degli anni precedenti, assumendo toni erotici e ambigui.

Gli scatti celebri di Herb Ritts

Il primo scatto famoso è datato anni Settanta, quando Herb incontra un giovane sconosciuto: Richard Gere. Un pomeriggio fecero insieme una gita nel deserto, nei pressi di San Bernardino, e mentre erano fermi a una stazione di servizio Ritts, lo ritrasse, canottiera bianca e sigaretta in bocca.

Per Madonna firma la copertina del suo disco "True Blue" (1986); e proprio in quell’immagine mette in mostra il suo stile sempre alla ricerca di una naturalezza che vive tra equilibrio ed eleganza. Ritts è stato fotografo di scena in due film di successo degli anni Ottanta: "Flashdance" (1983) e "Cercasi Susan disperatamente" (1985). Per due volte la Pirelli gli commissiona il suo prestigiosissimo calendario: nel 1993 e nel 1998.

Herb Ritts, un decesso prematuro

Herb Ritts si spegne nella sua Los Angeles quando è al culmine della carriera, a soli 50 anni, il 26 dicembre 2012. Le cause della morte sono legate a complicazioni derivate da una polmonite, conseguenza dell'AIDS all'inizio del 1989. Si spegne così uno dei grandi fotografi del ‘900: una leggenda nella fotografia come lo sono quelle star che lui ha contribuito a creare, con equilibrio ed eleganza.

Guido Harari, la passione e oltre

Molte volte, in fotografia, sentiamo parlare di passione, ma spesso questa scalda, motiva, induce, esalta; non andando oltre. Per molti resta uno spazio invalicabile tra l’esistere e il percepire, come se il sentimento rappresentasse unicamente uno strumento da utilizzare alla bisogna. Per Guido non è così: lui della passione si nutre, vive, opera. Non a caso, le sue idee vanno oltre, anche al di là dello spazio temporale della sua vita. Ci dice che vorrebbe essere nato prima, per trovarsi “in fase” con gli anni ’60. No, non si tratta di un rimpianto, bensì di un riflesso verso uno sguardo allargato: sempre propenso all’oltre, alla scintilla che illumina l’anima.

Per finire, ecco il ritratto: che lui ama sin dal contatto, dall’incontro. Spesso lo chiude con l’inquadratura, perché gli piace esserci, per sentirsi percepito. E allora la forza è tutta lì: tra piccolo e grande, tra dentro e fuori, tra interiore ed esteriore. Lui, Guido, cerca sempre; nutrendosi di passione. Sta a noi cercarlo, magari in un ritratto chiuso: per giunta in B/N. C’è un moto perpetuo nel suo creare, un movimento continuo. Saltiamoci sopra: è meglio.

Guido Harari, note biografiche

Guido Harari nasce al Cairo (Egitto) nel 1952. Nei primi anni Settanta avvia la duplice professione di fotografo e di critico musicale, contribuendo a porre le basi di un lavoro specialistico, sino ad allora senza precedenti in Italia. Dagli anni Novanta il suo raggio d'azione contempla anche l'immagine pubblicitaria, il ritratto istituzionale, il reportage a sfondo sociale. Dal 1994 sono membro dell'Agenzia Contrasto. Ha firmato copertine di dischi per Claudio Baglioni, Angelo Branduardi, Kate Bush, Vinicio Capossela, Paolo Conte, David Crosby, Pino Daniele, Bob Dylan, Ivano Fossati, BB King, Ute Lemper, Ligabue, Gianna Nannini, Michael Nyman, Luciano Pavarotti, PFM, Lou Reed, Vasco Rossi, Simple Minds e Frank Zappa, fotografato in chiave semiseria per una storica copertina de «L’Uomo Vogue». È stato per vent’anni uno dei fotografi personali di Fabrizio De André. Ha al suo attivo numerose mostre e libri illustrati tra cui Fabrizio De André. E poi, il futuro (Mondadori, 2001), Strange Angels (2003), The Beat Goes On (con Fernanda Pivano, Mondadori, 2004), Vasco! (Edel, 2006), Wall Of Sound (2007), Fabrizio De André. Una goccia di splendore (Rizzoli, 2007).
Di lui ha detto Lou Reed: «Sono sempre felice di farmi fotografare da Guido. So che le sue saranno immagini musicali, piene di poesia e di sentimento. Le cose che Guido cattura nei suoi ritratti vengono generalmente ignorate dagli altri fotografi. Considero Guido un amico, non un semplice fotografo».

Le fotografie

Tina Turner, Los Angeles 1993. H. Herb Ritts.
Tina Turner, Milano 1983. Ph. Guido Harari

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