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CHI SONO IO?

AUTORITRATTI, IDENTITÀ, REPUTAZIONE. Questo è il viaggio fotografico che ci propone Concita De Gregorio. Sì, perché lei prende in esame l’autoritratto: quello scatto di tempo dove si decide il “quando”, ma nel quale l’obiettivo viene rivolto verso se stessi. Si tratta di un’indagine tutta al femminile, perché è la donna fotografa a ritrarsi spesso, anzi: quasi sempre. Ne sono degli esempi: Francesca Woodman, Cindy Sherman, Wanda Wulz, Dora Maar; ma anche Claude Cahun, Ilse Bing, Lisette Model, Imogen Cunningham.

Concita ha letto a lungo gli autoritratti “femminili”, ricercandoli indietro nella storia. Non solo, ha anche intervistato cinque autrici contemporanee, dialogando con loro sui temi più disparati: la famiglia, la madre, l’infanzia, la solitudine, la paura, il corpo, il sesso, i figli. E poi, ecco comparire il tempo: quello che c’è, per poi scomparire subito dopo. Ne scaturisce l’ansia della presenza – assenza, l’ossessione della scomparsa, il significato della vita. L’autoritratto assume così un significato terapeutico: una medicina contro il male di vivere, per incontrare e incontrarsi, al fine di essere osservate (le donne) per come si è e non per come si dovrebbe essere.

Del libro ci è piaciuta la costruzione, il procedere narrativo. Le storie vengono fuori senza sforzo: tutte attingendo a temi universali, dove il tempo torna su se stesso, circolarmente. Già, perché la morale ci viene offerta nell’ultimo capitolo, proprio riferendosi ai cicli e ricicli del divenire. Oggi la reputazione è importante (i like) e misura il successo. Quest’ultimo non è più un fatto occasionale e, nella rete, arriva quasi a modellare l’identità. Cambieranno le cose, però; dovrà essere così. Perché forse non basterà più piacere (a chi, poi?), ma occorrerà ancora capire e capirsi. Sono significative le ultime tre righe prima delle biografie: “In ultimo, quello che conta è solo esistere nel cuore di un altro”. “Non somiglio a nessuno, eppure ti somiglio”. “Guardami, ecco come sono, tienimi”. “Ti tengo, ti amo, ti guardo”.



bio

Nata a Pisa da madre catalana e padre toscano di origine siciliana, quest'ultimo uno stimato magistrato della provincia, è poi cresciuta a Livorno. In questa città studia al Liceo classico Niccolini Guerrazzi; successivamente consegue la laurea in Scienze politiche all'Università di Pisa.

Durante gli anni universitari inizia la professione giornalistica nelle radio e televisioni locali della regione, entrando a Il Tirreno nel 1985, dove, per otto anni, lavora nelle redazioni di Piombino, Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1998 approda a la Repubblica, dove si occupa di cronaca e politica interna. Nel 2001 pubblica Non lavate questo sangue, diario dei fatti del G8 di Genova, e un racconto per la rivista letteraria di Adelphi. Nel 2006 pubblica per Arnoldo Mondadori Editore Una madre lo sa, tra i finalisti l'anno successivo del Premio Bancarella.

Nel luglio 2008 è al centro di una polemica: la rivista Prima Comunicazione anticipa stralci di un'intervista in cui rivela di avere accettato la proposta del neoeditore de l'Unità, Renato Soru, di diventare direttrice del quotidiano; nella stessa espone le linee guida della sua direzione. La notizia suscita clamore all'Unità: il comitato di redazione protesta contro la via dell'«annuncio del cambio di direttore attraverso intervista». Il successivo 22 agosto viene ufficializzata la nomina a direttore della testata fondata da Antonio Gramsci, prima donna a ricoprire tale ruolo.[3] Rimane in carica fino al 7 luglio 2011, quando fa ritorno a la Repubblica.

La fine dell'eperienza all'Unità si porta dietro uno strascico giudiziario quando, anni dopo, a causa del fallimento della società editrice, come direttore responsabile del quotidiano è stata ritenuta l'unico soggetto chiamato a rispondere in solido circa numerose cause per diffamazione mosse in sede civile contro la testata (pur non essendo stata l'autrice degli scritti), subendo per questo il pignoramento di conti bancari e altri beni nell'ambito di varie azioni giudiziarie; la vicenda non manca di suscitare un'ampia eco sui media e nel mondo giornalistico italiano.

Il 25 aprile 2010 è insignita del Premio "Renato Benedetto Fabrizi" dall'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. L'anno successivo pubblica il saggio Così è la vita. Dal 2013 al 2016 conduce su Rai 3 il programma di letteratura e cultura Pane quotidiano. Nel settembre 2018, affiancata da Daniela Amenta, conduce il programma Cactus, basta poca acqua su Radio Capital.

Edizioni: Contrasto 2017

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