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[MILTON GENDEL, FOTOGRAFIA E ARTE]

Ci sono personaggi che hanno percorso il secolo scorso da primattori, pur non conquistando notorietà assoluta, come in realtà avrebbero meritato. Uno di questi è Milton Gendel, che ha dedicato i cento anni (quasi) della sua vita all’arte e alla fotografia. Roma è stato l’epicentro del suo operare, dove ha incontrato il meglio del dopoguerra, documentando le trasformazioni sociali e culturali. Ci viene in aiuto il saggio di Barbara Drudi (Uno scatto lungo un secolo, gli anni tra New York e Roma), dove si legge che Gendel è entrato in contatto con la “società” che conta: la grande collezionista d'arte contemporanea Peggy Guggenheim, la principessa Margaret d'Inghilterra e la regina Elisabetta II. Rimane l’archivio di 70.000 fotografie, forse eccessivamente retoriche, dal quale però attingere informazioni e conoscenza e che è importante salvaguardare.

Milton Gendel, 16 dicembre 1918

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[VIENE INVENTATA LA PALLACANESTRO]

La pallacanestro, o il basket che dir si voglia, compie oggi 130 anni. Ha visto la luce il 15 dicembre del 1891. A inventarlo è stato l’insegnante di educazione fisica (e medico) canadese James Naismith. Siamo a Springfield (Massachusetts), dove Naismith insegnava. A lui venne chiesto di trovare un’attività che potesse impegnare gli studenti durante l’inverno, visto che le temperature rigide imponevano le lezioni di ginnastica al coperto. In più si voleva un gioco facile da imparare, con poche occasioni di contatto.

pallacanestro, basket, James Naismith, 15 dicembre 1891, Pepi Merisio

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[JANE BIRKIN, OCCHI GRANDI, BELLEZZA IMBRONCIATA]

Inglese di nascita, ma francesina d’adozione (e d’aspetto), Jane Birkin incarnava la bellezza del tempo: fisico magrissimo, seno inesistente, viso imbronciato, occhi grandi. Era comunque seducente a modo suo, come tante altre ragazze del periodo: Veruschka in testa, la modella con la quale ha recitato in “Blow up”, mettendo in mostra le proprie nudità. Il periodo delle maggiorate era finito: quello della Monroe, negli USA; o di Silvana Mangano, qui da noi. La femminilità assumeva altri toni, ispirata dalla Swinging London di Twiggy. I cambiamenti sarebbero arrivati da più parti: musica, cinema, fotografia. Godiamocela, la bella Jane: lontana dagli stereotipi di oggi, fa pur sempre la sua bella figura.

Jeanloup Sieff, Jane Birkin, 14 dicembre 1946, Guy Bourdin

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[ALL’ULTIMA CURVA]

Tutto si è risolto lì, all’ultima curva. Un ragazzotto di ventiquattro anni ha avuto la meglio sul 7 volte campione del mondo Lewis Hamilton. Le gomme “rosse” hanno fatto la differenza, ma il coraggio messo sull’asfalto è stato identico da parte di entrambi i contendenti. Se ne parlerà a lungo, di quegli ultimi chilometri; e già sono nella leggenda, quella che ricorderemo per chi non ha visto e forse non c’era neanche. Già, perché se le auto da corsa, classe Formula 1, ormai sono dei laboratori di tecnologia, se il loro motore si chiama power unit, se i box sembrano un ospedale ostetrico, i piloti sono gli stessi di un tempo: hanno muscoli d’acciaio e la maschera tagliente, come cantava Lucio Dalla. Parlano per radio a trecento all’ora e spingono il limite più in là, fino a lambirsi: in quella curva dove entrambi non vogliono cedere. Oggi ha vinto Max Verstappen e incide il suo nome dove nessuno potrà dimenticarlo: all’ultima curva, durante l’ultima corsa, quando il respiro si confondeva con il battito, prima della bandiera a scacchi.

Ercole Colombo, Lewis Hamilton, Max Verstappen, 12 dicembre 2021

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