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[LA MAESTRA DELL’EASY LISTENING]

Ci piace immaginarla davanti al suo pubblico, come al solito di tutte le età. Dionne Warwick esercita ancora una volta il suo fascino seduttivo. Con l'abito lungo da sera è già uno spettacolo. La voce è dolce e suadente, ed è per questo che la gente si lascia cullare, abbandonandosi con la nuca sullo schienale delle poltrone. Dionne Warwick è una maestra dell’easy listening “da camera”, elegante e colto quanto basta: senza presunzione. Forse la sua forza sta proprio lì: nella coerenza e anche nel coraggio. Non è facile farsi ascoltare per ciò che si è e per come gli altri vorrebbero. Dionne l’ha fatto.

Dionne Warwick, 12 dicembre 1940, Bert Stern, David Redfern

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[L’IDOLO DI NONNE, MAMME E FIGLIE]

Gianni Morandi nasce l'11 dicembre 1944 a Monghidoro, sull’Appennino bolognese. In paese è diventato subito una celebrità, amato da nonne, madri e figlie, come sarà durante il resto della sua vita. Nel 1961, fonda un gruppo musicale e nel 1962 vince il Festival di Bellaria. Dopo un provino alla RCA arrivano i primi 45 giri: brani melodici che hanno contraddistinto un’epoca. Ascoltando "Andavo a cento all'ora", ci sentiamo proiettati in un periodo storico facilmente riconoscibile, anche perché caratterizzato da uno stile di vita preciso, che Gianni vestiva con coerenza.

11 dicembre 1944, Gianni Morandi, Luigi Ghirri

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[IL PRIMO SEMAFORO]

10 dicembre 1868. A Londra compare il primo semaforo della storia: un palo con due lampade a gas di colore rosso e verde, azionato manualmente. L’invenzione porta la firma dell’ingegnere inglese John Peake Knight ed è considerata la prima forma rudimentale del famoso dispositivo luminoso che tutt’oggi regola il traffico urbano. Prima di vedere in azione il primo semaforo elettrico, bisognerà attendere il 5 agosto del 1914.

Ernst Haas, Pete Turner, semaforo, 10 dicembre 1868

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[MALKOVICH E LA FOTOGRAFIA]

Per parlare di Malkovich (nato il 9 dicembre) ci troviamo di fronte a un progetto fotografico straordinario e tripartito. Sì perché c’è un autore (Il fotografo Sandro Miller), un soggetto (Malcovich, appunto) e tanti fotografi da emulare: non nello stile, ma nell’opera compiuta. Di mezzo c’è anche la capacità dell’attore di trasformarsi, quasi ad assomigliare del tutto agli individui ritratti dai grandi nelle loro immagini maggiormente iconiche. All’inizio, originale e copia (o falso?) l’uno di fianco all’altra paiono voler scatenare l’ilarità. In realtà c’è di più: il talento, l’idea, la capacità di riprodurre esaltando l’originale, quasi a volerlo mostrare nuovamente sotto una luce amplificata, migliore. Le fotografie? Tutte da vedere senza lasciarsi trascinare dai sorrisi.

John Malkovich, 9 dicembre 1953, Sandro Miller

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