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LA FESTA DELLA LIBERAZIONE

Oggi è la festa della liberazione, ma il nostro pensiero deve andare anche ai tanti civili che la guerra l’hanno subita, al di là delle ideologie.
Come dicemmolo scorso anno, la storia si scrive quasi da sola, tra vinti e vincitori, battaglie ed episodi, coraggio e retorica. Alla resa dei conti, però, ogni conflitto genera solo superstiti, se non addirittura reduci: a loro il compito di generare un “come prima” almeno migliore.

Dedichiamo alla festa un racconto, ancora di guerra. Lo facciamo per ricordare coloro che non hanno potuto dire a se stessi: «La guerra è finita».

UN PAESAGGIO CONTAGIOSO

I due ragazzi erano vicini, seduti su un grosso sasso. In silenzio guardavano il panorama di fronte a loro. La luce era tersa, primaverile. A valle, il traffico scorreva producendo un brusio lontano. Era un bel momento.
Luciano e Frank, durante una pausa della loro passeggiata, si soffermarono a guardarli.

«Di certo non sono due reduci», disse Luciano. «Troppo giovani».
«Sembrano amici, ma li lega una storia lontana, più grande di loro. Posso raccontarla?», chiese Frank.
«Certo, fai pure».

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HENRI MANUEL, FOTOGRAFO FRANCESE

Henri Manuel, fotografo ritrattista francese, è nato il 24 aprile 1874 a Parigi. Lui ha fatto in tempo a vivere La Belle Époque, iniziata in Francia con L'Esposizione Universale di Parigi del 1900, evento che testimoniò lo sviluppo economico e industriale dell'Europa ottocentesca. Era cresciuta la produzione e la partecipazione alla vita politica. Lo sport univa i popoli, ma li preparava anche alla guerra.

Citiamo qualche data: 1895, i fratelli Auguste e Louis Lumière inventano lo spettacolo cinematografico; 1901, Guglielmo Marconi inventa la radio, i cui segnali vengono trasmessi dall’Europa agli Stati Uniti; 1903, i fratelli Wright decollano col loro aeroplano; 1903, nasce la prima tipologia di fotografia a colori (poi commercializzata dal 1907); nel 1913 nasce l catena di montaggio di Henry Ford.
Dopo sarebbe arrivata la guerra a cancellare un po’ tutto, ma la fotografia si era diffusa maggiormente in tutta la Francia. Oltre al ritratto, prendevano vita altri generi: la moda e l’immagine pubblicitaria. Henri Manuel fu in grado di differenziare la propria attività nei nuovi ambiti, e questo è il merito che gli riconosciamo.

Nel 1900, Henri Manuel aprì uno studio d'arte a Parigi con suo fratello Gaston (1881-1967), specializzandosi in ritrattistica. In brevissimo tempo fotografa personaggi del mondo della politica, dell'arte, dello spettacolo e dello sport. I suoi ritratti furono gradualmente utilizzati dalla stampa quotidiana e, nel 1910, creò un servizio stampa incaricato di commercializzarli: l'Henri Manuel Universal Reporting Agency. Nel 1923, con Jacques-André Boiffard e Man Ray, illustra la prima edizione di Nadja di André Breton, pubblicata nella collezione bianca di Gallimard.

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NASCE RUGGERO LEONCAVALLO

Musicista italiano, Ruggero Leoncavallo nasce a Napoli il 23 aprile 1857. Compose musica teatrale, di solito su libretti proprî. Si rivelò con l'opera I pagliacci (Milano, 1892), che con Cavalleria rusticana (1890) di Pietro Mascagni, rappresentava una reazione contro Richard Wagner e tutta l'opera romantica italiana. Le due opere di solito nelle stagioni teatrale vengono rappresentate assieme.

Com’è già stato detto, chi scrive, ricorda, tra orgoglio e nostalgia, il padre che metteva sul piatto un vecchio 78 giri: Mattinata di Ruggiero Leoncavallo, cantata da Enrico Caruso, con l’accompagnamento al pianoforte dello stesso compositore. Gli occhi da ragazzo sapevano comprendere la soddisfazione paterna, perché il tenore napoletano era anche per lui un mito già consolidato. La sua voce tenorile, timbrata e penetrante, poteva essere immaginata, per il fatto di essere popolare, sorta tra vicoli e chiese prima di essere formata dallo studio.

Il tempo passa e quel disco è ancora nella biblioteca di casa. Intanto, sempre chi scrive ha frequentato teatri e arene alla ricerca della lirica, la passione di nonni e padri. Quella musica l’ha poi riconosciuta in molti film. Ne “Gli Intoccabili” (The Untouchables del 1987, diretto da Brian De Palma) Robert De Niro, Al Capone nella pellicola, dopo aver dato mandato ai propri scagnozzi di far fuori Sean Connery (Jimmy Malone), proprio mentre si sta consumando l'agguato mortale, se ne sta sul palco reale di un teatro a commuoversi sulle note di Vesti la giubba, più nota come “Ridi, pagliaccio”, celeberrima aria dell'omonima opera di Ruggero Leoncavallo.

Per le scelte fotografiche, non potevamo dimenticare Sean Connery; questo per averlo citato quale protagonista del film “Gli Intoccabili”. Il suo ritratto è firmato da Annie Leibovitz. Abbiamo poi attinto una fotografia di Leoncavallo dal sito dei Beni Culturali della Lombardia Porta la firma di Adolfo Ermini, fotografo attivo a Milano in Corso Venezia 11.

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NASCE LA ISO ISETTA

22 aprile 1953. Al Salone dell'automobile di Torino, viene presentata ufficialmente la ISO ISETTA, la prima automobile a basso consumo prodotta in serie. Si trattava di una micro-vettura che venne prodotta dalla casa automobilistica italiana ISO di Bresso tra il 1953 e il 1956 e su licenza dalla tedesca BMW tra il 1955 e il 1962. E’ stata l'automobile con motore monocilindrico più venduta di tutti i tempi con 161.728 unità vendute.

Una curiosità. Sempre il 22 aprile, ma nel 1967, a Torino la Fiat presentava la 125. Ne abbiamo parlato nel 2020. L’auto era solida, consistente, forse americaneggiante; insomma: piaceva, soprattutto quando il cambio è diventato a cinque marce.
Il suo ricordo ci porta al Cinema, al film “Amici Miei”, uno dei capolavori della commedia all’italiana, diretto da Mario Monicelli. La pellicola viveva delle “zingarate” organizzate dai cinque amici. Per i viaggi veniva usata sempre la macchina del Melandri (Gastone Moschin), una 125 appunto. Su di essa veniva cantata spesso “Bella figlia dell’amore”, la celebre romanza a quattro voci del Rigoletto di Verdi (III° atto).
Ricordiamo gli altri attori: Ugo Tognazzi, Philippe Noiret, Duilio Del Prete, Adolfo Celi; un cast niente male.

A vederla, la piccola ISO ISETTA sembrava un piccolo uovo, con le ruote posteriori più vicine tra loro rispetto a quelle anteriori. Per entrarvi occorreva aprire il grosso portellone anteriore, praticamente il frontale della vettura, che era solidale col piantone dello sterzo: questo per agevolare la seduta. I posti a sedere, solo due, erano costituiti da una panchetta trasversale, dietro la quale trovavano posto il motore e un vano bagagli. La versione tedesca era dotata di un efficace impianto di riscaldamento e dei vetri laterali scorrevoli.

Non potevamo rinunciare alla fotografia d’autore. Avendo trovato Cary Grant vicino alla ISO ISETTA (di autore sconosciuto), abbiamo pensato di utilizzare anche un ritratto dell’attore a firma Irving Penn.

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