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[MARTHA SWOPE, REGINA DEL PALCO]

Ci sono autori che, pur non godendo di una fama immensa, durante la loro carriera sono riusciti a produrre un archivio corposo e ricco di spunti per ulteriori ricerche. E’ il caso di Martha Swope, molto conosciuta tra gli addetti ai lavori, senza essere entrata però nel novero dei grandissimi. Lei si è occupata principalmente di teatro e in particolare di danza. Tutti gli interpreti del suo tempo hanno posato davanti al suo obiettivo: danzatrici, ballerini, registi, coreografi; spesso ritratti durante le prove. Martha proveniva dalla danza, il che rende le sue immagini incredibilmente personali, per via della sensibilità e del gusto. Averla citata oggi rappresenta un giusto tributo alla fotografia tutta.

Oggi ricorre il compleanno della fotografa di danza Martha Swope, nata a Tyler (Texas) il 22 febbraio 1928. Lei ha immortalato oltre 800 spettacoli di Broadway e non solo, prima della sua scomparsa nel 2017. Il suo lavoro ha documentato in modo consistente la storia del teatro e della danza appartenente al suo tempo, occupando con insistenza la memoria popolare. Un simile impegno le è valso un Tony Award for Excellence in Theatre nel 2004.

Per chi non è un patito di teatro, è facile riconoscere il suo poster di John Travolta in Saturday Night Fever, perché sì: è suo.

Per molti appassionati, tuttavia, è la fotografia di danza a rendere Swope un tesoro nazionale, ed è nel mondo della danza che lei ha iniziato. Swope interruppe la sua formazione come ballerina alla School of American Ballet alla fine degli anni '50, per intraprendere la carriera di fotografa. Ha così conosciuto l'essenza del balletto prima dall'altro lato dell’obiettivo, combinando la sua conoscenza della coreografia con la sensibilità estetica nata dal suo amore per la danza. Il suo obiettivo ha documentato quarant'anni di American Ballet Theatre, Dance Theatre di Harlem, New York City Ballet, Martha Graham, Alvin Ailey, Paul Taylor e numerose altre compagnie minori.

La storia degli inizi di Swope come fotografa professionista inizia con il compagno di classe di danza Jerome Robbins che le chiede di fotografare le prove di West Side Story nel 1957, lavoro poi finito sulla rivista Life. Lincoln Kirstein l'ha poi invitata a documentare le prove per Agon del coreografo Balanchine. Nel 1958 si recò in Europa, dove fotografò in concerto il Bolshoi Ballet e il pianista Van Cliburn. Il tutto è finito sulla prima pagina del New York Times. Ha incontrato Jose Quintero al Festival di Spoleto in Italia e subito dopo ha iniziato a fotografare le prove per il nuovo teatro Circle in the Square Downtown, a New York; tra cui Our Town (1959) e Camino Real (1960). Alla fine è diventata la fotografa ufficiale per altri gruppi teatrali tra cui il Roundabout, il New York Shakespeare Festival/Public Theatre e il WPA Theatre, solo per citarne alcuni.

Circa la vita privata di Martha, c’è poco da dire. Viveva sulla 72esima strada a New York City. Usava il suo bagno come camera oscura e il suo armadio era la stanza dove venivano sviluppate le pellicole. Oltre al balletto e alla fotografia, Swope provava un'immensa passione per gli animali e i viaggi.

Ha anche visitato una miriade di luoghi, come l'Africa, la Svizzera e l'Italia. Sebbene Swope avesse uno spirito vivace, era anche molto riservata riguardo alla propria vita personale. A suo dire, evitava di andare a teatro per via della ressa.

Le immagini fotografate da Swope per un periodo di quasi quarant'anni costituiscono un panorama virtuale dei grandi personaggi da palcoscenico del suo tempo, come: compositori (Stephen Sondheim), registi (James Lapine), coreografi (George Balanchine), ballerini (Baryshnikov e Gelsey Kirkland) e produttori (Hal Prince).

Martha Swope ci ha lasciat0 il 12 gennaio 2017.

[Le fotografie]

Heather Watts e Mikhail Baryshnikov, nella produzione del New York City Ballet di "Apollo", con la coreografia di George Balanchine (1979).

Un ritratto in studio di Gloria Govrin dalla produzione del New York City Ballet di "Lo schiaccianoci", con la coreografia di George Balanchine (1965).

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