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LO SGURDO DI MIMMO JODICE

«Gli occhi di Mimmo sono tra i più limpidi della fotografia italiana. Il suo sguardo su Napoli, sul Mediterraneo, sulla memoria archeologica e architettonica che ci circonda e ci definisce è colto e penetrante. Merita il successo internazionale che si è conquistato a forza di lavoro e caparbietà». Queste parole sono quelle che Ferdinando Scianna dedica al fotografo napoletano Mimmo Jodice, quelle che accompagnano il suo ritratto. Le abbiamo colte in “Visti e Scritti” (Edizioni Contrasto)./p

Mimmo Jodice nasce nel rione Sanità, un ambito popolare dal quale, evidentemente, ha imparato molto. Lì ha trascorso infanzia e gioventù, respirandone i valori, quali l’umiltà e la caparbietà. Non è mai stato un personaggio, e la sua spontaneità gli ha aperto le porte per una lettura schietta dell’Italia. Sfogliano il suo libro “Perdersi a Guardare”, notiamo bianchi limpidissimi e neri profondi; il tutto in un rigore compositivo visto e non solo pensato. C’è poi il silenzio, nelle sue fotografie: quello dell’arte e del tempo, entrambi condensati nella genesi di un sogno. Già perché nelle immagini che sfogliamo non esiste solo il rispetto per il rilievo storico, archeologico e architettonico; ma emerge un pertugio per la fantasia: quella onesta, che non permette di fuggire altrove.

Forse ha ragione Scianna: lo sguardo di Jodice è limpido, perché elimina le foschie dei luoghi comuni, del già visto, della presunzione di un riconoscimento. Le opere d’arte, i luoghi, le sculture emergono con forza, perché libere di esprimersi col pensiero che li hanno accompagnati. Le fotografie di Jodice scovano il tempo, non lo segnano; il che genera un vortice dove l’idea di chi vede può muoversi con agilità. E’ probabile che tutto questo si chiami sogno fatto d’arte, non una cosa da poco.

Mimmo jodice, note biografiche

Mimmo Jodice nasce a Napoli, nel rione popolare Sanità, il 24 marzo 1934 (il sito ufficiale dice 29 marzo). E’ il secondo di quattro figli: rimasto orfano di padre, appena conclusa la scuola elementare inizia a lavorare. Proseguirà gli studi come privatista. Si appassiona all’arte, al teatro, alla musica classica e al jazz e si dedica, da autodidatta, al disegno e alla pittura; alla fine degli anni Cinquanta inizia a fotografare.

Nel 1962 sposa Angela Salomone, compagna inseparabile, preziosa collaboratrice e madre dei suoi tre figli, Barbara, nata nel 1963, Francesco, nato nel 1967, e Sebastiano, nato nel 1971. Nel 1964 possiede un ingranditore. Frequenta in quegli anni l’ambiente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, presso la quale si rivivono le esperienze delle avanguardie storiche. Inizia una serie di sperimentazioni sulle materie, sulle forme astratte, sugli aspetti linguistico-tecnici della fotografia, intesa non come mezzo descrittivo ma come strumento espressivo. Nudo e ritratto sono fra i soggetti preferiti, ma anche gli oggetti di uso quotidiano, reinterpretati alla luce di composizioni astratte, talvolta di segno cubista. Nel 1967 decide di dedicarsi completamente alla fotografia, come ricerca e come professione. In questo stesso anno espone per la prima volta il suo lavoro a Napoli alla Libreria La Mandragola, e pubblica la sua prima fotografia sulla rivista “Popular Photography”, nell’edizione italiana. Nello stesso anno a casa di Domenico Rea conosce Allen Ginsberg e Fernanda Pivano. Il clima di rinnovamento culturale, politico, civile che caratterizza quegli anni aiuta Jodice ad approfondire la fotografia come forma d’arte e a moltiplicare le sue sperimentazioni sulle tecniche e sui materiali.

Con il volume Vedute di Napoli, con un saggio di Giuseppe Bonini, edito nel 1980, si chiude il “periodo sociale” del suo lavoro e prende avvio una nuova indagine sulla realtà, con la scomparsa delle figure umane dalle sue immagini e la ricerca di uno spazio urbano vuoto e inquietante, carico di memoria e di presenze metafisiche. Con i primi anni Ottanta dalla collaborazione fra Jodice e Cesare De Seta nasce un ambizioso progetto culturale, promosso dall’Azienda Autonoma di Soggiorno di Napoli, volto ad indagare, attraverso l’apporto di diversi fotografi italiani e stranieri, da Mario Cresci a Luigi Ghirri, da Lee Friedlander a Claude Nori, Guido Guidi, Gabriele Basilico, da Paul den Hollander a Arnaud Claass a Manfred Willmann, Joan Fontcuberta, Vincenzo Castella, i molteplici aspetti della realtà partenopea contemporanea: il primo volume e la prima mostra del ciclo, del 1981, hanno per titolo Napoli 1981. Sette fotografi per una nuova immagine.

Nel 1981 partecipa alla mostra Expression of Human Condition, curata da Van Deren Coke, al San Francisco Museum of Art con Diana Arbus, Larry Clark, William Klein, Lisette Model. Nel 1985 inizia una lunga ed approfondita ricerca sul mito del Mediterraneo. Il risultato è un libro Mediterraneo, pubblicato da Aperture, New York, e una mostra al Philadelphia Museum of Art, a Philadelphia.

Sue mostre personali sono state presentate nei seguenti Musei: New York, Memorial Federal Hall,1985; Pechino, Archivi Imperiali, 1994; Philadelphia Museum of Art, 1995; Kunstmuseum Dusseldorf, 1996; Maison Européenne de la Photographie, 1998, Paris; Palazzo Ducale di Mantova, 1998; Museo di Capodimonte, Napoli 1998; The Cleveland Museum of Art, Cleveland 1999; Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma 2000; Castello di Rivoli, Torino 2000; Galleria d’Arte Moderna, Torino 2000; MassArt, Boston 2001; Wakayama, Museum of Modern Art, Japan 2004, The Museum of Photography, Moscow 2004; MASP – Museu de Arte de Sao Paulo 2004; MART – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto 2004; Istituto Italiano di Cultura, Tokyo 2006, Galleria d’Arte Moderna, Bologna 2006; Galleria d’Arte Moderna, Bologna 2006; Spazio Forma, Milano 2007, Museo di Capodimonte, Napoli 2008, Palazzo delle Esposizioni, Roma 2010, M E P Maison Européenne de la Photographie, Parigi 2010.

Nel 2003 l’Accademia dei Lincei gli ha conferito il prestigioso premio ‘Antonio Feltrinelli’ per la prima volta dato alla Fotografia. Sempre nel 2003 il suo nome è stato inserito nell’Enciclopedia Treccani. Nel 2006 l’Università degli Studi Federico II di Napoli gli conferisce la Laurea Honoris Causa in Architettura.

Perdersi a guardare, sinossi del libro

In tanti anni di lavoro fotografico, Mimmo Jodice non ha mai smesso di guardare l'Italia, di scoprire e meravigliarsi delle sue bellezze e armonie inattese, degli improvvisi squilibri e delle possibili magie della visione. Come tante tappe di un unico, fantastico percorso, le immagini raccolte in questo volume ci portano da una Napoli nascosta a una Roma bella e misteriosa; e poi a Milano, nei cambiamenti di un paesaggio in trasformazione, tra le piazze e i vicoli dei paesi, di fronte a monumenti quasi sconosciuti e riscoperti ora con la macchina fotografica e lo sguardo sempre straniato e nuovo di Jodice. Un viaggio tra visione e realtà, tra un passato ancora così vivo e un presente problematico, che ci permette di conoscere (e riconoscere) la bellezza composita e varia del nostro paese e la grandezza interpretativa di Mimmo Jodice, uno dei più sensibili e originali autori della fotografia italiana.

Ferdinando Scianna, note biografiche

Ferdinando Scianna nasce a Bagheria in Sicilia, nel 1943. Comincia a fotografare negli anni '60, mentre frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia all' Università di Palermo. In questo periodo fotografa, in modo sistematico, la sua terra, la sua gente, le sue feste. Nel 1965 esce il volume Feste Religiose in Sicilia, con un saggio di Leonardo Sciascia: ha così inizio una lunga collaborazione e amicizia tra Scianna e lo scrittore siciliano. Pochi anni più tardi, nel 1967, si trasferisce a Milano, lavora per L'Europeo, e poi come corrispondente da Parigi, citta in cui vivrà per dieci anni. Nel 1977 pubblica in Francia Les Siciliens (Denoel), con testi di Domenique Fernandez e Leonardo Sciascia, e in Italia La villa dei mostri, sempre con un'introduzione di Sciascia. A Parigi scrive per Le Monde Diplomatique e La Quinzaine Litteraire e soprattutto conosce Henri Cartier-Bresson, Ie cui opere lo avevano influenzato fin dalla gioventù. Il grande fotografo lo introdurrà nel 1982, come primo italiano, nella prestigiosa agenzia Magnum. Dal 1987 alterna al reportage la fotografia di moda riscuotendo un successo internazionale. È autore di numerosi libri fotografici e svolge da anni un'attività critica e giornalistica; ha pubblicato moltissimi articoli su temi relativi alla fotografia e alla comunicazione per immagini in generale. Gli ultimi libri pubblicati con Contrasto sono Ti mangio con gli occhi (2013), Visti&Scritti (2014), Obiettivo ambiguo (2015) e In gioco (2016).

Le fotografie

Mimmo Jodice fotografato da Ferdinando Scianna, Vigevano 1996
Copertina del libro “Perdersi a Guardare”, Edizioni Contrasto.

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