GLI AMERICANI

di Robert Frank

Robert Frank nacque e crebbe in Svizzera. Nel 1947 decise di trasferirsi a New York, spinto dal bisogno di confrontarsi con una nuova dimensione. Iniziò per lui un periodo di formazione, ma anche di continui spostamenti tra Stati Uniti, Europa e Sudamerica.

Il viaggio determinante per la sua maturità poetica fu quello che lo portò a girare gli Stati Uniti tra il 1956 e il 1957.

Le fotografie collezionate durante quegli confluirono nel celebre volume “The Americans” che ha consacrato l’autore come uno tra i più grandi al mondo. Frank si era avvicinato al mondo americano più di quanto si potesse immaginare, seguendo la poetica di Walker Evans.

È il 1955 e un giovane fotografo europeo, Robert Frank, ottiene una borsa di studio dalla Fondazione Guggenheim per realizzare un lavoro fotografico sull'America. Frank percorrerà tutto l'immenso paese, e tra il 1955 e il 1956 "toccherà" ben 48 stati diversi. Le strade, i volti delle persone incontrate, le piazze delle città, i bar e i negozi, i marciapiedi, i particolari più insignificanti passano e si fermano di fronte all'obiettivo intelligente e partecipe del fotografo. Il risultato sarà "Gli americani", un libro che consacra il suo autore come un maestro della storia della fotografia. Il volume rappresenta un vero "poema per immagini" dedicato alla strada americana e alla sua nuova e sconsolata epopea; un reportage che, come pochi altri, ha veramente segnato un'epoca diventando per generazioni di fotografi il riferimento principale da cui partire per fotografare, per viaggiare, per conoscere con lo sguardo.

L’edizione americana del libro “The Americans” è corredata dalla prefazione scritta da Jack Kerouac (1922-1969), poeta e scritto americano, esponente della Beat Generation. Riporto alcuni spezzoni del testo scritto da Kerouac, e alcune delle fotografie di Robert Frank presenti nel libro a cui si riferiscono queste parole. Robert Frank, svizzero, discreto, carino, con quella sua piccola macchina fotografica che tira su e fa scattare con una mano, ha estratto una poesia triste dal cuore dell’America e l’ha fissata sulla pellicola, così è entrato a far parte della compagnia dei grandi poeti tragici del mondo. “Chi non ama queste immagini, non ama la poesia. Se non ami la poesia, va a casa e guarda la tv con i cowboy col cappello da cowboy e i poveri cavalli gentili che li sopportano. Quella folle sensazione in America, quando il sole picchia forte sulle strade e ti arriva la musica di un jukebox o quella di un funerale che passa. È questo che ha catturato Robert Frank nelle formidabili foto scattate durante il lungo viaggio. Con l’agilità, il mistero, il genio, la tristezza e lo strano riserbo di un’ombra ha fotografato scene mai viste prima su pellicola. Dopo che hai visto quelle immagini finisci per non sapere se sia più triste un jukebox o una bara. Perché lui fotografa ininterrottamente bare e jukebox, e i misteri dell’intermediazione. La comicità, la tristezza, ogni cosa che è America in quelle immagini”. “Il cowboy lungo e magro che si rolla una cicca davanti a Madison Square Garden a New York, per il rodeo, triste, allampanato, incredibile.

La macchina ricoperta di un telo impermeabile, stravagante e costoso, di tarpolian, per impedire che la fuliggine di Malibu, dove non c’è fuliggine, cada sulla superficie cha ha appena lucidato mentre il padrone, un falegname a due dollari l’ora, sonnecchia in casa con moglie e tv, tutti inutilmente sotto le palme, nella sepolcrale notte californiana.

Ti avevo detto di aspettare in macchina, dice la gente in America. Così Robert, furtivamente si aggira e fotografa i ragazzini che aspettano in macchina, che siano tre ragazzini in una limousine motorama, irriverenti e baldanzosi, o poveri bambinetti che non riescono a tenere gli occhi aperti sulla statale 90, in Texas, alle 4 di mattina.


Robert Frank nasce a Zurigo nel 1924 da una famiglia tedesca di origine ebrea. Al termine della scuola secondaria, deciso a fare della fotografia la sua professione, lavora come apprendista per diversi fotografi. La loro influenza conferisce alla formazione di Frank una forte impronta formale: la ricerca è quella di una fotografia diretta, pura, tecnicamente impeccabile. Nel 1946 realizza il portfolio 40 Fotos. I soggetti di queste immagini, che spaziano dall’architettura all’industria, dal paesaggio naturale alle scene di strada, sono raffigurati in uno stile pulito, verso il quale il fotografo inizia a sviluppare tuttavia una certa insofferenza.Robert Frank. La spinta alla ricerca e al cambiamento, che percepisce anche in relazione al conformismo dell’ambiente culturale in cui vive, lo porta a Parigi e, l’anno successivo, in America. Robert Frank. Giunto con l’idea di approdare “nella terra degli uomini liberi” si rende presto conto del carattere essenzialmente materialistico della cultura americana degli anni Cinquanta. Robert Frank Questa deludente consapevolezza lo induce ad abbandonare la fotografia di moda. Tra il ’49 e il ’53, un periodo di viaggi tra l’Europa e il Sudamerica segna il distacco dalla New Photography: è in quest’epoca che Frank affina il suo sguardo personale, capace di guardare gli eventi politici come le banalità della vita di strada in modo libero, tanto da convenzioni sociali quanto da dogmatismi estetici. La sua condizione di outsider gli permette di guardare in modo critico gli aspetti più manifesti dell’America del boom economico dal glamour hollywoodiano al moltiplicarsi della pubblicità e dei beni di consumo ma di dar voce allo stesso tempo alle sue tensioni più invisibili: quelle delle sottoculture e delle comunità nere, della vita nelle periferie e degli emarginati. Lontano tanto dal documentarismo sociale quanto dal sentimentalismo che dominava certa fotografia dell’epoca, la visione intensa e anticonformista di Frank si pone in naturale contiguità con quella dei Beat. Le sue esperienze di quegli anni, sfociate nel libro The Americans, come le successive evoluzioni stilistiche, cui ha sottoposto il suo lavoro fotografico, dopo diverse incursioni nel campo del film, hanno fatto di Robert Frank uno tra i più significativi protagonisti della storia della fotografia. Un punto di riferimento per le generazioni successive.

Edizioni Contrasto

fonti: Riccardo Perini

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