FOTOGRAFIA DA LEGGERE …
Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da Leggere”. Oggi incontriamo “Sulle fotografie”, di David Campany (Edizioni Einaudi). Si tratta di un acquisto recente, sorprendente per la soddisfazione che ci ha regalato. Confessiamo che maneggiare un libro dell’editore torinese è sempre una soddisfazione: copertina rigida, sovra-copertina consistente e ben illustrata, dorso arancione; lasciato sul comodino, esercita un invito forte. C’è poi dell’altro. Rappresenta un testo da consultare, alla bisogna; e siamo convinti che fungerà da fonte per le nostre notizie quotidiane.
Leggiamo nell’introduzione. Si pensa spesso che le fotografie siano un modo di tenere ferme le cose, di placare un flusso di un mondo irrequieto. Ci permettono di guardare delle immagini fisse, per piacere o conoscenza, o per entrambi; ma in loro non c’è molto altro che possa essere definito «fermo». Fin dalla loro comparsa, le tecnologie della fotografia sono state in perenne movimento e costante sviluppo, e i compiti che abbiamo affidato al medium hanno continuato a cambiare ed espandersi a dismisura, Inoltre, le fotografie sono estremamente mobili, si spostano nel tempo, nelle culture e nei contesti. Perdono e acquistano significati; e, in realtà, non potrebbero essere così mobili se non fossero così fisse. La muta immobilità delle fotografie consente la loro promiscuità e proliferazione.
E così, paradossalmente, le fotografie hanno contribuito al flusso che promettono di placare. Confondono quanto affascinano, nascondono tanto quanto rivelano, distolgono la nostra attenzione tanto quanto l’attraggono. Sono delle comunicatrici imprevedibili. Non possono esprimere significati in modo limpido. Da sola, una fotografia non può dar conto dell’immagine che descrive, e neppure di se stessa. […] Una fotografia è una presenza insistente, me enigmatica. In ognuna c’è una specie di follia. […].
Continuiamo a leggere l’inizio del volume. “Sulle fotografie” è un libro che riguarda non tanto “cosa” pensiamo delle fotografie quanto “come” pensiamo a esse; e non tanto le intenzioni dei fotografi quanto cosa capita quando guardiamo.
L’impaginazione è bella e funzionale. In ogni doppia c’è una fotografia e del testo. Ci piace.