Skip to main content

STEFANO BRICARELLI, FOTOREPORTER

Più volte abbiamo sentito dire come la fotografia debba racchiudere sempre una sorta di progetto; ebbene, questo vale per tutti i generi, anche quelli distanti dal fotogiornalismo.
Weston diceva (sono sue parole): «Il compito del fotografo non sta solo nell'apprendere come si deve maneggiare l'apparecchio fotografico o sviluppare e stampare, ma nell'imparare a vedere fotograficamente, addestrarsi a guardare il soggetto, tenendo conto delle possibilità dell’attrezzatura e dei relativi procedimenti tecnici, in modo da poter istantaneamente tradurre gli elementi e i valori della scena, nell'immagine che si propone di realizzare». Praticamente i fotografi, secondo Weston, devono possedere la capacità di pre-visualizzare (visualizzare prima) la fotografia nella mente, per scattarla subito dopo.

Sfatiamo una convinzione: il fotografo non è un cacciatore di attimi, ma fa in modo di crearli o di sceglierli. E' tutta questione di verità, responsabilità, chiarezza. Sotto quest'ottica, l’autore (oggi un fotoreporter) non dovrà tramandare ai posteri un episodio “rubato”, ma l'emozione che racchiude. In ballo non c'è una verità di fondo (quella dello scatto), ma la lealtà del contenuto; quest'ultimo dovrà essere non ingannevole: ecco tutto.

Il mestiere di fotoreporter è difficile. Per quanto detto prima, non è sufficiente scattare fotografie di quanto è appena accaduto, catastrofico o meno. Occorre, viceversa, catturare l’intima essenza di ciò che si vede, per poi trasmetterlo ad altri, con uno sguardo più lungo. Stefano Bricarelli era conscio di ciò che abbiamo appena scritto, con tutta l’umiltà possibile beninteso. Era nato per essere fotoreporter e gli veniva spontaneo fermare l’immagine trasmettendoci l’anima del contenuto, che fosse di inquietudine o gioia.

Continua a leggere

PASQUARELLI, FOTOGRAFO E INVENTORE

Ci sono personaggi che hanno offerto un contributo importante alla fotografia e non solo, ma che finiscono per essere dimenticati, alle volte ingiustamente. Nel giorno in cui nasceva Walt Disney (1901) e iniziava la febbre dell’oro negli USA (1848), veniva alla luce Oreste Pasquarelli fotografo, inventore e appassionato musicista. E’ giusto ricordarlo, anche se con poche parole (anche le fonti sono misere).

Oreste Pasquarelli nacque a Giarole il 5 dicembre 1846. La sua famiglia era al servizio dei marchesi Gozzani di Treville, il che gli ha permesso di essere vicino all’arte sin dalla tenera età. Raggiunti i vent’anni, s’iscrisse alla facoltà d’ingegneria a Torino, anche se non portò a termine gli studi. Incontrò invece il musicista Pedrotti, che gli permise di perfezionare il proprio talento musicale, fino a ricoprire il ruolo di Direttore del coro presso il Teatro Regio di Torino. Nel 1885 sposò a Casale Monferrato Augusta Massazza. Dalla coppia, nel 1886, nacque Maria.

La passione che nutriva per la musica e per l’arte lo introdusse negli ambienti alto borghesi, dove strinse una solida amicizia con lo scultore Leonardo Bistolfi, già compagno di scuola della moglie Augusta.
Anche altri artisti piemontesi frequentavano casa Pasquarelli: lo scultore Lorenzo Vergnano, il pittore Luigi Onetti e Francesco Negri il celebre fotografo col quale scattò la fotografia di Piazza Castello di Casale Monferrato utilizzando una macchina da lui progettata, il “Fotoperigrafo”.

Continua a leggere

SI SCIOLGONO I LED ZEPPELIN

4 dicembre 1990: si sciolgono i Led Zeppelin, il famoso gruppo rock. La copertina del loro primo disco riportava la fotografia scattata quando il dirigibile Zeppelin urtò la torre di ancoraggio al suo arrivo a Lakehurst nel New Jersey. Il dirigibile divenne il logo che accompagnerà il complesso per tutta la durata della sua lunga carriera.

Sicuramente abbiamo già parlato dello Zeppelin e della fotografia che lo riguarda, ma questa volta vogliamo soffermarci sul gruppo. La formazione prevedeva Jimmy Page (chitarre), Robert Plant (voce, armonica) John Paul Jones (basso, tastiere) e John Bonham (batteria, percussioni). Il chitarrista della band occupa la terza posizione nella classifica di Rolling Stone USA, stilata nell’autunno che stiamo vivendo. Lo precedono Jimi Hendrix e Chuck Berry. Per noi appassionati delle “sei corde” non è poco.

Il nome della band all’inizio doveva essere “The New Yardbirds”, conservando quanto si portava dietro il chitarrista Jimmy Page. In seguito verrà scelto Lead Zeppelin e infine Led Zeppelin, per evitare ambiguità con la parola “lead”.
Sulla copertina dell’album è riportata la fotografia in bianco e nero che raffigura lo Zeppelin incendiato durante il disastro avvenuto nel 1937. Sarà una delle cover simbolo di tutta la storia del Rock.

Un album d’esordio non era mai riuscito a dimostrare così tanta forza. Lo stile della band risultava già forgiato, nuovo nel panorama musicale di quel momento.

Continua a leggere

SALUTIAMO IVO SAGLIETTI

Terribile, impossibile a credersi: ci lascia Ivo Saglietti, deceduto all’ospedale di Genova all’età di 75 anni. Mancherà alla fotografia tutta, per il solo fatto di non essere più tra noi. La sua presenza garantiva l’esistenza del reportage, il fatto che qualcosa potesse ancora andare avanti in quella direzione. Da oggi rimarrà solo il suo esempio, da seguire accuratamente, con religiosa attenzione.

Chi scrive, non l’ha mai conosciuto di persona, avendo dialogato con lui solo al telefono. La sua parola, però, chiara e lucida, dimostrava come la sua fotografia fosse nata da una vocazione già presente, impetuosa. Lui possedeva cultura, linguaggio, umanità, che poi manifestava con un impegno continuo nei confronti dell'uomo e delle sue sorti. Guardando e riconoscendo le sue immagini, delicate e rispettose anche nei momenti difficili, siamo indotti a dire (forse con un po’ di presunzione) che l’arte dello scatto esistesse in Saglietti come una vita parallela, in continuo scorrimento, sulla quale lui saltava quando necessario. Ecco che l’istante decisivo diventava la scelta decisiva, un tempo allungato nel quale elargire la propria umanità.

Leggiamo, in un’intervista, come i suoi inizi da fotografo siano stati influenzati da Eugene Smith, il grande fotografo americano che considerava insieme con Henri Cartier-Bresson il suo punto di riferimento. Di strada, però, quel principiante ne ha percorsa tanta e tre World Press Photo ne sugellano il valore. «Ci s’incontrava da Parolini, a Milano», ci dice Vincenzo Cottinelli, «A chiacchierare su pellicola, Leica M, carte da stampa. Grande lavoratore, sempre in giro, era impegnato a raccontare l’umanità; non a caso, una forte amicizia lo legava a Mario Dondero».

La fotografia è una disciplina relazionale (anche) e Saglietti lo sapeva bene. Come dicevamo, ci resta un esempio da seguire. Un po’ poco, ma dobbiamo accontentarci.

Continua a leggere