L’ALLUVIONE DI FIRENZE
4 novembre 1966: in seguito a un'eccezionale ondata di maltempo, la piena dell'Arno raggiunge Firenze inondando la città, dove l'acqua in alcuni punti raggiunge l'altezza di oltre 4 metri. Chiese, palazzi e musei vennero seriamente danneggiati, mentre si temette pure per la sorte stessa del Ponte Vecchio. Opere di straordinario valore rischiarono di andare distrutte per sempre.
Anche il governo assunse immediatamente misure di emergenza, aumentando il prezzo della benzina di 10 lire (divenne un’abitudine, dopo!) e imponendo un’addizionale sulle imposte dirette del 10%. Drammatico fu il bilancio conclusivo dell’inondazione: una settantina le vittime, dodicimila gli sfollati, centinaia di miliardi la stima dei danni.
L’alluvione si abbatté su altre città ai margini dei grandi fiumi. Finirono sott’acqua: Venezia, Trento, Siena; danni ingenti si ebbero anche in Piemonte, in Lombardia, in Liguria, nel Lazio e in Sardegna.
I ricordi di un bambino in viaggio
L’auto procedeva a fatica. La pioggia era torrenziale, mai vista. In autostrada non c’era nessuno. A Firenze veniamo fermati da una pattuglia della polizia: «Da dove venite?», ci chiedono con una certa meraviglia. E aggiungono: «Stiamo chiudendo entrambe le corsie». Era il prologo dell’alluvione: quella del ’66, cinquantasette anni addietro. I ricordi sono quelli di chi scrive, allora bambino. Il giorno dopo, il mondo aveva il colore del fango: tra ponti divelti, frane, case danneggiate.