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I PROGETTI DI HERLINDE KOELBL

Herlinde Koelbl (nata il 31 ottobre 1939 a Lindau) è un'artista fotografica, autrice e regista di documentari tedesca.
Il suo vasto lavoro è caratterizzato soprattutto da progetti fotografici a lungo termine, spesso integrati da interviste approfondite. Lei è particolarmente interessata alla creazione di ritratti di ambienti e persone. Herlinde Koelbl ha ricevuto numerosi premi per il suo lavoro fotografico. Dal 2009 lavora regolarmente come autrice e fotografa per la rivista ZEIT nella sezione “What Saved Me”.
Parlare di Herlinde Koelbl vuol dire aprire lo sguardo con attenzione sulla fotografia al femminile. Nel mondo selettivo dell’immagine (scattata) di qualità, le donne hanno sempre recitato un ruolo marginale rispetto agli uomini, per numero e notorietà, per quanto quelle poche dotate di vero talento, caparbietà, intuito e determinazione, a oggi siano riconosciute quali punti fermi nella storia della fotografia.

Abbiamo già parlato del lavoro della fotografa Herlinde Koelbl, che abbiamo avuto la possibilità di visionare presso il MAST di Bologna, nel gennaio 2020. Lei aveva preso in esame alcuni personaggi politici a partire dal 1989. Si era concentrata a lungo su Angela Merkel, e a Bologna ha presentato 9 scatti in bianco e nero, ottenuti in momenti diversi, relativi alla vita della donna politica tedesca. Quello che ci sorprese, nei nove ritratti, è stata l’estrema coerenza l’uno con l’altro, come dire: la Merkel è rimasta sempre se stessa, anche quando l’acconciatura dei capelli la faceva assomigliare a uno dei Beatles. Pure lo stile nel vestire non si era modificato nel tempo, come il modo di presentarsi di fronte l’obiettivo: stessa espressione, stesso sguardo, stessa posa. Certo, erano riconoscibili i momenti “storici” della sua vita, da quello della giovane comunista in poi; ma l’immagine da lei proposta aveva conservato una sorta di stabilità, che forse ha costituito la sua forza. Il popolo votante ne aveva bisogno e Angela l’ha sempre rappresentata, esprimendo il proprio tempo con coerenza.

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LA LUISA DEI BACI

Quella di Luisa Spagnoli è una storia italiana che ci piace. Lei ha lasciato il segno nel mondo della moda, ma ha anche inventato i “Baci Perugina”, i famosi cioccolatini con la nocciola intera circondati da gianduia e avvolti in una breve poesia d'amore: uno dei più conosciuti, consumato in ogni periodo dell'anno in tutto il mondo.

Luisa Spagnoli, come donna, è annoverata tra le figure femminili più influenti del primo Novecento italiano, un periodo storico durante il quale l'imprenditoria era del tutto maschile. Oltre ad aver creato il famoso “Bacio” Perugina, la caramella Rossana e la tavoletta di cioccolato Luisa, ha introdotto l’asilo nido aziendale e tutelato il diritto all’allattamento in fabbrica. La sua straordinaria vita ha anche ispirato una miniserie televisiva in due puntate, tramessa nel 2016 su Raiuno.

Se fosse nata oggi, Luisa Spagnoli occuperebbe sicuramente le copertine di decine di riviste e diventerebbe un hashtag di tendenza su Instagram o un trending topic su Twitter. Lei è stata un’imprenditrice di successo in ben due settori, la gastronomia e la moda, che almeno in apparenza hanno poco da spartire: anche questa è un’eccellenza.

Rimangono poi i bigliettini, quelli incartati con i famosi baci. Li abbiamo letti spesso, magari in compagnia, con un senso di attesa. L’idea di realizzarli è nata dall’amore esploso tra Luisa e il socio Giovanni Buitoni. Lui aveva l’abitudine di lasciare piccoli biglietti d’amore con i suoi affetti in giro per la fabbrica affinché la donna li trovasse. Da lì è nata l’ispirazione.

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COMPRENDERE L’UOMO E ME STESSO

«Comprendere l’uomo e me stesso», questo era il motto di Amedeo Vergani, nato il 29 ottobre 1944, uno dei più incisivi e originali protagonisti del fotogiornalismo italiano. «Ho scelto di fare questo mestiere per studiare l’uomo, la sua vita e i suoi problemi – spiegava in un’intervista a ‘Leica Magazine’ nel dicembre del 1995. In realtà è un sistema per capire meglio me stesso, guardandomi riflesso in coloro che incontro nel mirino della mia fotocamera e che, ovunque sulla Terra, mi sembra che mi assomiglino nel profondo sempre di più. Forse è per questo che nei miei reportage cerco di trovare situazioni fortemente cariche di quegli ingredienti del quotidiano comuni a tutti: fatica, amore, gioia, serenità, angoscia, noia, dolore».

Ferdinando Scianna diceva di lui: «Vederlo improvvisamente scattare come un centometrista, fare quella danza misteriosa, tre passi veloci, uno indietro, una piccola flessione, quel sollevarsi in punta di piedi e a te, che sei del mestiere, sembra di capire esattamente che cosa ha visto, perché quel momento e non un altro, perché quel particolare. E magari senti una fitta d’invidia».

Abbiamo potuto incontrare le opere di Amedeo Vergani nella mostra “Alle radici della nostra identità”, a Palazzo Pirelli (Milano) nel settembre 2022. L’esposizione proponeva 62 opere del fotografo: un viaggio alle radici della civiltà lombarda passata attraverso le trasformazioni degli anni Settanta e Ottanta del Novecento.

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NATO AI BORDI DI PERIFERIA

Abbiamo rubato la prima strofa di una canzone. 15 febbraio 1986, Eros Ramazzotti (nato il 28 ottobre 1963) vince Sanremo con “Adesso tu”. A metà anni ’80 non esistevano né internet, tantomeno i social. Poco dopo il Festival, in aprile, a Černobyl', in Ucraina, sarebbe esploso reattore n. 4. Nei giorni seguenti, una nube radioattiva avrebbe contaminato buona parte dell'Europa. Non solo, sempre in aprile l’esercito libico lanciava due missili verso Lampedusa. Insomma, ogni era ha i suoi guai.

C’era un’altra canzone che andava di moda in quegli anni. Era: Cosa Resterà Degli Anni '80, cantata da Raf. Il testo si poneva delle domande di continuo, come se stesse finendo un’epoca. «Cosa resterà di questi Anni Ottanta, chi la scatterà la fotografia?». Tutto cambiava, all’improvviso, anche in politica, tanto per fare un esempio. Qualcosa però è rimasto e la fotografia, quella che voleva Raf, l’ha scattata proprio Eros Ramazzotti, a se stesso, proponendo da quel l’86 in poi la voce della borgata, delle radici personali disagiate e vere: «Dove è più facile sognare che guardare in faccia la realtà” (E’ sempre Adesso tu).

A livello personale, in casa non abbiamo ascoltato spesso Eros, lasciando che fossero le fessure a portarcelo alle orecchie. Ricordiamo con affetto l’album Dove c'è musica, quello che ha animato la nostra estate del ’96. C’erano le cassette allora (stereo 4) e in macchina, quando la ricezione delle emittenti calava un poco, subito si passava ai brani del cantante romano. Ci vengono in mente: Dove c'è musica, Stella gemella, L'aurora; per un album dalla forte musicalità, facile, schietta, vera. Era il ragazzo di borgata a generarla, quello nato ai bordi di periferia.

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