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PIETRO TEMPESTINI, TRA LIGURIA E TOSCANA

Pietro Tempestini è un fotografo nato a Roma il 24 ottobre 1843, attivo tra gli anni Ottanta dell'Ottocento e il secondo decennio del XX secolo. Ha svolto la sua attività in Liguria e Toscana dai suoi studi e da quelli di fotografi associati, i cui indirizzi sono riportati sul supporto cartonato delle sue fotografie: La Spezia (Corso Garibaldi, Angolo Corso Cavour, piano terreno), Viareggio (via della Pineta, n° 93 bis), Pontedera (piazza delle Merci 16), ma anche Roma (piazza della Molara 55). È stato persino un autore itinerante. Seguiva i propri clienti che desideravano i ritratti fotografici nei loro luoghi di vacanza, secondo il costume nato a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Ha lavorato molto in particolare presso la località termale di Montecatini Terme.

Le sue opere più note sono i ritratti fotografici del compositore melodrammatico Giuseppe Verdi: da solo, in compagnia di uno dei suoi interpreti, come Francesco Tamagno, o attorno al tavolo della locanda maggiore con le sue amiche cantanti Teresa Stolz e Giuseppina Pasqua, il dottor Pietro Grocco, il direttore Leopoldo Mugnone, l’editore Giulio Ricordi e il compositore Arrigo Boito; o durante un incontro con il direttore del coro della Cappella Sistina Domenico Mustafà al Tettuccio, durante i soggiorni del musicista a Montecatini Terme.

Nel 2016 il Comune della Spezia ha organizza una retrospettiva dell'opera di Pietro Tempestini presso nelle sale della Palazzina delle Arti “Lucio R. Rosaia”.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Appuntamento un po’ particolare quello di questo lunedì, che ci viene in aiuto anche per quanto accadde il 23 ottobre 1956. In quella data ebbe inizio la rivoluzione ungherese, poi soffocata nel sangue dai russi. Il 4 novembre i carri armati sovietici, su ordine di Kruscev, invaderanno le vie di Budapest. Alla fine si conteranno 30.000 morti. Dal 1989, con l'avvento della democrazia, il 23 ottobre è festa nazionale.

Per tornare alla lettura, tempo addietro, presso un mercatino, abbiamo trovato una copia (edizione speciale) di EPOCA, il LIFE italiano, datata 11 novembre 1956 (ne abbiamo fatto cenno nel 2020). La curiosità ci spinse all’acquisto: ne valse la pena. All’interno trovammo un ampio servizio (30 pagine) circa le tragiche giornate di Budapest. Le firme del pezzo erano di Massimo Mauri (giornalista) e Mario De Biasi (fotografo), accoppiati nella fotografia d’inizio articolo. Immagini e parole si trainavano a vicenda, in un racconto rafforzato: una delizia da leggere e guardare.
Ricordiamo che Epoca nasce a Milano il 14 ottobre 1950. In redazione hanno lavorato, tra gli altri, Aldo Palazzeschi, Cesare Zavattini, Giovanni Spadolini (futuro direttore del Resto del Carlino, nonché primo ministro della Repubblica).

Il Numero che riportiamo vedeva Arnoldo Mondadori come Direttore. Di lì a breve gli succederà (30 dicembre ’56) Enzo Biagi.

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UN ISTRIONE DEL CINEMA

Ci ha terrorizzato nel film La Mosca, conquistati con Il Grande Freddo (un capolavoro di Lawrence Kasdan, 1983) e divertiti in altri film. Lui è Jeff Goldblum, capace di giocare col cinema, diventando così irresistibile e suadente, affascinante per dirla tutta.

Noi lo ricordiamo in un film minore, piatto e forse insignificante. Si tratta di “Tutto in una notte”, di John Landis, dove lui emerge ugualmente pur con i silenzi e le indecisioni di un personaggio in difficoltà esistenziale.
L'ingegnere di Los Angeles Ed Okin (Jeff Goldblum) conduce una vita depressa e insoddisfacente. Non ama il proprio lavoro, soffre d’insonnia e come se non bastasse scopre la moglie a letto con un altro. Tutto cambia però quando casualmente salva in aeroporto la bella Diana (Michelle Pfeiffer), contrabbandiera di diamanti inseguita da quattro killer iraniani. La vita di Ed imboccherà un nuovo corso, con un finale inaspettato e desiderato da noi che guardavamo.
La pellicola scorre in lentezza, senza incollare alla poltrona, nonostante le vicende della trama. Giganteggia, nella colonna sonora, “Into the night” di BB King (che peraltro compare come cameo nelle vesti di un benzinaio). Jeff, come dicevamo, da istrione quale è firma un interpretazione efficace, convincente, necessaria alla parte, in un film che di certo non può essere considerato un capolavoro.

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UN FIORE DI PROTESTA

Abbiamo pubblicato altre volte l’immagine della ragazza che offre un fiore ai soldati, quella di Marc Riboud. Lo facciamo ancora, per il valore simbolico che acquisisce oggi, visti i venti di guerra che incombono ovunque. E’ l’1 ottobre 1967: più di 100.000 dimostranti si radunano a Washington per manifestare al Lincoln Memorial contro la guerra del Vietnam. I partecipanti organizzano una marcia non autorizzata verso il Pentagono che dà luogo a scontri con i soldati che proteggono l'edificio.

La studentessa Jan Rose Kasmir, 17 anni, sta con un crisantemo in mano, di fronte alla Guardia Nazionale schierata per tenere lontani i manifestanti dal Pentagono, quartier generale del Dipartimento di Difesa degli Stati Uniti. Kasmir e altri protestavano contro la guerra in Vietnam. La studentessa in seguito ricordò di aver realizzato in quel momento quanto fossero giovani i soldati che aveva di fronte. Nessuno di loro ha stabilito un contatto visivo, ma il fotografo Marc Riboud in seguito le ha detto di aver notato le guardie tremare, forse temendo che qualcuno gli ordinasse di sparare sui manifestanti. Kasmir ha detto: «È stato solo quando ho visto l'impatto di questa fotografia che ho capito che non si trattava solo di una follia momentanea. Stavo difendendo qualcosa d’importante».

Quest'immagine all'epoca ha fatto il giro del mondo ed è diventata il simbolo della lotta alla guerra del Vietnam e del movimento non-violento per la pace.

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