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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da Leggere”. Riprendiamo la rubrica con un po’ di titubanza, perché la nostra non sarà una proposta, ma semplicemente l’esplicitazione di un metodo, riscontrabile nel volume di oggi ma anche in altri lavori similari.
Andiamo con ordine, il libro che abbiamo tra le mani è “Manuale Hasselblad”, di H. Freytag (Edizioni Effe). La copertina è rigida, ma le informazioni sono poche. Solo nella “quarta” si legge: «Questo libro descrive tutti oi modi di funzionamento degli apparecchi Hasselblad e dei numerosi accessori che compongono questo sistema. Si tratta di un manuale di fotografia scritto in funzione dei vari campi di applicazione del sistema Hasselblad, che vanno dalla fotografia scientifica alla fotografia di pubblicità e di moda, al fotogiornalismo alla fotografia della luna!».
Già, la luna. Ai tempi, nelle riviste di settore si leggevano grosso modo queste parole (andiamo a memoria): «Volete un’Hasselblad gratis? Andate sulla luna». Sì, perché gli astronauti della prima missione d’allunaggio avevano riportato indietro solo i magazzini, lasciando sul satellite terrestre corpi e obiettivi.
Ricordiamolo per i pochi che non lo sanno. La fotocamera svedese è una scatola, alla quale vanno aggiunti l’obiettivo e il dorso porta-pellicola. La visione dell’inquadratura avviene dall’alto, come in altre medio formato.
Sfogliamo rapidamente le pagine, ingiallite com’è giusto che sia. L’odore del volume accentua la nostalgia: non per il tempo passato e nemmeno per il respiro analogico; il metodo ci convince, perché per spiegare una fotocamera (e il suo sistema) si è costruito un manuale di fotografia, bello da leggere e consultare.

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IL GRANDE DITTATORE

15 ottobre 1940. In Europa c’è la guerra ormai da più di un anno. Negli USA esce “Il Grande Dittatore”, un film diretto, prodotto e interpretato da Charlie Chaplin: un evento straordinario. I personaggi del film sono le caricature di quelli reali, riconoscibili anche dai nomi: Adenoyd Hynkel (o Astolf Hynkel) è Adolf Hitler, dittatore della Germania; Bonito Napoloni imita Benito Mussolini, duce d’Italia. Garbitsch scimmiotta Goebbels; Herring assomiglia a Hermann Goering. La segretaria di Hynkel trae ispirazione da Eva Braun, la Signora Napoloni è Rachele Mussolini.

Il film venne vietato dal 1940 al 1945 in tutta l’Europa. La prima edizione italiana del film è del 1949, ma solo nel 2002 in edizione integrale.

Chaplin e Hitler, risonanze e assonanze.

Chaplin e Hitler sono nati nello stesso anno, pochi giorni l’uno dall’altro. Qualcosa li accomuna, quindi; e non solo l’oroscopo. Le loro carriere, le loro vite, i personaggi che hanno messo in scena (anche Hitler lo faceva) coincidono sotto molti punti di vista. Considerando il profilo estetico, entrambi furono accomunati dai baffi, anche se Chaplin li portò solo sullo schermo, liberandosene dopo aver interpretato Hitler.
Analizzando le vite dei due da piccoli, le affinità diventano ancora più stringenti. Entrambi erano asociali, incapaci di integrarsi, provenienti da famiglie disagiate. Passati dall’orfanotrofio, conobbero la fame. I due nutrivano ambizioni artistiche, inespresse per il dittatore vero (la pittura), diventate più palesi per Charlie, che come musicista creò le colonne sonore dei suoi film, con dei brani di successo (“Smile” ne è un esempio).
Nelle sue prime comiche, Charlie porta sullo schermo un personaggio aggressivo, individualista, dai modi rudi e duri. E se, nel Grande dittatore, il piccolo barbiere ebreo incarna il successore del Vagabondo, in qualche modo anche Hynkel richiama alla memoria quel personaggio, ad esempio quando usa la lingua della sua segretaria per inumidire un francobollo. Ciò che distingue Hynkel da Charlot è la parola. Il grande dittatore è il primo film in cui Chaplin parla. Anche Hitler conquistò lo schermo principalmente grazie alla parola, in veste di oratore.

(Fonte: il Cinema ritrovato)

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LA CRISI DEI MISSILI A CUBA

Il 14 ottobre del 1962 era una domenica come tante, ma segnò l’inizio di un braccio di ferro tra Stati Uniti e Unione Sovietica, uno dei momenti più critici della Guerra Fredda: quello nel quale si è arrivati più vicini a una guerra nucleare. Tutto è partito da alcune foto su Cuba scattate da un aereo spia U-2, che rivelarono installazioni missilistiche in costruzione sull’isola.

Come reazione alla fallita invasione della Baia dei Porci del 1961 e alla presenza di missili balistici americani Jupiter in Turchia, il leader sovietico Nikita Kruscev decise di accettare la richiesta di Cuba di posizionare missili nucleari sull’isola per scoraggiare una possibile futura invasione. L’accordo venne raggiunto durante un incontro segreto tra Kruscev e Fidel Castro nel luglio 1962, e la realizzazione delle strutture di lancio dei missili venne avviata poco più tardi.

Come dicevamo, la crisi dei missili di Cuba rappresentò il momento più grave di tutta la guerra fredda. Mai come in quel periodo il rischio di un nuovo conflitto mondiale risultò così vicino e concreto. Dopo la vittoria di Castro nella rivoluzione cubana, gli Stati Uniti erano desiderosi di soffocare sul nascere il nuovo regime. John Fitzgerald Kennedy, approvò un piano d’invasione dell'isola definito dal precedente governo, addestrando e appoggiando gli esuli cubani, che sbarcarono nella baia dei Porci. All’ultimo momento, però, il Presidente Statunitense negò la copertura aerea. L'operazione fallì e Cuba, vistasi minacciata, chiese e ottenne da Mosca l'installazione di batterie di missili nucleari sul proprio territorio. Quando gli aerei spia americani li scoprirono (nell'ottobre del 1962), Kennedy ordinò il blocco navale dell'isola. Seguirono momenti di grande tensione mondiale. Per fortuna le navi russe, dopo tredici giorni, invertirono la rotta. Gli Stati Uniti promisero l’indipendenza dell’isola e furono anche costretti a smantellare le basi missilistiche in Turchia. Cuba divenne un nuovo satellite dell'URSS, il più vicino al territorio statunitense.
Pare che la crisi di Cuba, sommata alla collera degli esuli cubani, possa essere considerata una delle cause del complotto che ha portato all’uccisione del Presidente Kennedy a Dallas.

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RICORDANDO DARIO FO

Dario Fo ci lascia il 13 ottobre 2016 (muore a Milano). Lui è stato un drammaturgo d'avanguardia italiano, regista-manager e attore-mimo. Ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1997. Durante la sua carriera è stato costretto ad affrontare la censura del governo come caricaturista teatrale.

Nel sito Barilla leggiamo che nel 1959 si colloca il ciclo di caroselli girati per la casa della pasta andati in onda nei mesi di luglio, agosto e settembre con la regia di Mario Fattori, la fotografia di Giorgio Battilana e la musica di Franco Cerri. Una serie d’improbabili gag ambientate in un Bar dello Sport della più tipica provincia italiana in cui Fo, spalleggiato da attori come Antonio Cannas, Mimmo Craig e Elio Crovetto interpreta personaggi grotteschi e un po’ gaglioffi, spacconi e fanfaroni – dal ciclista al pompiere, dall’astronauta al prestigiatore, al campione di formula uno – resi con straordinaria verve e padronanza e calati nel clima sociale e culturale del momento.

Questo, per noi profani, era Dario Fo: un po’ tutto; di certo un innovatore del linguaggio teatrale, che lo pone come una delle figure più eminenti nel panorama culturale italiano.

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