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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Non siamo riusciti a pazientare fino a lunedì. La rubrica “Fotografia da leggere” si era presa una piccola pausa: per mettere in ordine i volumi, e leggerli ovviamente. L’amico Fabio Massimo giorni addietro ci ha consigliato il libro che proponiamo (grazie). L’abbiamo assorbito in poco tempo, con un’emozione crescente, soprattutto nel finale. Eccoci quindi qui, di mercoledì, a parlare di quanto si può leggere per stimolare la nostra passione. Ci stiamo riferendo a “Il magico studio fotografico di Hirasaka”, di Sanaka Hiiragi (Feltrinelli editore).

Non vogliamo entrare nei dettagli, per non togliere nulla al lettore: la sinossi è fin troppo esplicita. La trama vive tra la vita e la morte, in un’ampia parentesi riflessiva. La fotografia ne è interprete simbolica e narrativa, perché vive per i tre personaggi che compongono il romanzo. Chiari e semplici sono gli elementi tecnici raccontati, con dei riferimenti precisi e accurati, piacevoli potremmo dire.

Tre esistenze vengono analizzate da chi le ha trascorse, davanti alle proprie fotografie. Un tempo allungato offre un senso a una vita intera. Il finale è commovente, lirico ci verrebbe da dire. La narrazione prende corpo una pagina dopo l’altra e la lettura è resa sempre più coinvolgente.
Per finire, c’è tanta cultura giapponese tra le righe e il glossario finale risulta certamente d’aiuto.

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CARLO RICCARDI, L’ITALIA CHE SPERA

Conosciamo tardi Carlo Riccardi, almeno nell’ambito della nostra passione fotografica. Ce ne rammarichiamo, soprattutto per l’occasione perduta, quella che ci avrebbe fatto vedere, riflettere, conservare nella memoria. “L’Italia che spera” è il titolo che abbiamo dedicato alle poche righe che seguono, questo perché nelle immagini che abbiamo cercato e trovato siamo sempre riusciti a scorgere un ottimismo palese. Non è stata solo la Dolce Vita a stimolarci e nemmeno il clima del boom economico. Le fotografie di Riccardo vivono di una visione al futuro, perché come ogni autore esprimeva uno sguardo “più lungo”.

Ci siamo così accorti che è necessario conoscere Carlo Riccardi, per il suo lavoro, l’impegno, la passione profusa quotidianamente nella sua attività. Il patrimonio fotografico che ha lasciato conta oltre tre milioni di negativi.

Si dice che il termine “paparazzo” lo si deva a lui, ma la sua fotografia si allargava in molti ambiti: ritratti di divi e personaggi del mondo politico, eventi come il Festival di Sanremo, la elezione dei Papi (Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, e Francesco), sessioni fotografiche con i Presidenti della Repubblica, da De Nicola a Mattarella. Parallelamente alla fotografia, coltivava anche la pittura, passione giovanile; il che gli ha concesso una certa notorietà, paritetica a quella legata all’arte dello scatto.

Ennio Flaiano era suo amico, così come lo divenne Federico Fellini; li ha fotografati tutti, Carlo Riccardi, che ritrasse anche Rossellini, Visconti, Vittorio De Sica, Giulietta Masina, Anna Magnani, Sophia Loren, Carlo Ponti, Gina Lollobrigida, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Totò, De Filippo, Sean Connery, Sylva Koscina, Virna Lisi, Nino Manfredi, un giovane Bernardo Bertolucci, e Adriana Asti, Claudia Cardinale, Alain Delon, Belmondo, Alida Valli, Anita Ekberg e un archivio enorme di altri personaggi.

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2 OTTOBRE, LA FESTA DEI NONNI

In Italia, il 2 ottobre si celebra la Festa dei Nonni. La ricorrenza cade il giorno in cui la Chiesa celebra gli Angeli ed è stata istituita dal Parlamento nel 2005. Le istituzioni hanno così voluto confermare il ruolo dei nonni nella nostra società, dove rappresentano un importante punto di riferimento, una risorsa di grande valore, un patrimonio di ricchezza dal quale attingere aiuto nell’educazione dei giovani all’interno delle famiglie d’appartenenza.

«Scatto a mia nonna le ultime pose», così cantava il brano degli Stadio “Chiedimi chi erano i Beatles”. Già, agli anziani si dedicavano gli ultimi scatti di un rullino ancora in vita nel cassetto buono. E’ il grande merito della fotografia, quello di regalare la salvezza alla vita di quanti oggi, forse, non esistono più. Chi scrive (scusate) oggi i nonni può solo ricordarli, ma almeno ne testimonia la presenza a coloro che non li hanno potuti vedere; sempre per merito di quell’immagine uscita all’improvviso da una scatola di cartone. Il tempo con loro era il regalo della promozione, tipicamente d’estate; e ogni anno accadeva il miracolo: si accendeva un tempo diverso, nei rituali e nelle ricorrenze. L’età anagrafica ne restituisce una nostalgia profonda, che poi è alla base di una felicità tipicamente fotografica: la meraviglia nel ricordo d’istanti e luoghi, un anno dopo l’altro.

Circa le fotografie, abbiamo scelto immagini a firma Paolo Di Paolo e Gianni Berengo Gardin. Il primo ci propone due nonni “al vero”, e questo ci aiuta. Il fotografo di Santa Margherita ligure mostra invece un’immagine d’atmosfera: due anziani nella loro casa, dove l’abitazione era il soggetto da cui è nato il volume con Luciano D'Alessandro, "Dentro le case". Non importa, i nonni sono anche quello: le persone e i gesti che compiono nel loro ambiente. A pensarci, li ricordiamo così.

Nel proseguo leggeremo concetti già detti, ma di fronte ai nonni non potevamo esimerci dal ripeterci.

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LA SCUOLA DELL’OBBLIGO

1 ottobre 1963. Entra in vigore la legge istitutiva della scuola media statale. La frequenza è obbligatoria e gratuita per tutti. Per 15 anni, sino al 1977, l’insegnamento del latino sarà facoltativo per gli studenti di terza media. Nasce anche il doposcuola.

Cosa ricordare della scuola media? Chi scrive non ama gettare la memoria in quegli anni, perché difficili, complicati. C’era la musica (non dimentichiamolo) e poi il latino. L’incubo però arrivava con l’ora di ginnastica: la pertica era impossibile a scalarsi, figuriamoci la corda! E poi poteva capitare la cavallina, da saltare a gambe larghe: mai tentato di farlo. Il fisico adiposo di chi adesso sta ricordando certo non agevolava la mobilità, figuriamoci l’esercizio ginnico. C’era però la prof di matematica: bellissima. Un dolce ricordo in tre anni da dimenticare.

Passiamo alla fotografia: è meglio. Per simbolizzare la scuola abbiamo scelto due interpreti famosi e altrettante immagini: lo scolaro e gli scolari. Circa lo scatto di Berengo (tra l’altro, a breve sarà il suo compleanno), le parole non contano: soggetto e contesto; l’alunno guarda in camera, mentre la vita continua il suo corso. Reportage puro, bene così.
La fotografia di Doisneau è più complessa, pur nella sua dolce semplicità. Uno scolaro pensa (o è stato indotto a farlo), mentre l’altro copia con gli occhi. In quello sguardo c’è tutto il reticolo del racconto. Per il resto, la classe si perde nella sfocatura, perché non occorre identificare la scuola, ma solo simbolizzarla. L’atmosfera è d’altri tempi, esaltata però da un interprete che amava stare al di qua della vita vissuta, solo per starla a guardare. Bene così, giusto così.

Ricordiamolo: il 1° ottobre 2004 muore Richard Avedon. Di lui abbiamo parlato spesso.

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