TANTI AUGURI, MAESTRO
Oggi, 29 settembre, compie gli anni Nino Migliori: non solo un fotografo, ma anche un ricercatore nell’ambito della fotografia. Parte come neorealista (e bravo, peraltro), ma poi intraprende svariate vie di sviluppo artistico, ramificate e interessanti. Lo abbiamo visto ritrarre delle persone illuminandole con un cerino, però non è stato “lo strano” a stupirci, piuttosto la volontà di sconfinare dalla fotografia all’arte, sperimentando di continuo; ecco quindi le alchimie, le prove continue per allargare le possibilità espressive dello scatto fotografico.
Nino Migliori non si accontenta dei primi successi e forse non gli servono neanche. Negli anni cinquanta frequenta il salotto di Peggy Guggenheim a Venezia ed è a quegli incontri, come quelli a Bologna con autori come Vasco Bendini, Vittorio Mascalchi, Luciano Leonardi, Manaresi e altri, che trova sostegno e affinità culturale. E’ la pittura a stimolarlo, particolarmente l’espressionismo astratto di Jackson Pollock. Lì comprende come sia possibile rompere con i luoghi comuni, quasi necessario forse. Si assume quindi dei rischi: la sua fotografia sarà di sperimentazione. Contenuti e composizioni non faranno parte delle sue immagini, tantomeno complessità estetizzanti. Sarà il senso del gesto a emergere, dove l’elemento artistico non si nutre degli orpelli tradizionalmente legati allo scatto.
Ecco cosa Nino Migliori dice di sé: «Se è ancora valida la definizione per la quale fotografare è scrittura di luce, e considerando che ho sempre cercato qualcosa di simile alla scrittura usando la luce, allora posso definirmi fotografo».
(Nino Migliori)