ANDREA BOCELLI, LIRICO E POPOLARE
Ascoltiamo volentieri la musica lirica, ma l’approccio con Andrea Bocelli è stato difficile, tormentato. Educati come puristi dalle generazioni precedenti, abbiamo sempre storto il naso quando il bel canto usciva dai luoghi sacri dell’ascolto o di fronte a esibizioni di grandi voci intente a cantare brani di musica popolare. Col tempo, e un po’ di saggezza, ci siamo convinti che sarebbe stato meglio rinnegare idee e pregiudizi. La lirica deve uscire sulle strade, usare i media più diffusi, perché rimane pur sempre un patrimonio culturale da preservare e diffondere. Le critiche, spesso eccessive, vanno lasciate nei loggioni, perché Verdi e Puccini rappresentano pur sempre un ascolto gratificante e piacevole.
Arriviamo a Bocelli. Di lui, oggi, apprezziamo il timbro vocale, rameico e colorato; in più gli attribuiamo il merito di aver reso iconici alcuni brani, riconoscibili con facilità in ogni passaggio in radio o attraverso la TV. Il successo non vogliamo misurarlo in numeri (eclatanti, peraltro), ma nell’applicazione che è stata necessaria per raggiungerlo; e qui il nostro non ha bisogno di suggerimenti da parte di nessuno. Leviamoci il cappello.
Per la fotografia, abbiamo chiesto aiuto a Guido Harari (grazie), come accade spesso. I suoi ritratti ci piacciono molto: sia quando sono stretti e intimi, ma anche se diventano ambientati. Nell’immagine che proponiamo, si respira un’aria mistica, religiosa: dove il contorno prevale sul soggetto. Bene così.