IL REVERENDO DELLA PELLICOLA
13 settembre 1898: il reverendo Hannibal Williston Goodwin acquisisce il brevetto per la pellicola fotografica e il processo di produzione della stessa. Ne abbiamo parlato nel 2020. Ci sorprende come non ve ne sia menzione nella “Storia della Fotografia” di Beaumont Newhall, mentre è possibile trovarne notizie nell’archivio di Ando Gilardi.
Parlare della pellicola significa, per molti, affondare nei ricordi, recenti peraltro. Utilizzarla significava affrontare un processo lungo e lento: aprire la scatola, montare il film nel retro della fotocamera; utilizzando poi il piccolo coperchio per inserirlo nella tasca posteriore (dove oggi c’è lo schermo digitale). A molti sarà capitato almeno una volta di non agganciare correttamente la dentatura: col conta-pose a 40 ci si accorgeva dell’errore.
Non vogliamo enfatizzare la pellicola e nemmeno idealizzarla: oggi il processo fotografico è migliore, in tutti i sensi. Manca forse la lentezza, quella giusta. Guardavamo gli scatti in trasparenza (e in piccolo), dopo avere atteso lo sviluppo, giudicandone la qualità. Quella tensione emotiva andrebbe cercata anche oggi, di fronte allo schermo del computer. Per il resto, accontentiamoci di trovare le bustine nei cassetti. Già, perché le fotografie stampate passavano di mano in mano; i negativi no.