IL PRIMO FOTOGRAFO DELLE OLIMPIADI
La fotografia, nella sua storia, ci ha offerto tante prime volte. Ricordiamo, ad esempio, Hippolyte Bayard, autore del primo selfie e della prima fotografia di protesta. Tra i debutti, è anche giusto menzionare Roger Fenton, primo reporter di guerra, ai tempi del collodio umido (Conflitto di Crimea). Del resto la fotografia, che agli esordi si era impadronita del ritratto, con l’evolversi dello strumento, e delle idee, ha iniziato a documentare altri ambiti: gli eventi bellici, poi anche lo sport. Non a caso, oggi incontriamo un avo di Giancarlo Colombo, un fotografo cioè che si è distinto come il primo fotografo a raccontare per immagini i Giochi Olimpici Moderni. Stiamo parlando di Albert Meyer, autore tedesco. Lo ricordiamo nel giorno della sua dipartita, il 24 agosto 1924.
Le fotografie che ha lasciato rivelano l’artista che era. Siamo agli inizi del reportage sportivo, e questo si vede; ma sorprende il suo formalismo compositivo e lo spirito col quale ha percepito e catturato i Giochi. Non si è limitato all’azione agonistica, catturando viceversa ogni aspetto dell’evento sportivo: dall'ingresso delle fanfare, ai corridori sulla linea di partenza, alla cerimonia di premiazione, alle strette di mano tra gli atleti prima dell'inizio della gara. Non mancano le pose commemorative dei membri del Comitato Organizzatore, le signore che entrano nello stadio e gli ospiti ufficiali in piedi con i loro cappelli a cilindro che guardano con ansia gli eventi. Ne scaturisce il clima di un'intera epoca e l'atmosfera che circonda la rinascita di una grande idea. Rendiamoci conto che con le attrezzature di quel tempo era praticamente impossibile documentare il dinamismo del movimento durante le gare.