I 63 DI COLIN FIRTH
Ci sono attori che piacciono per più motivi. La bravura ovviamente non è in discussione: se si è sul grande schermo, dovrà pur esservi una ragione. Colin Firth non è un divo, ma mette la firma nei film che recita: diventa cioè iconico, riconoscibile. In più si adatta a diversi ruoli: drammatici e comici, senza sbavature o incertezze. Per celebrarlo, basterebbe ricordare il suo ruolo nel dramma storico “Il discorso del re” (2010). Lì impersona il principe Alberto (poi re Giorgio VI) di Gran Bretagna, che chiede l'aiuto di un eccentrico logopedista (interpretato da Geoffrey Rush) per superare una balbuzie debilitante. Applausi.
Noi vogliamo però andare oltre, facendo cenno a “Love Actually - L'amore davvero” (2003), di Richard Curtis. Siamo a Londra, poco prima di Natale. Dieci storie si’intrecciano a formarne una sola: Hugh Grant è il nuovo Premier appena insediatosi e si innamora di una ragazza del suo staff; sua sorella (Emma Thompson) è convinta di essere tradita dal marito (Alan Rickman) che in effetti è molto attratto da una collega, che già aveva fatto perdere la testa ad uno scrittore (Colin Firth), il quale fugge in Francia per dimenticarla e da quel momento cambierà la sua vita. A nostro parere, ma forse siamo di parte, Colin cuce un po’ tutto, particolarmente nel finale, sontuosamente a lieto fine.
Con Colin protagonista, vogliamo ricordare anche “Mamma Mia!” (2008), un musical basato sulle canzoni degli ABBA. Lì il ruolo dell’attore inglese si sdoppia, tra ieri e oggi. Bravo.