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DIMENTICANZA D’APRILE, NIGEL HENDERSON

Nigel Henderson nasce l’1 aprile 1917 a Londra.
Dopo aver prestato servizio nella RAF durante la guerra, Henderson ha studiato alla Slade School of Fine Art (1945-9). Si rivolse alla fotografia al termine del suo corso, anche se non aveva mai ricevuto una formazione specifica in tal senso. Dopo essersi trasferito nel quartiere operaio di Bethnal Green, nell'East End, a fine conflitto, negli anni 1949-1953 ha concentrato la propria attenzione sul fotografare scene incontrate durante le lunghe passeggiate in quella zona.

Le fotografie che ci vengono proposte dimostrano il fascino di Henderson per la natura transitoria del contesto urbano. Questo interesse si è esaltato per il senso di separazione che viveva nei confronti del quartiere operaio nel quale viveva. Tutto ciò lo portava a dotare di una qualità chiusa le scene di strada che incontrava. Ogni cosa diventava rituale, irreale e teatrale, con un significato sempre più lontano dalle proprie esperienze di background. Henderson ha spiegato: “I miei vicini sembravano vivere la loro vita in risposta ad alcuni script predeterminati”. “Questi riti erano, per me, formali, molto forti e coercitivi a causa della loro scarsa familiarità”.

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LA FESTA DELLA LIBERAZIONE

Oggi è la festa della liberazione, ma il nostro pensiero deve andare anche ai tanti civili che la guerra l’hanno subita, al di là delle ideologie. La storia si scrive quasi da sola, tra vinti e vincitori, battaglie ed episodi, coraggio e retorica. Alla resa dei conti, però, ogni conflitto genera solo superstiti, se non addirittura reduci: a loro il compito di generare un “come prima” almeno migliore.

Dedichiamo alla festa un racconto, ambientato ancora durante la guerra. Lo facciamo per ricordare coloro che non hanno potuto dire a se stessi: «La guerra è finita».

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da Leggere”. Oggi incontriamo un libro di racconti, “Le mele d’oro”, di Eudora Welty (Racconti Editori, 2021). Abbiamo già parlato della scrittrice (13 aprile 2021), perché per molto tempo nella sua vita si è occupata di fotografia. I suoi scatti hanno indagato il sud degli Sati Uniti, con un lavoro assiduo e coerente. Lei ha anche esposto le sue opere in numerose mostre.
Le mele d'oro, il libro, è una raccolta di racconti, dove ogni forma breve è legata all’altra dal destino, unico, degli abitanti della fittizia città di Morgana.

Dalla sinossi. Nel Sud degli Stati Uniti ogni vita è intrecciata all'altra, i protagonisti si ritrovano e riscoprono di racconto in racconto ogni volta con un senso e una prospettiva diversi. Questa raccolta vicina al romanzo è un capolavoro strutturale in cui il pettegolezzo si mischia al lirismo purissimo e alla descrizione più minuziosa, in un microcosmo dove ogni tragedia - mariti che abbandonano le mogli, maestre di piano che diventano pazze, bambine che rischiano di affogare - viene risolta da un'epifania di tenerezza del tutto imprevedibile un solo momento prima.

Noi abbiamo sempre considerato la fotografia come una pratica “trasversale”, fortemente contaminante. Ci piace pensare che proprio lo scatto abbia fatto maturare le qualità narrative di Eudora Welty. I racconti si leggono volentieri: li consigliamo.

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BREVETTATA LA VESPA

23 aprile 1946: viene brevettata la Vespa. Questo scooter è stato utilizzato più volte come simbolo del design italiano. Esposto in moltissimi musei, andrà permanentemente in mostra al Moma di New York.
Lo scooter era già stato presentato il 29 marzo dello stesso anno. A prima vista, si presentava come un minuscolo e stravagante veicolo a due ruote, tra bicicletta e auto. Pesava 60 chili, andava a miscela al 5% e aveva dentro un motore da 98cc. che diventeranno ben presto 125. Inizialmente doveva chiamarsi Paperino, ma Enrico Piaggio, vedendola, disse: “Sembra una vespa”. E Vespa sarebbe stata: 80mila lire per un sogno a 60 chilometri orari.

Più che un prodotto motoristico, la Vespa ha rappresentato un’idea. Molti di noi (attempati, a dire il vero) l’hanno posseduta; altri ne sono solo stati trasportati; ma lei era lì: disponibile, comoda, lenta, affidabile.
Da alcuni è stata anche odiata, contrapposta al concetto di moto. Non era certo adatta alle “pieghe” in montagna, anche se qualche pazzia l’ha concessa: le “penne” davanti al bar e le tante elaborazioni necessarie a dare un po’ di brio ad un motore di certo non corsaiolo. «Non esiste una Vespa regolare», ci disse un benzinaio toscano; e in effetti tanto si è fatto per spremere il due tempi dell’insetto a motore, tradendo forse l’idea di base.
Negli anni ’70 è arrivata anche la “50”, con quella “special” diventata mito per i genitori dei quattordicenni: “Ti compro la Vespa, non il motorino”, dicevano. I giovani non capivano perché, ma il mezzo (venduto all’inizio in alternativa alla macchina) restituiva agli anziani un senso di sicurezza, per quello che non si sarebbe potuto fare.

Cose d’altri tempi, che vanno ad appannare un’idea vincente: diventata icona dei tempi e del costume. La Vespa è esposta in molti musei del mondo; come dicevamo, anche al MoMa di New York. Tanti fidanzati l’hanno cavalcata, con la donna seduta di lato, come su una panchina; e il ricordo può riaccendersi nei tanti film nei quali lo scooter è stato protagonista.

Questione di tempo passato, ecco tutto; forse anche di nostalgia. Ma è bello ricordare i momenti felici, perché «Come è bello andare in giro per i colli bolognesi, con una Vespa special che ti toglie i problemi …». La canzone è dei Lunapop. Al di là di tutto, però, un giretto ci piacerebbe farlo anche oggi, magari verso il mare; pian pianino però, con il cambio in quarta (o in terza, su certi modelli) e il motore che sussulta appena.

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