FOTOGRAFIA DA LEGGERE …
Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da Leggere”. Come avevamo anticipato, ci sarebbe piaciuto parlare di “Un tempo, un luogo” (racconti di fotografia), ma non ne abbiamo ancora terminato la lettura. Ripieghiamo così su un grande classico: “La pratica della fotografia”, di Italo Zannier (Editori Laterza).
Non abbiamo mai nascosto la nostra simpatia per i manuali, specificando però come il tutto non derivasse da una nostalgia “analogica”. I vecchi libri, Feininger in testa (un capolavoro), affrontano il tema fotografico per intero, con la dovuta complessità, senza dimenticare nulla: suggerendo anche vie di approfondimento e applicazione. E’ il caso del volume che abbiamo tra le mani, peraltro acquistato in una vecchia libreria, a Brescia. Il sapore che restituisce è quello d’altri tempi: ottima rilegatura, carta patinata, belle immagini, ampia bibliografia, visione completa di tutto ciò che riguardi l’immagine scattata. Si parte dal procedimento fotografico, per arrivare (addirittura) al restauro e alle catalogazioni delle opere dei fotografi. In mezzo, tutto: gli strumenti, gli accessori, il laboratorio, la ripresa, i generi, la stampa.
La magia inizia già dalla prima pagina, quando l’autore dice: «Il procedimento fotografico prende l’avvio prima che la luce agisca sulla sostanza fotosensibile». E poi: «Fotografare significa, prima di tutto, progettare l’immagine in un percorso che nasce, come processo logico, nella nostra mente, tramite la vista e il pensiero; anticipando il clic dell’otturatore di un apparecchio fotografico». Le cose, nonostante le tecnologie, non sono cambiate di molto.
Italo Zannier passa poi a descrivere l’istante: «Ogni fotografia è la sintesi di un attimo in cui si è coscienti della realtà, durante il quale viene decontestualizzata una porzione di questa realtà, che è in rapporto alla collocazione spazio- temporale del fotografo, a una certa distanza dal soggetto, e in un determinato momento». L’autore aggiunge: «Il momento del click spesso non ammette repliche, quando, come dice Henri Cartier Bresson, quell’attimo è stato veramente unico, decisivo».