TASTI BIANCHI E NERI
Un racconto
Si era svegliato di soprassalto. Sdraiato, e poggiato sui gomiti, cercava di riconoscere la stanza e il proprio tempo. Non era stato lo spavento a destarlo, ma la stranezza del sogno: troppo concreto per essere accantonato appena dopo il risveglio.
Coricandosi su un fianco, provò a riprendere sonno; ma subito gli venne in mente quella tastiera di pianoforte sognata in precedenza. Era lunghissima, enorme; e lui vi camminava sopra, con i tasti che parevano sprofondare sotto i suoi piedi. Non ne usciva alcun suono, però; e allora i tasti si disponevano in salita, con una curva che pareva non finire mai. A un certo punto, sempre nel sogno, quasi saliva a scaletta i tasti neri, avendo cura di non cadere all’indietro.
Già, bianco o nero? A questo pensava a occhi chiusi. E la tastiera diventava meno importante, almeno rispetto alla scelta: l’uno o l’altro? Questo o quello? Destra o sinistra? Così, quasi addormentato, iniziò a riflettere sulle alternative, che spesso nella vita si assottigliano, fino a diventare opposte: in significato e contenuto. Se ne fece una ragione.