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TASTI BIANCHI E NERI

Un racconto

Si era svegliato di soprassalto. Sdraiato, e poggiato sui gomiti, cercava di riconoscere la stanza e il proprio tempo. Non era stato lo spavento a destarlo, ma la stranezza del sogno: troppo concreto per essere accantonato appena dopo il risveglio.
Coricandosi su un fianco, provò a riprendere sonno; ma subito gli venne in mente quella tastiera di pianoforte sognata in precedenza. Era lunghissima, enorme; e lui vi camminava sopra, con i tasti che parevano sprofondare sotto i suoi piedi. Non ne usciva alcun suono, però; e allora i tasti si disponevano in salita, con una curva che pareva non finire mai. A un certo punto, sempre nel sogno, quasi saliva a scaletta i tasti neri, avendo cura di non cadere all’indietro.

Già, bianco o nero? A questo pensava a occhi chiusi. E la tastiera diventava meno importante, almeno rispetto alla scelta: l’uno o l’altro? Questo o quello? Destra o sinistra? Così, quasi addormentato, iniziò a riflettere sulle alternative, che spesso nella vita si assottigliano, fino a diventare opposte: in significato e contenuto. Se ne fece una ragione.

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LA DOPPIA ANIMA DI KRISTIN SCOTT THOMAS

Ci è sempre piaciuta, Kristin Scott Thomas, perché bella (molto) e per il fatto di presentarsi con una doppia anima: algida e melodrammatica, distaccata e passionale, con le sue espressività in eterna contrapposizione tra loro. Almeno così ci è apparsa in “Quattro Matrimoni e un Funerale”, al fianco di Hugh Grant e Andie MacDowell. Il film è da rivedere più volte, soprattutto quando la programmazione televisiva ci costringe a una comfort zone filmica. La pellicola è ben fatta, diretta da Mike Newell a basso costo. E’ la storia di un uomo, Hugh Grant, che vive un amore intenso per una bella incontrata alla celebrazione di un matrimonio (Andie MacDowell). Tutto si svolge in un clima inglese, persino nella comicità imbarazzante di tutti i personaggi. Il finale vedrà un matrimonio che non arriverà a buon fine, proprio il giorno delle nozze; con Hugh Grant che si getta tra le braccia della sua Andie (simbolica la scena dei due che si baciano sotto la pioggia). In tutta la pellicola, Kristin elargirà a tratti la sua saggezza algida e tenebrosa, ma alla fine confesserà il suo amore per Hugh.

Un po’ inglese, un po’ francese un po’ hollywoodiana, Kristin Scott Thomas ha toccato con indomita leggerezza tutti i generi cinematografici, dimostrando talento e dando sfogo al sogno che coltivava sin da bambina: recitare. Kristin Scott Thomas rimane un bell’esempio di tenacia: i propri sogni vanno seguiti, a ogni costo, al di là dei risultati che verranno.

L'attrice inglese e francese Kristin Scott Thomas è diventata famosa per il suo ruolo nel film Quattro matrimoni e un funerale. È anche apparsa in il Paziente Inglese, per il quale è stata nominata per l’Oscar, e in Mission Impossible.

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NASCE ANNEMARIE SCHWARZENBACH

Oggi conosceremo un personaggio particolare, Annemarie Schwarzenbach. Lei crebbe come un ragazzo vicino Zurigo. Sua madre, Renée Schwarzenbach-Mille, discendente dall'aristocrazia tedesca, era apertamente bisessuale. Annemarie ha preso da lei la passione per l'avventura e lo spirito libero, anche se la loro relazione era spesso tesa.

Annemarie oltre che scrittrice fu anche una fotografa valente. Le sue immagini offrono una visione unica del suo singolare modo di guardare. Meglio conosciuta, forse, per le immagini che ha catturato della Gioventù hitleriana a Vienna o per i suoi autoritratti, ha anche ampiamente documentato le persone e i siti che ha incontrato durante i suoi lunghi viaggi. Per l’atmosfera strana, però, sono le foto della stessa Annemarie che incantano di più. Snella e pallida, con gli occhi infossati, sembra guardare e superare contemporaneamente lo spettatore. La si vedeva spesso in giacca e cravatta, sempre con un'insolita aria di mistero. È probabile che questo abbia incantato tanto i suoi ammiratori di allora, e che continui a farlo anche adesso. In un momento in cui l'omosessualità era ampiamente criticata, Schwarzenbach ha tracciato una strada per vivere liberamente e senza scuse.

I viaggi della Schwarzenbach l'hanno portata in tutto il mondo. Ha scritto un vasto diario di viaggio nella sua breve vita, mentre esplorava il Medio Oriente, l'Asia, l'Europa e l'America.

Vestita da sua madre con abiti maschili durante l’infanzia, ha mantenuto una preferenza per l'abbigliamento maschile per tutta la vita, coltivando uno stile che risuona ancora oggi.
Schwarzenbach ha tracciato un percorso nel mezzo di qualcosa di più del semplice binario tra uomo e donna: ha coltivato una persona intrepida, quasi sconosciuta per le donne, anche se il suo corpo e la sua mente gli opponevano degli ostacoli. In un momento in cui le donne lottano per l'uguaglianza e la giustizia, la resistenza di Schwarzenbach in nome della curiosità e della scoperta risulta essere più di un semplice punto di riferimento: diventa un'ispirazione.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con fotografia da leggere. Oggi incontriamo un lavoro particolare. Innanzitutto il volume è da vedere (sono presenti le fotografie); poi occorre leggere le parole, un diario che l’autrice ha scritto mentre portava avanti il suo progetto fotografico.
Ecco quindi note, idee, riflessioni riportate integralmente, a contrappunto delle immagini. Il volume che abbiamo letto, e guardato, porta il titolo “Apparizioni per testardi picchi” e porta la firma di Francesca Della Toffola (edizioni LaGrafica per Ponte43, 2021).

Andiamo con ordine. Francesca Della Toffola risponde a un bando per interpretare fotograficamente villa Greppi, una residenza di Monticello Brianza, costruita tra Monza e Lecco. La fotografa trascorre là due mesi, soggiornando nella dimora del custode. Tornava a casa ogni quindici giorni, dove stampava le sue opere, attaccandole subito dopo nel diario. Ne è nato un volume unico, poi riprodotto nel lavoro che vediamo.

Leggendo e guardando emerge l’esperienza di Francesca, la sua emozione ma anche e soprattutto il suo stile. Lei fa parte delle fotografie, con una presenza che non ritrae, diventando invece materia, sostanza, elemento vitale delle immagini. E’ lì che si svolge il processo fotografico: i click non interrompe il respiro, per manifestarsi con l’autrice che ne fa parte: con empatia ed emozione.

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