RICORDANDO BOB MARLEY
Mentre scriviamo, stiamo ascoltando “No Woman, No Cry”, di Bob Marley; brano che occupa la posizione 37 nella Lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone. La versione “Live” del ’75 è diventata un’icona musicale. Il suono dell’Hammond (almeno così sembra) accompagna con garbo il testo cantato e anche l’assolo di chitarra ha una sua validità: gradevole all’ascolto, s’inserisce bene nel “reggae” dell’autore.
C’è tanta Giamaica, nella musica delle cuffie. Ne ricordiamo la capitale e la spiaggia di Negril: oggi meta turistica, ma un tempo primo approdo continentale delle navi che trasportavano gli schiavi. La sera, sulla sabbia bianca, dei complessi locali suonavano la musica di Bob Marley, che là è venerato come un profeta. Di certo lo era musicalmente, avendo divulgato un genere dalle sponde caraibiche in tutto il mondo.
Lo si ascoltava di più Bob, un tempo; quando il “reggae” di colore ne aveva ispirato uno “bianco”, con i Police in testa. La batteria che batteva contemporaneamente Charleston e rullante era diventata un segno distintivo . La musica, però, ha un’onda lunga e diffonde se stessa oltre le tendenze del momento. Avremo modo di ascoltarlo ancora diffusamente sulle radio nostrane, intanto celebriamone il ricordo.
Marley, gravemente malato, voleva morire in Giamaica, ma non poteva affrontare il volo di ritorno dagli USA e morì a Miami l'11 maggio 1981. Ha ricevuto un funerale di stato. La sua registrazione finale, allo Stanley Theatre di Pittsburgh, è stata pubblicata postuma come "Bob Marley and the Wailers Live Forever".