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LA DOPPIA ANIMA DI KRISTIN SCOTT THOMAS

Ci è sempre piaciuta, Kristin Scott Thomas, perché bella (molto) e per il fatto di presentarsi con una doppia anima: algida e melodrammatica, distaccata e passionale, con le sue espressività in eterna contrapposizione tra loro. Almeno così ci è apparsa in “Quattro Matrimoni e un Funerale”, al fianco di Hugh Grant e Andie MacDowell. Il film è da rivedere più volte, soprattutto quando la programmazione televisiva ci costringe a una comfort zone filmica. La pellicola è ben fatta, diretta da Mike Newell a basso costo. E’ la storia di un uomo, Hugh Grant, che vive un amore intenso per una bella incontrata alla celebrazione di un matrimonio (Andie MacDowell). Tutto si svolge in un clima inglese, persino nella comicità imbarazzante di tutti i personaggi. Il finale vedrà un matrimonio che non arriverà a buon fine, proprio il giorno delle nozze; con Hugh Grant che si getta tra le braccia della sua Andie (simbolica la scena dei due che si baciano sotto la pioggia). In tutta la pellicola, Kristin elargirà a tratti la sua saggezza algida e tenebrosa, ma alla fine confesserà il suo amore per Hugh.

Un po’ inglese, un po’ francese un po’ hollywoodiana, Kristin Scott Thomas ha toccato con indomita leggerezza tutti i generi cinematografici, dimostrando talento e dando sfogo al sogno che coltivava sin da bambina: recitare. Kristin Scott Thomas rimane un bell’esempio di tenacia: i propri sogni vanno seguiti, a ogni costo, al di là dei risultati che verranno.

L'attrice inglese e francese Kristin Scott Thomas è diventata famosa per il suo ruolo nel film Quattro matrimoni e un funerale. È anche apparsa in il Paziente Inglese, per il quale è stata nominata per l’Oscar, e in Mission Impossible.

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NASCE ANNEMARIE SCHWARZENBACH

Oggi conosceremo un personaggio particolare, Annemarie Schwarzenbach. Lei crebbe come un ragazzo vicino Zurigo. Sua madre, Renée Schwarzenbach-Mille, discendente dall'aristocrazia tedesca, era apertamente bisessuale. Annemarie ha preso da lei la passione per l'avventura e lo spirito libero, anche se la loro relazione era spesso tesa.

Annemarie oltre che scrittrice fu anche una fotografa valente. Le sue immagini offrono una visione unica del suo singolare modo di guardare. Meglio conosciuta, forse, per le immagini che ha catturato della Gioventù hitleriana a Vienna o per i suoi autoritratti, ha anche ampiamente documentato le persone e i siti che ha incontrato durante i suoi lunghi viaggi. Per l’atmosfera strana, però, sono le foto della stessa Annemarie che incantano di più. Snella e pallida, con gli occhi infossati, sembra guardare e superare contemporaneamente lo spettatore. La si vedeva spesso in giacca e cravatta, sempre con un'insolita aria di mistero. È probabile che questo abbia incantato tanto i suoi ammiratori di allora, e che continui a farlo anche adesso. In un momento in cui l'omosessualità era ampiamente criticata, Schwarzenbach ha tracciato una strada per vivere liberamente e senza scuse.

I viaggi della Schwarzenbach l'hanno portata in tutto il mondo. Ha scritto un vasto diario di viaggio nella sua breve vita, mentre esplorava il Medio Oriente, l'Asia, l'Europa e l'America.

Vestita da sua madre con abiti maschili durante l’infanzia, ha mantenuto una preferenza per l'abbigliamento maschile per tutta la vita, coltivando uno stile che risuona ancora oggi.
Schwarzenbach ha tracciato un percorso nel mezzo di qualcosa di più del semplice binario tra uomo e donna: ha coltivato una persona intrepida, quasi sconosciuta per le donne, anche se il suo corpo e la sua mente gli opponevano degli ostacoli. In un momento in cui le donne lottano per l'uguaglianza e la giustizia, la resistenza di Schwarzenbach in nome della curiosità e della scoperta risulta essere più di un semplice punto di riferimento: diventa un'ispirazione.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con fotografia da leggere. Oggi incontriamo un lavoro particolare. Innanzitutto il volume è da vedere (sono presenti le fotografie); poi occorre leggere le parole, un diario che l’autrice ha scritto mentre portava avanti il suo progetto fotografico.
Ecco quindi note, idee, riflessioni riportate integralmente, a contrappunto delle immagini. Il volume che abbiamo letto, e guardato, porta il titolo “Apparizioni per testardi picchi” e porta la firma di Francesca Della Toffola (edizioni LaGrafica per Ponte43, 2021).

Andiamo con ordine. Francesca Della Toffola risponde a un bando per interpretare fotograficamente villa Greppi, una residenza di Monticello Brianza, costruita tra Monza e Lecco. La fotografa trascorre là due mesi, soggiornando nella dimora del custode. Tornava a casa ogni quindici giorni, dove stampava le sue opere, attaccandole subito dopo nel diario. Ne è nato un volume unico, poi riprodotto nel lavoro che vediamo.

Leggendo e guardando emerge l’esperienza di Francesca, la sua emozione ma anche e soprattutto il suo stile. Lei fa parte delle fotografie, con una presenza che non ritrae, diventando invece materia, sostanza, elemento vitale delle immagini. E’ lì che si svolge il processo fotografico: i click non interrompe il respiro, per manifestarsi con l’autrice che ne fa parte: con empatia ed emozione.

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SALVATORE ANDREOLA, PITTORIALISTA

In un mese ricco di avvenimenti e personaggi, incontriamo un fotografo dal valore artistico imponente e sicuramente dimenticato. Dopo anni nei quali ci siamo incrociati col Referendum sul Divorzio (12 e 13 maggio 1974), con la Legge Basaglia (la n° 180 del 13 maggio 1978, n. 180; quella che impone la chiusura dei manicomi), con l’attentato al Papa Giovanni Paolo II (13 maggio 1981, in piazza San Pietro), con lo sfregio vandalico della Pietà di Michelangelo (quella Vaticana, 21 maggio 1972), con la nascita di Richard Avedon (15 maggio 1923), abbiamo deciso di occuparci di Salvatore Andreola, fotografo.
Lui è stato un portavoce della fotografia italiana nell'Europa degli anni '20 e '30. Ritrattista instancabile, fine indagatore psicologico, ottimo fotografo, Andreola ha interpretato quella ricerca dell'affinità fra pittura e fotografia che ha animato il dibattito artistico d'inizio secolo scorso, dando vita al movimento “pittorialista”.

E’ difficile pensare a come si possa raggiungere la notorietà in fotografia. Certo, il mercato conta, ma probabilmente c’è dell’altro: editori, curatori, gallerie, incontri e tanto altro. Sta di fatto che anche in passato non esisteva spazio per tutti. Così, tanti archivi sono caduti nel silenzio di qualche scaffale, senza poter divulgare storie e conoscenze. Noi oggi non stiamo facendo giustizia, non ne siamo in grado; ma almeno lanciamo un invito: guardiamo oltre, anche nei tempi andati; esiste tanta autorialità da scoprire.

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