Skip to main content

FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da leggere”. Abbiamo riflettuto a lungo, poi non siamo stati capaci di resistere: dovevamo parlare del libro che abbiamo trovato per caso, curiosando nella biblioteca della mansarda. Si tratta di “Il gioco delle perle di Venezia”, di Gianni Berengo Gardin, Marco Steiner, Marco D’Anna, Hugo Pratt, Edizioni Rizzoli. Il volume dimostra, una volta di più, come la fotografia rappresenti una pratica trasversale, in grado di contaminarsi con altre arti. Anzi, come affermiamo spesso, fotografare, con passione, diventa un modo per “vedere diverso” anche come semplici osservatori, di fronte a una mostra o al cinema, mentre si assiste alla proiezione di un film.
Forse stiamo andando oltre, al di là degli scopi del nostro “lunedì da leggere”. Chiediamo scusa, ma non potevamo farne a meno.

Piccola sinossi del volume

In una delle avventure più amate di Corto Maltese, Favola di Venezia, il marinaio viene spinto dal misterioso Baron Corvo a ricercare un magico smeraldo. Parte così una caccia al tesoro che oggi, a quarant’anni di distanza dalla pubblicazione di quella storia, Gianni Berengo Gardin ha deciso di ripercorrere, facendosi guidare da due cultori dell’opera di Pratt: il fotografo Marco D’Anna e lo scrittore Marco Steiner. La fotografia si affianca al fumetto e alla narrazione; il fotografo (Berengo) diventa addirittura un modello.

Continua a leggere

AUGURI A TUTTE LE MAMME

La seconda domenica di Maggio si celebra la Festa della Mamma, e saranno telefonate (tante) e anche mazzi di fiori, con visite improvvisate. Per un giorno ci ricorderemo di chi ci ha donato la vita, in un gesto d’amore. Bene così.

Molti Paesi, oltre l’Italia, celebrano la Festa della mamma la seconda domenica di maggio, tra questi: Stati Uniti, Australia e Canada. Nel nostro paese pare che la Festa della Mamma sia stata celebrata da Otello Migliosi la seconda domenica di maggio del 1957, primo in assoluto a dare inizio a questa festa nel suo borgo.

Il divenire del mondo è pieno di storie di madri. La loro è una presenza nascosta; eppure consistente. Per i credenti, Maria è al centro della religione: quale madre di un Dio venuto in terra per salvarci. Michelangelo, nella sua pietà romana (opera giovanile - 23 anni -) la raffigura giovane, perché tale è l’affetto di una mamma per i figli.
Cosa dire poi delle mamme coraggio? Ci vengono in mente le Madri di Plaza de Mayo, quelle dei desaparecidos, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983; ma tante altre ne potremmo elencare. Del resto, a ogni evento bellico la TV ci presenta sempre pianti di madri disperate: sono loro che subiscono la storia prima di scriverla.

La madre, la mamma, fa eco a tutta l’esistenza dell’umanità: lei conosce il pianto, la gioia, il perdono, la vita. E lo sanno bene quanti si trovino in cattive acque. «Mamma mia» esclamano, desiderando quell’abbraccio universale che li ha sempre protetti. Ricordare la donna madre, quindi, non è solo l’occasione per una festività, ma un modo per nutrire rispetto per tutta l’umanità: quella alla quale apparteniamo.

Auguri a tutte le mamme

Continua a leggere

IL PRIMO GIRO D’ITALIA

La metà di maggio è ricca di ricorrenze importanti; nascono: Bruce Chatwin (autore di “In Patagonia”) il 13 maggio 1940; Toni Schneiders, il 13 maggio 1920; Jan Saudek, fotografo praghese, il 13 maggio 1935. Non solo, Il 12 maggio 1974 gli italiani furono chiamati alle urne per decidere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini del 1970, quella che istituiva in Italia il divorzio. Partecipò al voto l'87,70% degli aventi diritto (un’enormità); votò no il 59,30% e sì il 40,70%. Per finire, il 13 Maggio 1980, in Italia, entra in vigore la Legge 180, quella che abolisce i manicomi.

Arriviamo a un’altra ricorrenza: 13 maggio 1909, parte da Piazzale Loreto a Milano il primo Giro d'Italia, 8 tappe per 2448 km, vincerà Luigi Ganna. Già, nasce la “corsa rosa”, la competizione che unirà l’Italia: quella tra le due guerre e soprattutto la nazione del dopo conflitto. Del resto, il ciclismo crea le leggende, quelle che nascono lassù, in montagna, dove si consuma la fatica. Là vengono fuori gli eroi e li aspettano in tanti, tra mani, urla, applausi, grida, solo per vederli comparire. Il campione della bicicletta sbuca da dietro la curva, dopo il lungo silenzio delle montagne. Tutti capiscono gli occhi e il cuore, ma anche il volto e la fatica. Non è importante conoscerne il nome: la sentenza arriva dalla strada; meglio quindi corrergli dietro, fino allo spasimo, urlandogli l’emozione del momento e dell’attesa, esortando un altro giro di pedale verso la vetta.

Dietro quella curva, anche quest’anno sbucherà il campione, e altri lo stanno già aspettando: Bottecchia, Nencini, Pantani, Coppi, Bartali; fantasmi di passati diversi, quando comunque sui pedali bisognava spingere, come oggi. A loro fanno compagnia le “penne d’oro”, giornalisti d’eccezione: Vasco Pratolini, Giovanni Mosca, Orio Vergani, Dino Buzzati, Nantas Salvalaggio, Indro Montanelli; inviati volontari di quando l’Italia era da rimettere insieme, un po’ come oggi.

Continua a leggere

SEBASTIÃO SALGADO, AMAZÔNIA

Apre al pubblico, il 12 maggio 2023, la mostra “Sebastião Salgado, Amazônia”, alla Fabbrica del Vapore di Milano, fino al 19 novembre 2023.

Dopo il progetto Genesi, dedicato alle regioni più remote del pianeta per testimoniarne la maestosa bellezza, Salgado ha intrapreso una nuova serie di viaggi per catturare l'incredibile ricchezza e varietà della foresta amazzonica brasiliana e i modi di vita dei suoi popoli, stabilendosi nei loro villaggi per diverse settimane e fotografando diversi gruppi etnici. Un progetto durato sette anni, durante i quali ha fotografato la vegetazione, i fiumi, le montagne e le persone che vi abitano.

Per Sebastião Salgado, le immagini della mostra testimoniano ciò che sopravvive prima di un’ulteriore progressiva scomparsa. «Il mio desiderio, con tutto il cuore, con tutta la mia energia, con tutta la passione che possiedo, è che tra 50 anni questa mostra non assomigli a una testimonianza di un mondo perduto», ha affermato il maestro brasiliano. «L’Amazzonia deve continuare a vivere – e, avere sempre nel suo cuore, i suoi abitanti indigeni».

Lélia Wanick Salgado, compagna di lavoro e di vita del fotografo, è responsabile della curatela e della scenografia della mostra. «Disegnando ‘Amazônia’, ho voluto creare un ambiente in cui il visitatore si sentisse all’interno della foresta, integrato con la sua esuberante vegetazione e con la vita quotidiana delle popolazioni indigene».
In effetti, la mostra permette al visitatore di immergersi nei paesaggi amazzonici. Le pareti scure dell’installazione esaltano le immagini (retroilluminate), che paiono uscire dalla cornice in una “terza dimensione” visiva. Salgado ci aveva già abituato a questo, sin da Genesi.

Continua a leggere