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LE DONNE DI SCANNO

L’aver già parlato di Scanno ha aumentato la nostra curiosità. Ci piacerebbe conoscere meglio il paese abruzzese, sapere chi c’è stato, visitarlo anche. Indagando, abbiamo scoperto come i “grandi fotografi” siano arrivati dopo altri visitatori illustri. Il primo personaggio a conoscere Scanno è stato M. C. Ercher: grafico, disegnatore e, all’occorrenza, fotografo.

E' nel 1928 che Escher scopre l'Abruzzo dalle ripide vette ed i paesi di pietra arroccati che, abituato a sconfinati orizzonti, dovettero esercitare su di lui un fascino irresistibile. Tornò più a lungo, nel 1929. Così scrisse: "Mi metto in cammino ogni primavera; questo tipo di viaggio mi restituisce vigore nel corpo e nell'anima…non conosco gioia più grande che vagabondare per le colline e le valli, da paese a paese…". Raccolse una cartella con più di 28 disegni e tante foto.

La fama fotografica di Scanno la si deve a una donna: Hilde Lotz Bauer. Arrivata a Scanno pochi anni dopo M.C. Escher e vent'anni prima di Henri Cartier-Bresson (siamo negli anni ’30), fu la prima donna che scattò a Scanno. La maggior parte dei soggetti di Hilde sono rappresentati da donne: donne al lavoro fuori dalle porte delle loro case, ragazze piegate agli angoli delle strade che offrono mucchietti di lumache a manciate, donne che portano sulla testa catini pieni di panni lavati da mettere ad asciugare all'aperto su cataste di legna.

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DIMENTICANZA D’APRILE, NIGEL HENDERSON

Nigel Henderson nasce l’1 aprile 1917 a Londra.
Dopo aver prestato servizio nella RAF durante la guerra, Henderson ha studiato alla Slade School of Fine Art (1945-9). Si rivolse alla fotografia al termine del suo corso, anche se non aveva mai ricevuto una formazione specifica in tal senso. Dopo essersi trasferito nel quartiere operaio di Bethnal Green, nell'East End, a fine conflitto, negli anni 1949-1953 ha concentrato la propria attenzione sul fotografare scene incontrate durante le lunghe passeggiate in quella zona.

Le fotografie che ci vengono proposte dimostrano il fascino di Henderson per la natura transitoria del contesto urbano. Questo interesse si è esaltato per il senso di separazione che viveva nei confronti del quartiere operaio nel quale viveva. Tutto ciò lo portava a dotare di una qualità chiusa le scene di strada che incontrava. Ogni cosa diventava rituale, irreale e teatrale, con un significato sempre più lontano dalle proprie esperienze di background. Henderson ha spiegato: “I miei vicini sembravano vivere la loro vita in risposta ad alcuni script predeterminati”. “Questi riti erano, per me, formali, molto forti e coercitivi a causa della loro scarsa familiarità”.

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LA FESTA DELLA LIBERAZIONE

Oggi è la festa della liberazione, ma il nostro pensiero deve andare anche ai tanti civili che la guerra l’hanno subita, al di là delle ideologie. La storia si scrive quasi da sola, tra vinti e vincitori, battaglie ed episodi, coraggio e retorica. Alla resa dei conti, però, ogni conflitto genera solo superstiti, se non addirittura reduci: a loro il compito di generare un “come prima” almeno migliore.

Dedichiamo alla festa un racconto, ambientato ancora durante la guerra. Lo facciamo per ricordare coloro che non hanno potuto dire a se stessi: «La guerra è finita».

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da Leggere”. Oggi incontriamo un libro di racconti, “Le mele d’oro”, di Eudora Welty (Racconti Editori, 2021). Abbiamo già parlato della scrittrice (13 aprile 2021), perché per molto tempo nella sua vita si è occupata di fotografia. I suoi scatti hanno indagato il sud degli Sati Uniti, con un lavoro assiduo e coerente. Lei ha anche esposto le sue opere in numerose mostre.
Le mele d'oro, il libro, è una raccolta di racconti, dove ogni forma breve è legata all’altra dal destino, unico, degli abitanti della fittizia città di Morgana.

Dalla sinossi. Nel Sud degli Stati Uniti ogni vita è intrecciata all'altra, i protagonisti si ritrovano e riscoprono di racconto in racconto ogni volta con un senso e una prospettiva diversi. Questa raccolta vicina al romanzo è un capolavoro strutturale in cui il pettegolezzo si mischia al lirismo purissimo e alla descrizione più minuziosa, in un microcosmo dove ogni tragedia - mariti che abbandonano le mogli, maestre di piano che diventano pazze, bambine che rischiano di affogare - viene risolta da un'epifania di tenerezza del tutto imprevedibile un solo momento prima.

Noi abbiamo sempre considerato la fotografia come una pratica “trasversale”, fortemente contaminante. Ci piace pensare che proprio lo scatto abbia fatto maturare le qualità narrative di Eudora Welty. I racconti si leggono volentieri: li consigliamo.

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