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NASCE HANS CHRISTIAN ANDERSEN

Il 2 aprile, dal 1967, ricorre la “Giornata Internazionale del Libro per Bambini”, giorno in cui nacque lo scrittore Hans Christian Andersen, famoso per le sue fiabe. Lo scopo della ricorrenza è quello di sottolineare l’importanza della lettura fin dalla più tenera età.
Il mondo delle favole ci riporta agli anni dell’infanzia, quando a narrarle erano i nonni, ormai sostituiti da tablet e smartphone. Spesso la trama veniva modificata, anche perché riportare a un infante la versione originale della “Piccola fiammiferaia” (di Andersen) non era certo un invito alla serenità: la bimba muore in un gelido inverno mentre tenta di scaldarsi con i pochi fiammiferi rimasti; e negli ultimi istanti di vita rammenta la nonna.

Il ricordo dello scrittore danese ci riporta a “Frozen, il regno di ghiaccio”, un film d'animazione del 2013, diretto da Chris Buck e Jennifer Lee; prodotto dalla Walt Disney. La pellicola era liberamente tratta dalla fiaba “La regina delle nevi”, di Hans Christian Andersen. Al centro della vicenda non c’è nessun principe azzurro e neanche un drago da sconfiggere, bensì unicamente l’affetto tra due sorelle, su quale poggerà il lieto fine.
Del film ricordiamo la colonna sonora e il brano Let it go, cantato da Idina Menzel (presente nella nostra lista d’ascolto, per via delle figlie; e centrale nella trama del film).

Di Andersen vogliamo rammentare “La principessa sul pisello”, una favola a lieto fine. Una principessa, capitata per caso in un castello, viene messa alla prova mettendo di nascosto un pisello sotto tanti materassi, prima della notte; questo per verificarne la nobiltà. La mattina dopo le verrà chiesto come avesse dormito e lei risponderà: «Malissimo!». Il Principe sposerà la ragazza convinto di unirsi a nozze con una principessa vera.

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PESCE D’APRILE

E’ il primo aprile, conosciuto, dai tempi della scuola, per essere il giorno in cui gli scherzi sono in agguato; ma perché si dice pesce d’aprile? Proprio il primo giorno del mese? Il pesce d’aprile è un giorno “festeggiato” non solo in Italia, ma anche in Francia, conosciuto con il nome di “poisson d’avril”; in Spagna, chiamato “Pescando de abril”; in Germania, nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Brasile, fino ad arrivare in Giappone.

Molte ipotesi s’intrecciano sulla nascita di questa ricorrenza, tuttavia pare che l’ipotesi più accreditata affondi le sue radici durante il regno di Carlo IX di Francia. Al tempo in tutta la Francia le celebrazioni del nuovo anno cominciavano il 25 marzo e finivano una settimana dopo, il 1° aprile appunto. Nel 1564 il re decretò l’adozione del calendario gregoriano, facendo diventare così il primo giorno dell’anno il 1° gennaio. Si dice però che molti francesi continuassero ugualmente a scambiarsi regali durante la settimana che terminava proprio con il 1 aprile. Alcuni burloni decisero però di ridicolizzare i francesi affezionati alla vecchia data e così decisero di consegnare loro regali insensati, buffi, organizzando feste inesistenti; da qui la tradizione di fare scherzi il primo giorno d’aprile.
Il nome Pesce d’Aprile, si riferisce invece allo zodiaco: qualunque evento avvenuto in quella specifica data infatti veniva connesso al fatto che il Sole lasciava la costellazione dei Pesci.

Dalle tradizioni scherzose, passiamo a una tematica più seria, affrontata in maniera narrativa e pure antropologica. Il parlare di pesci ci ha fatto venire in mente un lavoro di Carlo Mari, Passage through DAR; un’opera sontuosa, che si compone di ritratti fotografici scattati nel mercato del pesce di Dar Es Salaam, in Tanzania. Ne è nato anche un libro edito da Skira.

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SI INAUGURA LA TORRE EIFFEL

Ne abbiamo parlato nel 2020, con poche righe. Oggi ci occuperemo del monumento parigino in maniera trasversale, partendo da angolazioni differenti e non unicamente fotografiche. La Torre Eiffel venne inaugurata il 31 marzo 1889, per l’Esposizione Universale che avrebbe aperto nel Maggio dello stesso anno. Alta 324 metri, rimase l'edificio più alto al mondo fino al 1930, quando fu superata dal Chrysler Building di New York.

Nel progetto iniziale, la Torre Eiffel doveva essere una struttura senza un utilizzo preciso, come molte altre realizzate per le Esposizioni: il contratto prevedeva che fosse demolita al massimo 20 anni dopo la sua realizzazione. La struttura era però diventata molto conosciuta, i parigini si erano abituati alla sua presenza e grazie alla sua altezza dava un ottimo servizio come ripetitore per le comunicazioni radio. Sulla base di queste considerazioni, le autorità parigine decisero di mantenere in piedi la Torre Eiffel.
Ci piace ricordare come il progettista (Gustav Eiffel) avesse previsto, al terzo livello, un appartamento per ospitare le persone illustri. Lì dormì anche Edison che, nell’Esposizione Universale del 1889, nella capitale francese, portò il suo fonografo.
Da una struttura effimera, ecco nascere un simbolo: naturale quindi che la bandiera francese fosse issata alla sommità della torre subito dopo la liberazione, durante la seconda guerra mondiale.
Resta l’importanza dell’opera monumentale, che in tutte le fotografie conserva il suo impatto: come opportunità e non solo alla stregua di un elemento connotante.

Molti fotografi hanno inserito la torre di Parigi nelle loro opere. A memoria, ci vengono in mente: Horvat, Erwitt, Doisneau, Kertész; ma poi ci accorgiamo come pure Burri, Bresson, List, Capa, Majoli, Riboud, Parr, abbiano fotografato il monumento anche solo come contesto. Oggi scopriremo come anche una fotografa importante (Ilse Bing) si sia occupata dell’emblema francese, con un’immagine diventata la copertina di un libro firmato George Simenon. Non poteva mancare il cinema, e qui ci divertiremo.

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CASCO PER TUTTI

Non è una trovata pubblicitaria, bensì solo una curiosità. Il 30 marzo 2000 entra in vigore la legge che estende ai maggiorenni, alla guida di ciclomotori, l’obbligo di indossare il casco. Prima dovevano farlo solo i minorenni.

La notizia è da poco, ma i ricordi tornano incessanti. Chi scrive, pur desiderando la moto (bicilindrica, però), ha posseduto solo ciclomotori; spesso ereditati dallo zio di turno. In sella a un “50” c’era poco da spingere e il vento nei capelli rappresentava l’unico benessere di quel “due ruote”. Oltretutto, non si poteva trasportare la ragazza, ma lì qualche licenza ce la siamo presa. Il top è arrivato con la Vespa 50 Special del “babbo”, il che oggi ci fa sussurrare la canzone di Cesare Cremonini: «Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi, se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi». Sì, perché la prima strofa recita così: «Vespe truccate, anni ‘60»; e, in effetti, di “50” normali come uscite dalla fabbrica, ne circolavano poche, se non nessuna. Tutti conoscevamo il meccanico “delle modifiche”, capace di cambiare cilindro e pistone, aggiungendo qualche ritoccatina al carburatore.
Altri tempi. Oggi in città i veicoli a due tempi sono banditi, dai benzinai non c’è più la colonnina che riportava la scritta “miscela” e dagli scappamenti non esce più il fumo bluastro dell’olio bruciato.

Chi scrive possiede ancora una Cinquanta Special degli anni ’70, ferma da anni (purtroppo), uscita quando la contestazione animava le ideologie. Peraltro, stavano comparendo le prime maxi moto, giapponesi in testa. I movimenti studenteschi non prevedevano atteggiamenti borghesi, ma la Vespa 50 faceva la sua bella figura, con un conducente vestito di Eskimo e tanti sogni tra i pensieri.
Quella Vespa 50 è ancora in garage e quasi certamente non va più in moto. Avvicinandosi, però, la si riconosce ancora dall’odore, perché l’olio della miscela aggiungeva un gusto dolciastro all’aroma della benzina. Sarebbe bello poterla riprendere e correre altrove, nei luoghi dove gli unici pensieri erano la versione di latino e la ragazza del cuore: con le ali sotto i piedi e senza casco, ovviamente.

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