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BERNSTEIN: MUSICA SERIA E POPOLARE, INSIEME

Abbiamo utilizzato un titolo strano, sicuramente riduttivo; ma altro non sapevamo dire per uno dei più grandi musicisti del ‘900. Leonard Bernstein si è cimentato nella musica “seria” e in quella popolare, impegnandosi anche nel musical e nelle colonne sonore (vincerà un Oscar). Da divo della musica, non ha tralasciato l’impegno nelle sale discografiche e dietro gli obiettivi televisivi. Sotto questo aspetto si dimostrò moderno. Lo dimostrano anche i tanti fotografi che lo hanno ritratto. Abbiamo così scelto due interpreti famosi del ritratto: Yousuf Karsh e Arnold Newman; questo perché entrambi risultano riconoscibili, ricordando lo stile di altri capolavori. Il fotografo armeno- canadese usa qui una luce teatrale, come già fece nel famoso ritratto di Winston Churchill. Newman propone Bernstein in un contesto molto simile a quello utilizzato per fotografare Alfred Krupp, a Essen, nel 1963.

Ci scusiamo se i riscontri biografici di Leonard Bernstein sono trattati con leggerezza, ma per occuparsi appieno di lui occorrevano spazi ben più ampi. Confidiamo che queste poche pillole (anche fotografiche) possano destare quella curiosità che al solito anima la conoscenza.

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RICORDANDO CESARE COLOMBO

Abbiamo osservato a lungo le immagini di Cesare Colombo, non solo oggi. Di volta in volta nascevano in noi curiosità diverse, spesso animate dalla presunzione di un conosciuto modesto e irriverente. Le sue fotografie non illustrano un tempo cristallizzato, ma una serie d’istanti creati per divenire idea, lasciando quindi una coda che si muove in avanti, in attesa del nuovo che arriverà. Le nostre sono considerazioni personali, un po’ supponenti dicevamo, ma ai nostri occhi viene precluso l’effetto nostalgia per come eravamo, convinti (dal fotografo) che un futuro ci sarebbe stato, aderente a un’evoluzione sociale già evidente. Milano è centrale nell’attività fotografica di Cesare Colombo, ma una forza centripeta l’ha portato altrove: non geograficamente, però, perché la sua sensibilità culturale è stata indirizzata a collaborare con altri colleghi e insieme a istituzioni aderenti alla fotografia. Si tratta di un personaggio da rileggere con attenzione, per quanto ha donato durante la sua esistenza, divulgando l’arte dello scatto con ostinazione e coraggio.

Cesare Colombo è stato un protagonista della fotografia italiana, per due ragioni principali. Come studioso, nell’arco di quarant’anni, ha prodotto fotolibri e mostre di grande successo (da L’Occhio di Milano, 1977, alla Fotografia Italiana Anni Cinquanta, 2006); come fotografo, ha condotto un’indagine sulle vicende sociali dell’uomo, tra committenza e ricerca personale. Gli scatti di Cesare Colombo nascono con l’obbligo della testimonianza, ma lasciano spazio alla creatività, dove la poesia si eleva sul vortice della modernità.

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IL POETA DEGLI EPITAFFI

Poesia nella poesia, questo ci accade d’incontrare quando prendiamo in mano il libro di Edgar Lee Masters o ascoltiamo l’LP di Fabrizio De Andrè. Nella nostra esperienza, culturalmente blasfema, i due lavori si sommano, quasi esaltandosi a vicenda. Tutto inizia da “La Collina”: il brano introduttivo dell’album, così come la prima poesia del libro di Masters. Si tratta di un volo sul cimitero di Spoon River: uno sguardo sull’umanità lì sepolta. C’è di tutto, dai morti accidentali sul lavoro, a quelli uccisi per rissa; compaiono donne morte per amore oppure di aborto, o ancora uccise in un bordello dalle “carezze di un animale”.

Di volta in volta riconosciamo l’emozione che respiriamo dentro, anche con un po’ d’orgoglio: quasi che l’ascolto o la lettura rappresentino un privilegio raro, dovuto a una scoperta originale. Riponiamo il volume nella biblioteca con la dovuta cura, in un posto dove lo si possa trovare con facilità. Ci saranno altre occasioni per tirarlo fuori, quando il cuore chiama l’emozione di un luogo immobile e veritiero, quale quello del cimitero di Spoon River.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

La rubrica del lunedì questa volta ci offre una grande opportunità: quella di celebrare Henri Cartier Bresson, con due libri che lo riguardano. Ricordiamo che il fotografo francese nasceva a Chanteloup-en-Brie il 22 agosto 1908. Lui è stato uno dei fotografi più importanti del ‘900, avendone intuito lo spirito. Per questo motivo è passato alla storia come “L’Occhio del Secolo”. Con i suoi scatti è riuscito a cogliere la vera essenza della vita, mentre la sua esistenza è stata tutta dedicata a trasformare la fotografia in un mezzo di comunicazione moderno, influenzando intere generazioni di fotografi.

Padre del foto giornalismo, Bresson ha contribuito a portare la fotografia, surrealista nel suo caso, al cospetto di un pubblico più ampio. Non è quindi solo un nome da ricordare, ma pure il capostipite di una generazione di fotografi che, senza di lui, non sarebbero esistiti. Crediamo, forse presuntivamente, che tutti gli debbano essere grati, anche i semplici appassionati, perché è dai suoi scatti che l’immagine prende vigore e fama, diffondendosi.

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