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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con fotografia da leggere, ma anche da vedere, questa volta. L’opportunità ce la offre Ferdinando Scianna, valido fotografo e sublime scrittore, che negli anni ci ha abituato a riconoscere il rapporto stretto esistente tra fotografia e letteratura. Il libro che proponiamo è “Visti & Scritti”, edizioni Contrasto (2014). Nel volume, il fotografo racconta, con parole e immagini, gli innumerevoli incontri avuti, nel corso della sua vita, e i ritratti che ne sono scaturiti.

Sfogliando le pagine con curiosità, come si fa in libreria prima dell’acquisto, saltano fuori Giuseppe Tornatore e Mario Monicelli, Paolo Pellegrin, Henri Cartier-Bresson, e poi Ken Follett, Toni Servillo, José Saramago, Karl Lagerfeld, Gianfranco Ferrè, Alberto Moravia e tanti altri. L’emozione che pensiamo di poter provare è quella di un viaggio, dove la vita di Scianna potrebbe esserne l’asse portante. Poi si scopre che c’è molto di più, frutto dello sguardo autoriale che il fotografo siciliano ha dimostrato di avere sin dalla giovane età, lo stesso che lo ha portato a indagare una prossimità quotidiana, ricca di episodi, diventata consistente e significante con la continua narrazione di sé. Il volume è uno di quelli da avere per forza, per il quale va creato nella biblioteca un posto di privilegio. Perché sì, quelle pagine vanno lette più volte, in certi casi anche solo consultate. Sarà il miracolo della fotografia a farcele apprezzare, quello che appartiene all’uomo, alla sua vita, al suo racconto.

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CHARLIZE THERON E IL FILO DELLA GONNA

La scena è ambientata nel lusso. Tre personaggi vivono nelle inquadrature: un anziano, probabilmente facoltoso; un ragazzo di bell’aspetto e lei, Charlize Theron. Il piano sequenza si anima di sguardi e ammiccamenti tra i tre, poi la donna si allontana, forse indispettita. Il filo della gonna s’impiglia alla seggiola, che smaglia l’indumento mentre Charlize cammina, mettendo in mostra il lato “b” dell’attrice. La fortuna aiuta i belli, lo sappiamo; ma poi occorre districarsi nel mondo. Chi incontriamo oggi è riuscita a farlo. Bene così, ma si tratta di un modello che è meglio non imitare. C’è dell’altro.

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BUONE VACANZE DA IMAGE MAG

E’ il primo week end di agosto. Simbolicamente l’abbiamo scelto per significare le vacanze di tutti: quelle di coloro che partiranno e le altre, dei molti che sono già tornati. Ovviamente il nostro pensiero si estende anche ai tanti che vivranno il mese in città.

Partivamo per un mese, con i genitori. Era un periodo lungo, divertente, privato: una Domenica lunga un mese. C’era anche il modo per ripensare: a sé stessi, alla vita, al domani. Si fermava l’Italia, ecco tutto: con le città vuote mostrate alla TV. Spesso si tornava alla casa di un tempo, alle origini, o anche dai nonni. E il rullino finiva lì, proprio prima delle scuole: sviluppato e conservato in un cassetto.

L’augurio? E’ quello di continuare a riempire quella memoria, perché ci vede inseriti nel tempo, nel pensiero che diviene, in un rituale che si ripete da anni, anche se in modo diverso. Nell’incertezza attuale, è cosa buona ricordarci da dove siamo partiti, con coraggio. Il domani ci sarà, e sarà migliore.

Buone Vacanze

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CLAUDE EATHERLY, IL PILOTA DELLA BOMBA

Ne parliamo il giorno prima, perché crediamo sia giusto così. Claude Eatherly era un ragazzo texano, nato nel 1918, figlio di agricoltori. Forse si trattava di una persona semplice. Al college non si distingue e abbandona gli studi prima del tempo. Si arruola nell’aviazione statunitense nel 1940. Come pilota è bravo, molto; e la carriera lo premia: nel 1941 era già ufficiale, anche se di primo grado. La sera del 5 agosto 1945 andò a dormire sapendo di dover compiere una missione importante, ma forse la sua coscienza era tranquilla, anche se il giorno dopo avrebbe fatto sganciare l’ordigno più potente che sia mai stato utilizzato in guerra. Del resto era un eroe del volo “bellico” ed è probabile che un briciolo di orgoglio personale gli abbia fatto intraprendere l’incarico con la dovuta lucidità. Non lo sappiamo, anche perché poco si conosce di quell’ultima notte. La bomba atomica su Hiroshima del 6 agosto 1945, però, gli avrebbe cambiato la vita. Conosceremo il suo volto in un ritratto di Richard Avedon.

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