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[TINA, SIMPLY THE BEST]

Dopo quasi cinquant'anni nel mondo della musica, Tina Turner è diventata una delle rockstar internazionali di maggiore successo commerciale. La voce sensuale e potente, le gambe incredibili, la bellezza longeva nel tempo, il sex-appeal e la sua storia indimenticabile hanno contribuito tutti al suo status leggendario. Le apparizioni di Tina sul palco sono diventate iconiche, non a caso Herb Ritts ha fotografato la top model Cindy Crawford mentre imita le movenze della cantante; e la somiglianza è accattivante, a iniziare dalle gambe! Per il resto, Tina Turner è stata grande nella vita, quella che le ha proposto tante difficoltà: familiari e sentimentali. Ne è uscita bene: che dire? Simply the best.

Herb Ritts, Tina Turner, Bob Gruen, 26 novembre 1939

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[MARIANNE, 10 ANNI DI FOTOGRAFIA]

Ecco un altro autoritratto, è quello di Marianne Breslauer, nata il 25 novembre 1909 a Berlino. Quello di fotografarsi da sole è una caratteristica della fotografia al femminile e l’abbiamo riscontrata in molte autrici. A memoria, ricordiamo: Francesca Woodman, Cindy Sherman, Wanda Wulz, Dora Maar; ma anche Claude Cahun, Ilse Bing, Lisette Model, Imogen Cunningham, per finire con Vivian Maier e altre ancora. Questioni di vanità? No, mai; piuttosto in tutti i casi si è trattato di un bisogno, di una necessità, atta a esprimere un “quando”, prima ancora del “perché”; a sottintendere come il tempo faccia parte della fotografia. Ore, minuti, secondi, scorrono senza tregua; ma è un’illusione pensare che il loro andamento sia lineare. Più spesso accelerano, rallentano, tornano indietro, confluiscono, suggeriscono, esortano, ricordano. L’autoritratto compie per questo quasi una forzatura: diventa un testacoda, un passo più lungo della gamba che torna indietro verso l’interiorità. Vogliono essere osservate, le donne; per come sono e non per come dovrebbero essere.

Marianne Breslauer, 25 novembre 1909

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[NASCE IL JUKEBOX]

23 novembre 1890 – Il primo jukebox entra in funzione nel Palais Royale Saloon di San Francisco. E’ l’inizio di un’era, perché la musica diventava ascoltabile in luoghi prima sordi (e muti), semmai abitati da un pianoforte che suonava da solo o strimpellato da un musicista solitario. “Non sparate al pianista”, diceva un detto; anche perché lui voltava le spalle al locale, avulso da qualsiasi accadimento. Il jukebox no: iconicamente colorato e luminoso, aveva un suo spazio, davanti al quale si poteva anche ballare. Bastava una monetina per cambiare un’atmosfera, riascoltando quel brano già apprezzato per radio. Ecco, sì: col jukebox la musica trovava un altro trasduttore, sociale e collettivo, in compagnia del quale innamorarsi e amare, perché anche lì si andava a finire con la musica, da sempre complice degli ardori giovanili.

23 novembre 1890, jukebox, Robert Frank

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