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NASCE LOUIS ARMSTRONG

Riprendiamo una notizia pubblicata nel 2020, il 4 agosto: nasce Louis Armstrong. C’è un po’ di simpatia, da parte nostra, con in più quella nostalgia che parte da un ascolto domestico per via del padre. A noi è rimasta l’idea di un artista a tutto tondo, che ha trasferito la sua tromba al di fuori del jazz classico, portandola persino nel cinema; ricordiamo a proposito: Alta società, regia di Charles Walters (1956) e Hello, Dolly!, regia di Gene Kelly (1969).

Ci viene in mente un vinile crepitante nel quale Louis suona e canta con Ella Fitzgerald: una voce melodica e calda (quella di lei) che duetta con un’altra, color catrame, quando la tromba non è sulle labbra. Non solo, un altro disco in casa riproduceva i brani dei film di Walt Disney suonati dal trombettista di New Orleans. Lì era il timbro vocale a vincere.

Non dimentichiamo che Louis Armstrong partecipò anche al Festival di San Remo, nel 1968. Insomma per noi Satchmo (soprannome dovuto alla dimensione della bocca) ha rappresentato una presenza importante dell’ascolto domestico, quando ancora i trasduttori, registratori o giradischi che fossero, non erano personali come oggi, ma messi in comune. Il jazz? Era distante e lo è ancora oggi, quando in macchina ascoltiamo “La vie en rose”, con il suo assolo finale di tromba. La memoria aiuta, tra nostalgia e felicità: bene così.

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RICORDANDO HENRI CARTIER BRESSON

E’ la prima volta che celebriamo Henri Cartier Bresson nel giorno della sua dipartita (3 agosto 2004). Lo facciamo volentieri, anche perché per noi lui non è un capitolo chiuso: le sue immagini inducono sempre a riflettere, al di là dell’istante decisivo o dei tanti libri che abbiamo letto. Forse ha ragione Ferdinando Scianna, che in Obiettivo Ambiguo scrive: «E’ inafferrabile HCB, come il mercurio, metallo liquido. A volerlo costringere, acchiappare, immediatamente si frammenta il mille goccioline per subito ricomporsi in un’apparenza compatta».
Parole sante, quelle del fotografo siciliano, che prendono forza da come Bresson si esprimeva sulla fotografia (sempre da Obiettivo ambiguo): «Non bisogna volere nulla, dice HCB, mentre si fanno le fotografie, bisogna dimenticarsi, scomparire per essere integrati. Ma questo implica un processo complesso: significa molto pensare, molto osservare, apprendere, partecipare fino a fondersi con la vita, prima e dopo l’atto fulmineo del prendere-essere presi dall’immagine nella sua conclusa perfezione. La fotografia “cosa mentale”».

Di Bresson ci sono anche i libri, con uno ad aprire un capitolo nuovo nell’editoria fotografica: Images à la Sauvette. Ecco cosa ha detto Gianni Berengo Gardin: «Quando ho iniziato a fotografare, a metà degli anni ’50, Cartier-Bresson aveva da poco pubblicato il suo libro capolavoro Images à la Sauvette. Io lo comprai subito. Tutti noi, fotoamatori o professionisti, lo vedevamo come un mito; per me era a tutti gli effetti un Dio. E’ stato proprio attraverso quel libro, guardando quelle fotografie, che ho deciso che impronta dare alla mia fotografia».
“Images à la Sauvette” è uno dei più grandi libri fotografici mai pubblicati. Uscito nel 1952, con una copertina originale di Matisse, riunisce le fotografie di Henri Cartier-Bresson dei primi venti anni della sua carriera. Si tratta di un’ampia presentazione della sua arte, dove le immagini diventano un vertice emotivo e formale. Questo libro rimane un punto fermo per molti fotografi.

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REGINA DI HOLLYWOOD

Prima di parlare della “Regina di Hollywood”, ricordiamo come il 2 agosto sia nata la scrittrice Isabel Allende. Parlammo di lei il 29 agosto dello scorso anno, nell’ambito della “Fotografia da Leggere”. Oggi è una delle voci più importanti della letteratura sudamericana. È nata a Lima, Perù, nel 1942, ma all'età di tre anni si è trasferita in Cile con la madre e due fratelli. Ha trascorso la sua infanzia lì, a casa dei nonni materni, viaggiando anche viaggiato molto e vivendo in diversi paesi, per via della carriera diplomatica del suo patrigno. Da adulta è tornata in Cile, dove si è sposata, ha avuto due figli, lavorando lì come giornalista fino al 1973. Dopo il colpo di Stato militare di Pinochet si è trasferita in Venezuela e, subito dopo, negli Stati Uniti; ora vive a San Rafael, in California, con il suo secondo marito. I suoi libri sono stati tradotti in molte lingue. Scrive principalmente narrativa, ma si è anche occupata di racconti per bambini, libri umoristici, spettacoli teatrali. Tra i suoi libri ricordiamo: "La casa degli spiriti", "D'amore e ombre", "Eva Luna", "La pianura infinita", "Paula" (un libro di ricordi, scritto in un periodo tragico, la malattia e la morte della figlia), e la trilogia di libri per giovani adulti, "La città delle bestie", "Regno del drago d'oro" e "La foresta dei pigmei”.

In questa sede ci piace ricordare “Ritratto in Seppia”. Gli ingredienti del libro sono tanti: una famiglia, complicata e complessa, la morte, la guerra, un’infanzia dimenticata, gli incubi, i nonni, la passione per la fotografia della protagonista. In un disordine entropico, tutto raggiunge le sue simmetrie logiche; con l’arte dello scatto quale fattore coadiuvante.

Myrna Loy è nata il 2 agosto 1905 a Radersburg, nel Montana (USA). Ha iniziato la sua carriera cinematografica interpretando donne fatali. Raggiunse la celebrità negli anni '30 in ruoli disinvolti e intraprendenti, per via del suo fascino, sommato a grazia e brio. E’ stata la sua eleganza a farle meritare il titolo di "Regina di Hollywood", anche per via delle accattivanti doti di dolcezza e disinvoltura.

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DUE ORI IN 16 MINUTI

Prima di parlare della notizia inerente al titolo, vogliamo ricordare come l’1 agosto 1925 a Senigallia sia nato Mario Giacomelli. Lui a tredici anni inizia a lavorare in una tipografia, ma si interessa anche di pittura e poesia. La passione per i versi l'accompagnerà per tutta la vita, creando un connubio forte con la sua produzione fotografica. Poeti come Leopardi, Montale, Borges faranno parte delle sue immagini. Del resto i temi trattati dal fotografo saranno diversi, ma ognuno con un forte carattere esistenziale: l'amore, la sofferenza, il trascorrere del tempo, la vecchiaia, la memoria, il ricordo e la terra; tutti legati tra loro dalla poesia.

Arriviamo al titolo e alla notizia allegata. 1 agosto 2021. Ai Giochi della XXXII Olimpiade disputatesi a Tokyo due atleti italiani vincono due medaglie d'oro in 16 minuti: prima il salto in alto con Gianmarco Tamberi (metri 2,37) e poi i 100 metri con Marcell Jacobs. E’ successo tutto in un battibaleno. I due atleti si abbracceranno a lungo, per un trionfo dell’atletica italiana.

Nella nostra vita di sportivi televisivi ma avremmo potuto immaginare un italiano oro nei cento piani, alle Olimpiadi per giunta. La memoria corre a ritroso, tra le notizie che ormai sono in archivio. Vengono in mente Berruti, vincitore a Roma ’60 nei 200 metri, con una elegantissima corsa in curva; e anche Pietro Mennea, campione olimpico dei 200 metri piani a Mosca 1980, nonché primatista mondiale della specialità dal 1979 al 1996 con il tempo di 19"72 (che ad oggi costituisce, dopo più di 40 anni, il record europeo). Occorrerebbe ricordare anche Sara Simeoni, oro alle Olimpiadi di Mosca. Nel 2021, però, c’era qualcosa in più: non circa il valore sportivo, ma per quel che concerne il momento storico. Era un’Italia che voleva ripartire, quella di Tokyo, e a dircelo è stato un ragazzone bresciano, cresciuto sportivamente a Desenzano: a lui il primo oro italiano sui 100, pochi minuti dopo il volo olimpico di Gianmarco.

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