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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “fotografia da leggere”. Questa volta incontriamo un volume verso il quale nutriamo un’invidia positiva, per l’idea messa in atto, tra letteratura e fotografia. Si tratta di “Uno sbiadito ottimismo”, scritto da Roberto Mutti e arricchito dalle immagini da lui scattate appositamente per il volume (Edizioni PhotoSHOWall).
Diciamo subito che “Uno sbiadito ottimismo” è nato durante i mesi di lockdown, nel 2020; e qui la nostra invidia raddoppia, perché in quel periodo sembrava che il mondo si fosse firmato. Sì, è vero: in molti si sono scoperti cuochi, musicisti, cantanti; ma di base emergevano le città vuote, senza nessuno, con i negozi chiusi. Le esortazioni urlavano: «Io resto a casa», e il silenzio quasi si respirava. Roberto Mutti non si ferma, così riesce a trovare la libertà di chi è costretto ai domiciliari, in grado però di guardare oltre il confine della finestra. Già perché proprio lì, nella prossimità assoluta, s’incontrano realtà e storie neanche immaginabili, e anche pensieri che si ripetono, a lungo.
Nell’ottimismo sbiadito di Roberto Mutti s’incontrano tante fotografie, scattate per l’occasione e nate per via della circostanza. Ne parleremo.

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THE WAR OF THE APOCALYPSE

Abbiamo preso spunto da un film (Apocalypse now), perché l’11 dicembre 1961 gli USA intervengono nella guerra del Vietnam, affiancando il regime che governa il Sud del paese. Il conflitto sarà per gli americani quello più lungo mai combattuto. I due blocchi ideologici del mondo di allora aprono un fronte anche in Indocina, dopo quello “freddo” già esistente in Europa.
Sul territorio vietnamita si daranno appuntamento tutti i media del mondo. Televisioni e fotografi produrranno di continuo immagini, poi diventate fonte d’ispirazione per numerosi film; tra questi: Full Metal Jacket, Il Cacciatore, Forrest Gump, Platoon, Rambo, Nato il quattro luglio, Rombo di tuono, Vittime di guerra, Berretti verdi. Molte delle pellicole citate nascondono la retorica della guerra, ma il loro numero (che potrebbe allungarsi) dimostra come il conflitto vietnamita abbia permeato, allora, la cultura del tempo.
Tanti fotografi, diventati famosi, hanno sfidato i pericoli per documentare le vicende del conflitto. Come primo, ricordiamo il nostro Romano Cagnoni, operativo nel Vietnam del Nord, quando gli altri raccontavano quanto accadeva a Saigon e nel territorio del sud.
In questa sede vogliamo menzionare anche Horst Faas, operativo nelle aree del conflitto, ma anche capo dell’ Associated Press nel sud est asiatico. Fu lui a prendere la controversa decisione di diffondere le due foto più famose della guerra in Vietnam: quella che mostra il generale della polizia di Saigon, Nguyen Ngoc Loan, mentre spara alla testa di un prigioniero vietcong (di Eddie Adams, altro fotografo importante), e quella della bambina nuda che scappa dopo un bombardamento col napalm (di Nick Ut). Ne parleremo dopo.
Visto che abbiamo iniziato da Apocalypse now, lì vogliamo terminare. Incontreremo pertanto Tim Page e una sua fotografia, visto che lui ha ispirato il fotoreporter di "Apocalypse Now" interpretato da Dennis Hopper.

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JUDI DENCH, DA SHAKESPEARE AL CINEMA

Judi Dench è una delle attrici inglesi più importanti del dopoguerra. Deve i suoi esordi al suggerimento del fratello, che l’ha convinta a salire sul palcoscenico. Debutta con Shakespeare, le cui commedie l’accompagneranno per tutta la vita, non a caso reciterà sotto la direzione di Franco Zeffirelli in “Romeo e Giulietta” (1968).
Dalla recitazione eclettica, Judi Dench si è espressa in vari ruoli, anche canori, come in Cabaret. Sta di fatto che lei ha preso parte a produzioni che rimarranno iconiche nella storia del cinema: i film di James Bond, Assassinio sull'Orient Express, Belfast; solo per citarne alcune.

L'attrice Judith Olivia Dench è nata il 9 dicembre 1934 nel North Yorkshire, in Inghilterra. Fin dalla tenera età, è entrata in contatto col mondo della recitazione. Il padre di Dench era il medico del Theatre Royal di York, e non era raro che lei si unisse a lui durante le sue visite. Da ragazzina Dench amava vestirsi e cantare mentre sua madre suonava il piano. Crescendo, ha frequentato la Central School of Speech Training and Dramatic Art di Londra.
Il talento innato e la versatilità di Dench erano difficili da ignorare. Ha fatto il suo debutto sul palcoscenico nel 1957 come Ofelia nell'Amleto di Shakespeare. Nel 1961, è entrata a far parte della Royal Shakespeare Company, per una presenza che sarebbe durata 30 anni, durante i quali l'attrice avrebbe interpretato ogni ruolo femminile di Shakespeare.

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TANTI AUGURI FRANCO

Il 9 Dicembre 1933 nasce Franco Fontana. Considerato un "maestro del colore", nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato di essere un fotografo molto eclettico, cimentandosi con il paesaggio, il nudo, il reportage, con la fotografia fine art e con le polaroid, senza disdegnare la pubblicità, la moda o altri lavori commerciali.
Non siamo qui a magnificare il lavoro del Fontana professionista: non servirebbe, la carriera parla da sola. Ci piace ricordare il suo modo di relazionarsi con gli altri e col mondo: sempre lucido, attento, diverso perché originale. Lui non accarezza mai gli argomenti che affronta e nemmeno si nasconde: trova sempre il modo di esporsi, con un’impronta ottimista in ogni parola. Certo, Franco è anche simpatico, emiliano, “lambrusco positivo” come ama definirsi, ma di base queste qualità poggiano sull’onestà e sull’altruismo. Già, Fontana ha donato molto di se stesso: al prossimo e alla fotografia, senza risparmiarsi. Il proselitismo che lo segue è dovuto alla sua capacità di omaggiare la prossimità che lo circonda.
C’è dell’altro? Eccome: lui guarda e vede diversamente e ci ha aperto gli occhi, offrendo a tutti noi un’opportunità plausibile, percorribile solo volendolo. Tra l’altro, nelle sue parole non emerge mai la presunzione, né il desiderio di creare dei cloni: solo l’invito, rivolto a tutti, a guardarsi dentro, per conoscersi meglio; da lì alla fotografia il passo è breve, al di là della tecnica o degli algoritmi.
Per finire, noi a Franco vogliamo bene; e l’augurio che gli dedichiamo viene dal cuore.

Buon Compleanno

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