ALL’ALBA VINCERO’
Il 29 novembre 1902 nasce a Torino Carlo Levi, l’autore del capolavoro letterario “Cristo si è fermato a Eboli”. Ne abbiamo parlato quest’anno il 4 gennaio, giorno della sua scomparsa (1975).
Lasciamo la letteratura per la musica, perché il 29 novembre 1924 ci lascia Giacomo Puccini.
“All’alba vincerò” (il nostro titolo) è una frase che appartiene a “Nessun dorma”, la celebre romanza dell’opera lirica “Turandot”, rimasta incompiuta per il decesso del compositore di Lucca e terminata da Alfano. A cantare il brano, a teatro, è Calaf, il principe ignoto che vuole conquistare la principessa Turandot. Lei era solita uccidere i suoi pretendenti, che venivano prima interrogati con degli indovinelli: l’errore comportava la morte. Calaf risponde ai tre quesiti (fine atto II), ma aggiunge che avrebbe accettato la morte se la “Principessa Morte” fosse stata in grado di scoprire il suo nome prima dell’alba; da qui la romanza “Nessun dorma”, perché è all’alba che Calaf vincerà; morirà un’ancella per difendere Calaf, nell’intreccio classico del melodramma: amore e morte narrati insieme, gli estremi della vita.
Ci sentivamo obbligati a parlare di Puccini, anche se il corredo fotografico è povero. A lui, oltre Turandot, si devono altri capolavori, come: La bohème, Tosca e Manon Lescaut. Nessun dorma, comunque, rimane nel cuore di chi scrive, perché cantata da nonni e padri nelle serate senza TV, con quell’amore per la lirica reso contagioso e tramandato ai figli.