[TOSCANI, FINALMENTE]
Trasgressivo, sovversivo, finemente creativo: questo è sempre stato Oliviero Toscani, almeno nella sua veste pubblica. Oggi, finalmente, possiamo conoscerlo nel suo mestiere di fotografo, come abbiamo fatto con altri, esplorando i suoi lavori, prodotti in decenni di attività. Sarà importante riconoscere l’elemento legante, il filo rosso che unisce immagini uniche nel panorama fotografico di sempre. Già, perché Oliviero non si è mai posto il problema della fotografia bella o buona, riuscita o meno; per lui doveva emergere l’efficacia, il senso comunicativo, il messaggio che sarebbe potuto (e dovuto) arrivare. Ecco allora le fotografie commerciali disgiunte dal prodotto, le stesse che, in silenzio, urlavano la denuncia, il malcontento, la situazione alla quale porre rimedio.
Siamo curiosi, perché una volta visitata la mostra, torneremo a casa con tante domande e qualche risposta. Per una forma di rispetto, dovremo, almeno una volta, leggere le fotografie di Oliviero con la sintassi che meritano: indagando su modalità e metodiche, come abbiamo fatto con altri grandi. Di certo scopriremo che per lui non è mai stato importante l’istante decisivo, forse neanche la narrazione. Ha sempre preferito rendere iconico il sentimento, l’opinione, la reazione comune di fronte a un fatto. Il resto non sarebbe valso a nulla, come quella fotografia che parla su se stessa anche troppo a lungo.