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[IGOR STRAVINSKIJ, DUE RITRATTI]

Non è la prima volta che incontriamo Igor Stravinskij per via di un ritratto che lo riguardi. In altre occasioni abbiamo pubblicato il più famoso, quello a firma di Arnold Newman. Il compositore russo ha avuto la fortuna (o il merito?) di farsi fotografare da altri due ritrattisti celebri: Richard Avedon e Irving Penn. Di certo non gli mancava la fama, quella del compositore innovativo, travolgente, capace di scatenare le critiche più accese con la prima de La Sagra della Primavera (1913). Quel giorno, però, accese il cuore di una donna moderna quanto lui, radicale nelle sue decisioni, capace di liberare la moda femminile dalle costrizioni del secolo precedente: Coco Chanel. Tra Igor e Coco nacque un amore, sfociato in una relazione intensa, ma breve; impossibile, potremmo dire. I due proseguiranno per le rispettive strade, Igor andando in America, dove avrebbe composto la famosa Sinfonia in Do, lasciando in dote oltre 100 lavori e cambiando il volto alla musica.

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[IL BACIO DI LEONID BREZNEV]

Il 16 giugno 1977 Breznev diventa presidente dell’Unione Sovietica. Non è una data importante, soprattutto oggi, dopo il riassetto geopolitico della nazione. Teniamo conto che Leonid era ucraino di nascita, il che complica ulteriormente le cose. A leggere la sua biografia, si ricordano nomenclature da Telegiornale in bianco e nero: acqua passata, tempi passati. Anche il fotogiornalismo era diverso: più acuto, attento ai dettagli, sempre pronto potremmo dire. Venivano colti i fatti essenziali della notizia, ma anche gli elementi di contorno, che spesso definivano i tratti caratteriali dei personaggi ritratti. La storia della fotografia è piena di scatti curiosi, che sovente sono sopravvissuti alla memoria della notizia principale. Oggi proponiamo un bacio celebre, dove Breznev è protagonista. Non sarà come quello di Doisneau, ma ha stimolato tanti artisti che poi l’hanno riprodotto. Il Presidente URSS, nell’altro scatto che abbiamo inserito, sta guardando con insistenza un’attrice americana, una bond girl per intenderci: non male, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

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[NASCE IL CODICE DELLA STRADA]

Con un Decreto del Presidente della Repubblica datato 15 giugno 1959, n. 393, viene emanato il primo Testo unico del Codice della strada. Si tratta di una data ormai simbolica, che comunque indica un cambiamento forte. L’Italia sta per affrontare uno dei momenti più felici della sua storia: lenite le ferite della guerra, aspetta il boom economico. La gente inizierà a muoversi in auto, a guardare la TV, lasciandosi alle spalle quanto documentato, con maestria, da Fulvio Roiter agli albori della sua carriera. Il documento legislativo sente il peso degli anni e nel leggerlo si prova una malinconia dolciastra, derivante da una sorta d’ingenuità di fondo. Ne leggiamo un articolo.

Disposizioni Generali Articolo 6: Tregge e slitte

pLa circolazione delle tregge (un carro senza ruote, n.d.r.) è ammessa soltanto per il trasporto di strumenti agricoli. La circolazione delle slitte è ammessa soltanto quando le strade sono coperte di ghiaccio o neve di spessore sufficiente ad evitare il danneggiamento del manto stradale. Chiunque viola le disposizioni del presente articolo è punito con l'ammenda da lire cinquemila a lire ventimila.

Nel ’59 era in via di costruzione l’Autostrada del Sole (Milano-Napoli). La prima pietra venne posata nel 1956 e nel 1960 (3 dicembre) entrava in funzione il tratto appenninico (Bologna-Firenze): 80 Km d’asfalto con quaranta ponti, quelli di Rioveggio e Barberino del Mugello dove la coda è una regola. Il totale dell’opera sarebbe stato inaugurato nel 1964, durante il governo con Aldo Moro come Presidente del Consiglio.

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[CANTASTORIE E SCRITTORE]

Francesco Guccini non è un divo, non lo è mai stato; ma in molti hanno cantato le sue canzoni, brani che rappresentavano una generazione, forse anche un pensiero. No, non è una questione politica, anche perché il nostro ne ha sempre preso le distanze. Diciamo che un tempo era più facile riferirsi all’uomo, alle sue storie, a episodi emblematici e curiosi; anche perché si viveva l’era dei cantautori, che bene o male lì andavano a parare.

Francesco, poi, si è sempre manifestato con coerenza: non ha la patente e vive nella sua Pavana, un paese “su strada”: già in Toscana, ma ancora in odore di Emilia. Lì, dalla sua casa di montagna, ha scritto del tempo e delle stagioni, che quasi ne percepiamo gli odori.

Sì, nutriamo una simpatia antica per Guccini, quella dei conterranei, perché lì, noi e lui, abbiamo avuto i nonni, e anche i padri. Tra l’altro, parliamo lo stesso dialetto, quello per il quale lui ha scritto un vocabolario: una lingua antica, né toscana, né emiliana; più probabilmente pedemontana, per chi nell’antichità gettava lo sguardo verso San Giacomo di Compostela. Difficile cantare Guccini oggi, e poco probabile ne è l’ascolto via radio. Ci rimane la possibilità di leggere i suoi brani, cosa piacevole al di là del tempo passato. Nei versi, e nella parola scritta, emerge tutta la forza dell’autore pavanese, che è bello far rivivere anche senza chitarra.

«E correndo m’incontrò lungo le scale, Quasi nulla mi sembrò cambiato in lei, La tristezza poi ci avvolse come miele, Per il tempo scivolato su noi due, Il sole che calava già rosseggiava la città, Già nostra e ora straniera e incredibile e fredda, Come un istante "déjà vu", Ombra della gioventù, ci circondava la nebbia».

“Incontro”, LP “Radici”, 1972. Francesco Guccini.

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