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I BEATLES REGISTRANO WHITE ALBUM

30 maggio 1968, i Beatles iniziano le registrazioni dell’album che porta il loro nome, più conosciuto come “White Album“. Nel gran numero di brani al suo interno si trovano i vari temi della loro carriera dalle loro tipiche ballate alla pura sperimentazione. Come musicisti di supporto alla registrazione si segnala la presenza di Eric Clapton, Nicky Hopkins e Jackie Lomax.

Il nono album dei Beatles in sette anni è senza dubbio uno dei loro migliori. Senza grafica o testo oltre al nome della band in rilievo in lettere grigie sulla semplice copertina bianca, The White Album fu il primo che i Beatles intrapresero dopo la morte del manager Brian Epstein e il primo pubblicato dalla loro etichetta discografica, Apple.
Il progetto grafico della cover porta la forma di Richard Hamilton, una delle figure di spicco della pop art inglese.

Per quanto riguarda George Harrison, quando i Beatles registrarono le sovra incisioni sulla sua nuova canzone While My Guitar Gently Weeps, Eric Clapton aggiunse l'assolo di chitarra e divenne il primo musicista rock esterno a suonare in una registrazione dei Beatles. All’inizio Clapton era riluttante a unirsi a loro in studio, dicendo: «Nessuno suona mai sui dischi dei Beatles», ma Harrison lo convinse. George ed Eric erano diventati buoni amici nel corso degli anni, il che vide Clapton diventare un po' troppo amichevole con la moglie di Harrison, Pattie. L’ex chitarrista dei Cream alla fine sposò il primo amore di George e scrisse sia Layla che Wonderful Tonight sull’ex attrice e modella.

Anche Clapton amava i cioccolatini e il suo amico George scrisse Savoy Truffle come tributo alla dipendenza di Eric dal cioccolato: il titolo e molti dei testi provengono da una scatola di cioccolatini Good News di Mackintosh. A completare il contributo di Harrison c’era un’altra bella canzone, Long Long Long e la divertente Piggies.

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ANNETTE BENING, LA COMPOSTEZZA

Ci piace, Annette Bening; amiamo la sua compostezza. In trentacinque anni di carriera, ha interpretato i personaggi più diversi. In ogni ruolo, la sua è stata una presenza consistente, dominante.
L’attrice brilla nell’interpretare donne difficili, intelligenti e problematiche, complicate. Questa è la ragione per la quale ama recitare in teatro, a contatto col pubblico. Li emerge la sua fisicità, la compostezza recitativa, quasi sia necessario sincronizzare gesti e respiro, alla stregua di un atleta.

Ricordiamo Annette Bening nel film “Il presidente - Una storia d'amore” di Rob Reiner, al fianco di Michael Douglas. Non si tratta della sua pellicola più famosa, anzi. Lì veste i panni di un avvocato ambientalista, Sydney Ellen Wade, che irrompe all’interno della Casa Bianca, ma anche nella vita del presidente, il quale, attirato dalla franchezza della donna, se ne innamora perdutamente. Annette, nel suo ruolo, commette una gaffe dopo l'altra; ed è questo ciò che ci è piaciuto maggiormente, anche perché il tutto si mescola con una signorilità innata, composta potremmo dire.

La love story presidenziale provoca le manovre del senatore avversario, il quale scopre che dieci anni prima Sydney Ellen Wade (Annette, appunto) durante un corteo di protesta aveva bruciato la bandiera americana e utilizza questo fatto per screditarne l'immagine. L'idillio giunge al capolinea quando viene dimezzata la portata del trattato sull'ambiente, per il quale Sydney, da brava ambientalista, si era battuta col suo staff. Gli attacchi sempre più pesanti dell’avversario politico e l'abbandono della donna amata scatenano l'orgoglio del presidente, che reagisce in diretta televisiva, facendo riportare il decreto alla stesura originaria e promuovendo il disarmo che aveva promesso. La stampa, l'opinione pubblica e il senato reagiscono con entusiasmo e Sydney può riabbracciare l'uomo che ama e che ora stima. Questi avrebbe detto: «Perché l'uomo più potente del mondo non può avere l'unica cosa che più desidera?».

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MARIA CALLAS CANTA LA TRAVIATA

E’ il 28 maggio 1955, Maria Callas canta La Traviata al Teatro alla Scala di Milano.
Ci sarebbe piaciuto vederla, e anche ascoltarla, quella Traviata. Purtroppo la teatralità di Violetta (interpretata dalla Callas) possiamo solo immaginarla, anche se il suo fantasma ancora vive sul palco del Teatro alla Scala.

La traviata è un'opera in tre atti di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto da La signora delle camelie di Alexandre Dumas figlio. E’ la storia di un amore impossibile tra Violetta Valéry e Alfredo Germont. Già il primo atto ne nasconde le insidie, dopo un preludio quasi tragico. Si percepisce un clima di festa, con Libiamo ne' lieti calici, ma al cuor non si comanda, perché Alfredo canta: «Un dì felice, eterea, mi balenaste innanze». Violetta cede, con una romanza che vale tutta l’opera: « È strano! È strano... Sempre libera degg'io».

Finirà male, quell’amore, come vuole il melodramma. La Traviata fa parte della trilogia popolare di Giuseppe Vardi, assieme al Trovatore e a Rigoletto. La prima rappresentazione avvenne al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853 e fu un fiasco.
Il compositore sostenne che la responsabilità dello scarso entusiasmo del pubblico non era imputabile alla musica, ma ai cantanti, reputati non altezza sia vocalmente che fisicamente. Verdi decise di non autorizzare altre messe in scena de "La Traviata" se i panni di Violetta, Alfredo e Giorgio Germont non fossero stati indossati da artisti fisicamente e tecnicamente adeguati ai ruoli.

La società borghese del tempo criticò fortemente l'opera, che fu rimaneggiata dalla censura e totalmente stravolta in alcune parti. Oggi è molto rappresentata in tutti i teatri del mondo.

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ISADORA DUNCAN, LA DANZA, LA TRAGEDIA

Isadora Duncan nasce il 27 maggio 1877 a San Francisco, California.

È stata una ballerina americana, considerata la fondatrice della danza moderna. Visse al di fuori degli schemi correnti del suo tempo. Ebbe tre figli da uomini diversi, sposandone poi un quarto, più giovane di lei di diciotto anni, il poeta Sergej Esenin. La danza era il significato della sua vita e ha contribuito a liberare il balletto dalle sue restrizioni conservatrici e presagivano lo sviluppo della danza espressiva moderna. È stata tra le prime a elevare la danza interpretativa allo status di arte creativa.

Isadora era un’insegnante nata. Fondò varie scuole: due in Germania, una a Parigi, che fu costretta a chiudere quasi subito per lo scoppio della prima guerra mondiale, e una a Mosca, dove fu chiamata dal commissario del popolo per l'istruzione.

Nella vita della ballerina, però, si nascondeva la tragedia. Nel 1913 un'immane tragedia segnò irrimediabilmente la vita di Isadora. I suoi due bambini, Deirdre di 7 anni, figlia dell'attore e regista Gordon Craig, e Patrick, di 3, figlio dell'industriale Paris Singer, morirono annegati. L’auto sulla quale viaggiavano si era fermata e l’autista era sceso riaccendere il motore con la manovella, senza innestare il freno a mano. La vettura si era messa in moto, finendo nella Senna. L'anno dopo Isadora ebbe un altro figlio da una fugace relazione con un giovane artista italiano, che però morì alla nascita. Da allora cominciò a bere, e la sua vita divenne sempre più sregolata.
Anche il matrimonio con Esenin finì male. Dopo averla lasciata, lui si suicidò.

Isadora visse gli ultimi due anni della sua esistenza tra Nizza e Parigi. Ubriaca e sempre senza soldi, si appoggiava sull’aiuto di qualche amico.
La sera del 14 settembre 1927, un amico la fece salire sulla sua auto sportiva decappottabile. La sciarpa che Isadora portava al collo s’impigliò nei raggi di una ruota, e non appena l’auto partì la strangolò. La fine della ballerina fu tragica e spettacolare come la sua vita, fatta di gemme, ma anche d’istanti tragici e grotteschi.

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