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ISADORA DUNCAN, LA DANZA, LA TRAGEDIA

Isadora Duncan nasce il 27 maggio 1877 a San Francisco, California.

È stata una ballerina americana, considerata la fondatrice della danza moderna. Visse al di fuori degli schemi correnti del suo tempo. Ebbe tre figli da uomini diversi, sposandone poi un quarto, più giovane di lei di diciotto anni, il poeta Sergej Esenin. La danza era il significato della sua vita e ha contribuito a liberare il balletto dalle sue restrizioni conservatrici e presagivano lo sviluppo della danza espressiva moderna. È stata tra le prime a elevare la danza interpretativa allo status di arte creativa.

Isadora era un’insegnante nata. Fondò varie scuole: due in Germania, una a Parigi, che fu costretta a chiudere quasi subito per lo scoppio della prima guerra mondiale, e una a Mosca, dove fu chiamata dal commissario del popolo per l'istruzione.

Nella vita della ballerina, però, si nascondeva la tragedia. Nel 1913 un'immane tragedia segnò irrimediabilmente la vita di Isadora. I suoi due bambini, Deirdre di 7 anni, figlia dell'attore e regista Gordon Craig, e Patrick, di 3, figlio dell'industriale Paris Singer, morirono annegati. L’auto sulla quale viaggiavano si era fermata e l’autista era sceso riaccendere il motore con la manovella, senza innestare il freno a mano. La vettura si era messa in moto, finendo nella Senna. L'anno dopo Isadora ebbe un altro figlio da una fugace relazione con un giovane artista italiano, che però morì alla nascita. Da allora cominciò a bere, e la sua vita divenne sempre più sregolata.
Anche il matrimonio con Esenin finì male. Dopo averla lasciata, lui si suicidò.

Isadora visse gli ultimi due anni della sua esistenza tra Nizza e Parigi. Ubriaca e sempre senza soldi, si appoggiava sull’aiuto di qualche amico.
La sera del 14 settembre 1927, un amico la fece salire sulla sua auto sportiva decappottabile. La sciarpa che Isadora portava al collo s’impigliò nei raggi di una ruota, e non appena l’auto partì la strangolò. La fine della ballerina fu tragica e spettacolare come la sua vita, fatta di gemme, ma anche d’istanti tragici e grotteschi.

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HELENA BONHAM CARTER, LA TRASFORMISTA

Helena Bonham Carter deve la carriera esclusivamente al grande talento in suo possesso.
Discende da nobili eroi e primi ministri, che però non le sono stati d’aiuto.
Non ha avuto un'infanzia facile. Il padre, quando lei aveva 13 anni, è rimasto paralizzato in seguito ad un intervento al cervello; la madre invece ha sofferto a lungo di esaurimento nervoso. Vinto un concorso di poesia, la giovane Helena ha investito il ricavato della borsa di studio in modo intelligente: ha inserito la sua foto in un catalogo di giovani attrici e ingaggiato un agente.

Potremmo considerarla una trasformista: è riescita a interpretare magistralmente ogni ruolo che le veniva assegnato senza il dovuto riconoscimento. Non ha ancora vinto un Oscar. È stata candidata come miglior attrice per Le ali dell’amore e come miglior attrice non protagonista per Il discorso del re, ma la statuetta non è arrivata.

Oltre ai suoi ruoli cinematografici, Bonham Carter è apparsa in diverse rappresentazioni teatrali nella sua nativa Inghilterra, tra cui The Tempest (1987), Trelawny of the “Wells” (1992) e Il barbiere di Siviglia (1992). Ha anche fatto diverse apparizioni in spettacoli radiofonici e film TV della BBC.
Bonham Carter era nota per il suo senso della moda non convenzionale, che nel corso degli anni l'ha portata sia nelle liste dei vestiti migliori che in quelli peggiori.

L'eccentrica artista è stata a lungo fidanzata con il collega Kenneth Branagh. Ha avuto anche un flirt con Rufus Sewell e Steve Martin prima di convolare a nozze con Tim Burton (con cui ha avuto 2 figli). I due si sono separati nel 2014.

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NASCE AUGUST ALFRED NOACK

August Alfred Noack è stato un fotografo tedesco naturalizzato italiano, uno dei pionieri della fotografia. Lui, come tanti altri tra fotografi e intellettuali, è stato contagiato dal nostro paese.

In effetti, c’è un’Italia che non si vede, nascosta tra le usanze antiche in borghi nascosti. Per conoscerla, bisogna cercarla, con interesse. E’ il caso di Scanno, divenuto col tempo il paese dei fotografi. Hilde Lotz-Bauer, tedesca, è stata la prima fotografa a rendere quel paese famoso in tutto il mondo. Si avventurò tra le vie del borgo tra gli anni 1933-1938.
C’è un altro borgo in Italia diventato famoso grazie a una fotografa, anch’essa tedesca. Si tratta di Oliena, in provincia di Nuoro, una scoperta di Marianne Sin Pfältzer. «Quando non ci sarò più, vorrei che le mie ceneri fossero sparse nei cieli tra la Corsica e la Sardegna», confidò un giorno Marianne Sin-Pfältzer. In Sardegna l’autrice decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita, forse perché là aveva raggiunto l’armonia: tra uomo e natura, nei rapporti interpersonali e probabilmente anche dentro se stessa.

Un amico di chi scrive, residente in Svizzera, un giorno disse: «Da voi, in Italia, basta uscire dall’autostrada e percorrere qualche chilometro. Sarà facile incontrare un paese bellissimo, dove peraltro si mangia bene». Che dire? C’è un’Italia per tutti.
August Alfred Noack, l’autore di oggi, era innamorato della riviera ligure e in particolare della costa di Portofino. Lui ha dedicato gran parte della sua vita immortalandola attraverso la fotografia. Fu un vero principe di quest'arte, uno dei primi, e a lui dobbiamo le tante immagini di Santa Margherita Ligure e della Portofino del suo tempo.

Leggiamo sul sito portofino.it: «Santa Margherita Ligure e Portofino, con i loro grandiosi paesaggi, con le luci incredibili che a volte il cielo e il mare riuscivano a rendere, erano gli obiettivi che August Alfred Noack apprezzava maggiormente. Per ritrarli bene occorreva, oltre alla sua precisione germanica, l’innato romanticismo che gli permetteva di scegliere quei momenti “magici” che davano un carattere così esotico alle sue foto».

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WHAT HATH GOD WROUGHT?

24 maggio 1844. Samuel F. B. Morse invia il primo messaggio tramite telegrafo elettrico, durante una dimostrazione davanti al Congresso. Il contenuto della missiva, "What hath God wrought?", è stato inviato in codice Morse a un collega che lo rimanda indietro subito dopo. L'invenzione si diffonderà in tutto il mondo.

Samuel Morse era a Parigi nel 1839, l’anno della fotografia. Fu un personaggio importante per quanto attiene la diffusione del dagherrotipo negli Stati Uniti. Durante un viaggio a Parigi conobbe Jacques Louis Mandé Daguerre e in un articolo sul giornale Observer racconta dell’incontro (20 aprile 1839) e la visione dei primi dagherrotipi. Nell’autunno dello stesso anno cercò di fare dei ritratti a New York. Ecco cosa racconta: “Mia moglie e mia figlia posavano fra i dieci e i venti minuti, all’aperto, sul tetto di un edificio, in pieno sole e a occhi chiusi”.
Samuel F. B. Morse ha anche aperto la prima scuola di fotografia in America, nel 1840.
Ricordiamo che, fra tutti i paesi, gli USA furono quelli che adottarono il dagherrotipo con maggiore entusiasmo ed eccelsero anche nell’usarlo. (Fonte Beamont Newhall, “Storia della Fotografia”, edizioni Einaudi).

Nato a Charlestown (ora parte di Boston), Massachusetts, nel 1791, figlio di un ministro, molto prima che il suo interesse si rivolgesse alla telegrafia, Morse intendeva diventare un artista. Sebbene suo padre avesse altri piani, lo mandò a studiare pittura dopo che si era laureato all'Università di Yale nel 1810. Salpò per l'Inghilterra l'anno successivo. Si dimostrò uno studente valente alla Royal Academy of Arts.
Ritornato in patria nel 1815, Morse accettò molti ritratti su commissione, ma questi non gli procurarono quel reddito costante di cui aveva bisogno per mantenere se stesso e la sua famiglia.
Nel 1829, Morse partì ancora una volta per l'Europa per studiare e dipingere ciò che amava. Fu durante il viaggio per mare di un mese verso casa nel 1832 che iniziò per la prima volta ad abbozzare idee per un telegrafo elettrico. Adottò l'idea della telegrafia, ma lui avrebbe avuto bisogno di circa dodici anni di lavoro prima di raccogliere abbastanza conoscenze, consigli ed esperienza per tentare la sua storica dimostrazione del 24 maggio 1844.
Allo stesso tempo, Morse era anche profondamente coinvolto nel tentativo di realizzare la sua ritrovata vocazione di dagherrotipista. Dopo aver incontrato l'artista francese e inventore della fotografia, Louis Jacques Mandé Daguerre (1789-1851), a Parigi, Morse abbracciò con entusiasmo questa sorprendente nuova tecnologia e divenne uno dei primi a praticare la fotografia in America. Lavorò come dagherrotipista per circa due anni ma non riuscì ad ottenere alcun successo finanziario. Tuttavia, attraverso il suo studio a New York, formò molti giovani ansiosi di apprendere la nuova arte. Uno era Mathew B. Brady (c.1823-1896), che divenne uno dei fotografi americani più noti del diciannovesimo secolo.

Alla fine, i posteri non ricorderanno Morse come un artista, né come un politico, un professore o un fotografo. Nonostante affermasse di avere "un cuore da artista" e fosse chiamato da alcuni il padre della fotografia americana, Morse ottenne il suo duraturo successo come inventore del pratico telegrafo elettrico.

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