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MARTIN MUNKÁCSI, IL FOTOGRAFO ISPIRATORE

Martin Munkácsi ha fatto la storia, cambiando per sempre il mondo del fotogiornalismo e della fotografia di moda. Ha scattato la prima immagine fashion per Harper's Bazaar su una spiaggia di Long Island. Nel corso degli anni '20 e '30, questo fotografo ungherese poco conosciuto ritrasse alcune delle persone e degli eventi più affascinanti del suo tempo e influenzò alcuni dei più grandi fotografi del mondo, da Richard Avedon a Henri Cartier-Bresson a Edward Steichen. Munkácsi è nato il 18 maggio 1896 a Cluj-Napoca in Ungheria (oggi Romania) e ha iniziato la sua carriera di fotogiornalismo a Budapest nel 1921 (quando il genere era agli albori), realizzando principalmente articoli sportivi per un giornale locale.
Andò per la prima volta a Berlino nel 1928 e iniziò a lavorare per alcune riviste, con incarichi sia locali che mondiali. Ha anche documentato lo storico "Giorno di Potsdam", fotografando sia Hitler che Goebbels. Tuttavia, non passò molto tempo prima che diventasse dolorosamente consapevole di dove fosse diretta la Germania. Essere ebreo con l’avvicinarsi degli anni ’30 divenne un problema, per ovvie ragioni.
Usando principalmente una fotocamera 4×5 Speed Graphic, (erano gli anni '30), combinava la sensibilità formale e quella del fotografo d'azione. Era piuttosto ammirato da artisti del calibro di Henri Cartier-Bresson e Richard Avedon. Anche se la sua macchina fotografica preferita, Martin Munkácsi Speed Graphic, era un po’ fuori dagli schemi tradizionali.

Ciò che rendeva Munkácsi diverso dai suoi coetanei era la sua capacità di catturare l'azione in un modo che nessuno faceva all'epoca. Una volta emigrato negli Stati Uniti, non passò molto tempo prima che diventasse il fotografo principale di Harper's Bazaar. La maggior parte della moda dell’epoca era piuttosto messa in scena. La sua fotografia del 1933 di una modella che corre lungo la spiaggia divenne rivoluzionaria! Molti editori lo considerano il vero inizio della “fotografia di moda”, ma per Munkácsi si è trattato semplicemente di una naturale evoluzione della sua fotografia di cronaca e di sport.
Una volta a New York, divenne una star, compreso il primo nudo mai pubblicato su una rivista di moda. In realtà lavorò per tutte le grandi riviste dell'epoca, oltre a fotografare le star di Hollywood.

A proposito del fotografo ungherese, Richard Avedon ebbe il modo di dire: « Oggi il mondo di quella che viene chiamata moda è popolato dai figli di Munkácsi, i suoi eredi. È stata la mia prima lezione di fotografia, e ne sono seguite molte altre, tutte apprese da Munkácsi, anche se non l'ho mai incontrato. Ha portato il gusto per la felicità, l’onestà e l’amore per le donne in quella che, prima di lui, era un’arte senza gioia e bugiarda».

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MARY DEVENS, LA FOTOGRAFA PIÙ FORTE

Troviamo un’altra donna alla corte di Alfred Stieglitz e la sua Photo-Secession, Mary Devens. Giorni addietro (il 14 maggio) incontrammo Alice Boughton, che, come dicemmo, incarnava la “Nuova Donna” dell’inizio del XX secolo, quella che infrangeva le norme di genere, dominava la forza lavoro, diventava membro attivo della società. Lei incarnava la donna libera, istruita e femminista che ha contribuito al campo della fotografia come donna, in un periodo nel quale la società era dominata dagli uomini. Nel caso di Mary Devens, non troviamo l’indole di Alice e poco sappiamo della sua vita privata. Non si è mai sposata, questo è tutto. Resta il fatto che, come riportiamo nel titolo, è stata definita la donna fotografa più forte del tempo, ancor più di Gertrude Käsebier.

Mary Devens è nata a Cambridge, nel Massachusetts, il 17 maggio 1857. Visse là tutta la vita. Fin da piccola ebbe un forte interesse nei confronti della fotografia. Nel 1884 realizzava semplici fotografie di personaggi, paesaggi e architettura, prima di avventurarsi nel lavoro pittorico.

Devens strinse un’amicizia con il collega bostoniano F. Holland Day, fotografo e editore, che l’incoraggiò a continuare, promovendo il suo lavoro in conferenze e mostre. Nel 1895 si unì all'Old Cambridge Camera Club e l'anno successivo viaggiò in Europa, dove prese dimestichezza con il processo della gomma-bicromata, una dei primi autori americani a padroneggiarla.

Mary Devens ha messo in mostra il suo lavoro in patria e all'estero. A partire dal 1897, espose regolarmente alle presentazioni annuali dell'Old Cambridge Camera Club. Nel corso dei successivi cinque anni, il suo lavoro è apparso nei saloni fotografici di Chicago, Londra e Filadelfia. Nel 1900, Holland Day incluse dieci dei suoi pezzi nella sua mostra fondamentale The New School of American Photography, presentata alla Royal Photographic Society di Londra e al Photo-Club de Paris. La presentò anche come uno dei soli undici autori nella mostra del 1902 Portraits by a Few Leaders in the Newer Photographic Methods, allestita nel suo studio di Boston. Due anni dopo, le organizzò una mostra personale nella stessa sede. Nel 1903 tenne una mostra personale al Boston Camera Club.

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PIERCE BROSNAN, UNO 007 UMANO

Pierce Brosnan nasce il 16 maggio 1953 a Drogheda, nella contea di Meath, in Irlanda. E’ conosciuto per aver interpretato James Bond in alcuni film di successo. Il personaggio nasce dai romanzi di Ian Fleming, poi tradotti su pellicola. Gli ingredienti erano sempre gli stessi. C’era il bello di turno (virile e affascinante al tempo stesso), una tecnologia grossolana ma efficace, un cattivo che minacciava il mondo. All’interno delle vicende, vivevano donne bellissime e famose, dette appunto Bond Girl. Alcune di queste erano compagne (pentite) del cattivo, altre cattive a loro volta o addirittura non legate alla storia principale. Tutte facevano girare la testa, ma Bond non si è mai scomposto: elegante nel vestire, ordinava un Vodka-Martini "agitato" non "mescolato". Ovviamente frequentava il lusso in modo indifferente, con un atteggiamento tutto inglese.
Rispetto ai suoi colleghi di ruolo (Sean Connery, Roger Moore, Daniel Craig), lo 007 di Pierce Brosnan vive di un’umanità tutta sua. Non gli manca nulla, intendiamoci: bello lo è (eccome), atletico anche, ma nei vari piani sequenza ci concede qualche pausa di riflessione, il che non guasta.

La vera sorpresa Pierce Brosnan ce la concede con la sua partecipazione al musical “Mamma mia”, di fianco a Meryl Streep e Colin Firth. Lì canta SOS e When All Is Said and Done, due brani degli ABBA; e lo fa bene. Lo 007 diventa un padre all’improvviso, riprendendo un amore estivo di tanti anni prima.

Il film è un affresco in continuo movimento. A suo interno "viaggiano" la dancing Queen di Meryl Streep, che percorre in lungo e in largo la scena, i padri inconsapevoli e incoscienti Colin Firth, Stellan Skarsgård e Pierce Brosnan, che pur non avendo confidenza alcuna col genere riescono a trasformare i loro impacci in raffigurazioni psicologiche impreviste. Il Mediterraneo fa il resto, per una scenografia mai in discussione. Alla fine vince la favola, che poi è del musical, con tutti i riferimenti classici: “C’era una volta, ma adesso è così, in un mondo migliore”.

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METÀ MAGGIO, DI TUTTO UN PO’

La prima metà del mese ci offre tante notizie, tutte relative a quanto avvenne negli anni che furono. Di mezzo c’è la fotografia, ma anche il ricordo: quello giovanile. E’ il caso del divorzio (il referendum), ma anche del terrorismo: quello ineluttabile, incomprensibile, che avveniva e basta. A distanza di tempo, molti dei moventi sembrano tacere; e allora i ricordi divagano, al di fuori delle ideologie. Viene così da chiedersi se n’è valsa la pena. Molti giovani hanno perso la vita e altri hanno buttato la gioventù dietro un colpo di pistola. Oggi rimangono nomi, storie, destini, ai quali vorremmo almeno dedicare un ricordo, indistintamente. Erano anni difficili, questo sì; ma le conseguenze non dovrebbero venire dimenticate. Mai.

E’ il 14 Maggio 1977. Siamo in via De Amicis, a Milano. Giuseppe Memeo viene ritratto mentre punta la pistola contro le forze dell’ordine. La fotografia diventerà il simbolo degli anni di piombo. L’autore dello scatto fu Paolo Pedrizzetti, architetto, designer, attivista PD, direttore responsabile di riviste d’arredamento. Ci ha lasciati anni addietro, prima di Natale, mentre cercava di addobbare il balcone della propria casa.

Il 12 maggio 1974 gli italiani furono chiamati alle urne per decidere se abrogare o meno la legge Fortuna-Baslini del 1970, quella che istituiva in Italia il divorzio.
Partecipò al voto l'87,70% degli aventi diritto; votò no il 59,30% e sì il 40,70%. Per quel che concerne i partiti, a favore del “sì” (abrogazione) erano DC e MSI, contrari (per il “no” all’abrogazione, favorevoli quindi al divorzio) PCI, PSI, PLI, PRI, PSDI e Radicali.
Le regioni antidivorziste furono: Trentino, Veneto, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, tutti regni DC. Al nord il “no” toccò punte del 72,6%.

Certo è che la legge Fortuna-Baslini ha aperto le porte a un’Italia nuova, scalzando vecchi costumi ormai desueti. Tra questi, ricordiamolo, il “delitto d’onore”, per il quale un omicidio perpetrato nei confronti di un coniuge colto in adulterio (con le mani nel sacco) avrebbe goduto d’ampie attenuanti, grazie al famigerato articolo 587, che sarà abolito soltanto nel 1981.
Dell’argomento si occupò “Divorzio all’italiana”, un film del 1961 diretto da Pietro Germi e premiato a Cannes nel 1962. La pellicola ricevette anche tre nomination agli oscar, vincendo poi la statuetta per la miglior sceneggiatura.

Non dimentichiamolo: il 15 maggio 1923, a New York, nasce Richard Avedon. Di lui abbiamo parlato spesso.

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