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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Non è lunedì, ma ci rivolgiamo ugualmente alla “Fotografia da Leggere”. Una parentesi ospedaliera ha impedito la quotidianità delle notizie (recupereremo in qualche modo) e ci piace significare il periodo con un libro appena letto, dalla forza narrativa profonda, da grande classico. Stiamo parlando di “Gli anni”, di Annie Ernaux (L’Orma editore).
La fotografia? Sì, nel volume c’è anche essa, eccome; ma lo diciamo sottovoce, per non diluire il valore di un’opera che, come dice il Corriere della Sera, risulta tra le più cruciali del nostro tempo.
Andiamo con ordine. La prima riga del romanzo recita queste parole: «Tutte le immagini spariranno»; l’ultima: «Salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più». E Annie compie un’opera di salvataggio, con una trama che ripercorre la storia francese, e non solo, dal dopoguerra fino ad oggi.
La veste del racconto è autobiografica e il ritmo narrativo, nelle varie fasi storiche, è scandito da una fotografia e dal ricordo di alcuni pranzi consumati con i parenti stretti durante le domeniche. Le immagini sono raccontate con cura, quasi a farcele scorgere; e il soggetto è sempre l’autrice. Ogni istantanea riporta luogo, data e, nella parte descrittiva, anche l’autore. Dobbiamo dire che all’inizio del volume ci siamo commossi, riconoscendo il periodo storico e anche i contenuti dei pranzi di famiglia. Subito dopo è emersa una forma di sgomento, perché come si legge all’inizio: «Abbiamo solo la nostra storia ed essa non ci appartiene» (José Ortega y Gasset).
Già, occorre salvare un tempo; ma proprio oggi ci accorgiamo come chi scrive, di persona, sia l’ultimo testimone di fotografie e film (8 mm) dei tempi andati, per quanto attiene la sua prossimità. Possiamo mostrare tutto, raccontarlo; ma manca l’interlocutore coerente, coevo con i fatti. Peccato, Annie ha ragione: «Tutte le immagini spariranno».

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14 LUGLIO, DUE FOTOGRAFIE

Forse faremo un po’ di confusione. Del 14 luglio ci attiravano due avvenimenti: la nascita di una modella (Lucie Daouphars) e la Presa della Bastiglia (14 luglio 1789). Storie differenti, che però portano a due immagini intriganti, una addirittura comparsa come copertina del calendario Pirelli 1991 (a firma Clive Arrowsmith).

La presa della Bastiglia è stato l'evento storico culminante della Rivoluzione francese in quanto la Bastiglia era il simbolo dell'ancien régime. L'avvenimento assunse un enorme significato simbolico a tal punto da essere considerato il vero inizio della rivoluzione. Il fotografo Clive Arrowsmith ne ha tratto spunto per il suo calendario dedicato alle eroine.

Stiamo leggendo “Gli anni”, di Annie Ernaux (ne parleremo presto in Fotografia da Leggere). Il volume termina con queste parole: «Salvare qualcosa nel tempo in cui non saremo mai più». Le fotografie meritano rispetto, proprio per ciò che lasciano: ce ne sono piaciute due e le abbiamo inserite entrambe.

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GHOST AL CINEMA

Il 13 luglio è una giornata importante, anche nella storia. Nel 1908 ai Giochi Olimpici di Londra competono per la prima volta anche le donne, un piccolo passo verso una parità mai conquistata. Nel 1960, il Partito Democratico USA nomina John Kennedy quale candidato alla Presidenza degli Stati Uniti. La campagna elettorale del 1960 vive nel confronto politico con Nixon, candidato repubblicano, sempre molto acceso. La comunicazione politica cambia, merito dei dibattiti televisivi che cominciano ad avere un ruolo decisivo.
Visto che parleremo di un film, è giusto ricordare come il 13 luglio 1923 venda inaugurata la scritta “Hollywood", simbolo della città di Los Angeles, del cinema made in USA e della celebre notte degli Oscar. Era stata costruita con altri scopi, però: per pubblicizzare un progetto immobiliare nella metropoli californiana. Hollywood in inglese significa “bosco di agrifogli” e la scritta originaria riportava Hollywoodland.

13 luglio 1990, nelle sale cinematografiche americane arriva "Ghost", un giallo romantico che da subito riscuote un grande successo. Patrick Swayze è reduce dal trionfo di "Dirty Dancing", ma per Demi Moore è il primo film importante. Il più grande riconoscimento però va a Whoopi Goldberg che si aggiudica l'Oscar come miglior attrice non protagonista.
Sam e Molly (Patrick Swayze e Demi Moore) sono una coppia felice. Vivono insieme, ma una sera in un vicolo buio Sam viene ucciso da un ladro. Il suo spirito resta imprigionato sulla Terra, ma non riesce a comunicare con i vivi, almeno fino a quando non incontra una sensitiva (Whoopi Goldberg).
Molte scene del film sono diventate iconiche, come quella del vaso: una tra le più dolci e sensuali scene d’amore che si siano mai viste in un film. Il brano Unchained Melody ne completa il miracolo.

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OTTO STEINERT E FOTOFORM

Parlare di Otto Steinert (nato il 12 luglio 1915) significa occuparsi del dopoguerra tedesco. La fine del conflitto, infatti, avrebbe portato un cambiamento culturale forte. Anche qui da noi lo scenario è di profondo rinnovamento. La situazione fotografica nell’Italia del dopoguerra è piuttosto articolata, componendosi di due elementi principali: il fotogiornalismo e il neorealismo. Non si può parlare di entrambi senza prendere in esame tutta la situazione italiana, particolarmente da un punto di vista culturale. La miseria, poi gli anni del boom: l’Italia cambia radicalmente. L’economia, prima tipicamente agricola, volge verso l’industrializzazione. Le campagne si svuotano e là rimangono solo anziani e bambini, talvolta le donne. Cambierà il concetto di famiglia ed anche il suo ruolo all’interno della società. La fotografia, quella italiana, sarà lì a documentare tutto questo.
Il cambiamento, quindi, non andrà ritrovato solo nelle vicende storiche e sociali, ma anche e soprattutto nello sguardo verso le cose. Già nel periodo bellico possiamo trovare due anticipazioni a tutto questo: da un lato “Ossessione”, il film di Luchino Visconti, tratto dal Romanzo "Il Postino Suona Sempre Due Volte" Di James Mallahan Cain; da un altro “Occhio Quadrato”, un libro fotografico di Alberto Lattuada. La pellicola cinematografica (del 1940) racconta di una storia d’amore paradossa, che arriva fino all’omicidio: incomprensibile per un’Italia del tempo. “Occhio quadrato” è una raccolta di fotografie che il regista-scrittore inizia a raccogliere nel 1937 (finirà nel 1948).

Tornando in Germania, nel 1949 nasce il Fotoform, a opera di Steinert. Là in quegli anni diventarono molto famose alcune composizioni fotografiche a tema astratto. Fotoform si proponeva di far riscoprire le possibilità creative e le forme espressive dell’avanguardia fotografica d’anteguerra, che la politica culturale nazionalsocialista aveva completamente occultate.
Strette inquadrature, contrasti netti, strutture astratte, situazioni che riproducessero effetti surrealisti, stampe in negativo, solarizzazioni, sono i mezzi espressivi di Steinert e dei suoi allievi. Queste tecniche si rifacevano dichiaratamente ad alcuni grandi fotografi come Man Ray e soprattutto Moholy-Nagy.

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