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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con fotografia da leggere. Questa volta siamo fortunati, anche perché il volume che stiamo sfogliando è anche “da vedere”. Possiamo definirlo un corso di fotografia (quasi), visto che un fotografo importante parla delle proprie fotografie, una pagina dopo l’altra. Dimenticavamo, stiamo parlando di “Le Regole del Caso”, di Willy Ronis, Edizioni Contrasto. Le immagini da consultare sono 120: alcune famose e iconiche, altre meno; ma tutte permettono di creare un percorso, dentro il quale l’autore suggerisce ricordi (i suoi) e utili riflessioni.
Nella premessa leggiamo che questo libro è lo sviluppo di una proiezione inaugurata ad Arles nel luglio 1993, il che restituisce alla lettura un certo prestigio. All’inizio le argomentazioni seguivano un ordine cronologico, ma in seguito l’autore ha deciso per uno sviluppo più articolato, inserendo cinque parole chiave (poi capitoli): Pazienza, Riflessione, Caso, Forma e Tempo. Le opere presentate possono appartenere a più di una sezione, anche se il nostro risulta essere un giudizio personale; è importante, viceversa, seguire con attenzione il pensiero fotografico dell’autore, peraltro organizzato anni dopo gli scatti. Si tratta di un lavoro di sintesi, il che aumenta il valore dello scritto.

Sempre nella premessa si legge: «Questo volume non è stato elaborato come un corso di fotografia. Non propone affatto un repertorio di ricette. Se gli si volesse attribuire un valore pedagogico, lo sarebbe solo marginalmente. L’ho concepito come un percorso individuale, dettato dalla mia soggettività e anche dalla mia esperienza. L’ho scritto in prima persona e non poteva essere altrimenti.
Noi, forse erroneamente, all’inizio gli abbiamo attribuito i connotati di un corso, o quasi. Crediamo di non aver sbagliato. E’ vero: non ci sono ricette (né le volevamo), ma leggendo l’opera ci viene offerta la possibilità di imparare da un grande, il che è pedagogico più di un libro di regole.

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NASCE RENÉ, IL COCCODRILLO

René Lacoste, per intero Jean-René Lacoste, nasce il 2 luglio 1904, a Parigi. Tennista, è stato uno giocatori più importanti alla fine degli anni '20. Era uno dei fortissimi Quattro Moschettieri (gli altri erano Jean Borotra, Henri Cochet e Jacques Brugnon) e aiutò la Francia a vincere la sua prima Coppa Davis nel 1927, dalla quale iniziò un dominio di sei anni. In seguito, è stato apprezzato per il successo della sua azienda di abbigliamento sportivo.

Lacoste, soprannominato "il coccodrillo", vinse i singoli di Wimbledon nel 1925 e 1928, i singoli francesi nel 1925, 1927 e 1929, e divenne il primo straniero a vincere due volte il campionato statunitense (1926–27). Con Borotra vinse il doppio britannico nel 1925 e il doppio francese nel 1924, 1925 e 1929.

Il soprannome “Coccodrillo”

Boston, 1923. Il giovane prodigio del tennis René Lacoste ha diciannove anni e ama le sfide. Il capitano della squadra lo sa. Gli promette una bellissima valigia in pelle di coccodrillo, che ammira in una vetrina, se vince il match difficile che lo aspetta. René non vince, ma sul campo ha avuto la determinazione del coccodrillo, motivo per il quale un giornalista americano gli ha dato quel soprannome. (Fonte sito Lacoste).

René Lacoste, il suo tennis

Giocatore metodico, Lacoste studiava ogni aspetto del tennis prima di una partita e aspettava che un avversario s’indebolisse. La sua partita più nota fu forse quella giocata nel campionato statunitense del 1927, in cui portò all'esaurimento Bill Tilden nella finale di due ore. Dopo aver vinto il campionato francese del 1929, Lacoste si ritirò. Decenni dopo, le magliette sportive e altri capi di abbigliamento con il suo emblema "coccodrillo" (anche se in qualche modo cambiato in un alligatore) divennero popolari in tutto il mondo. Lui e i suoi compagni "moschettieri" sono stati eletti alla International Tennis Hall of Fame nel 1976.

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IL PRIMO SOS

1 luglio 1908, viene adottata la sigla SOS come segnale di soccorso internazionale. È una semplice sequenza di tre lettere dell’alfabeto Morse di tre punti, tre linee e tre punti.
Furono i tedeschi, nel 1905, i primi a ricorrere al segnale di soccorso SOS, che risultava estremamente semplice da trasmettere e quindi facilmente comprensibile anche per i meno esperti. Samuel Morse, che aveva inventato l’omonimo alfabeto, testò il telegrafo il 6 gennaio 1838. Il mondo delle comunicazioni sarebbe stato rivoluzionato. Cinque anni dopo il Congresso degli Stati Uniti gli affiderà i fondi per la costruzione della prima linea telegrafica Washington-Baltimora.

Abbiamo parlato spesso di Samuel Morse. Lui fu un personaggio importante per quanto attiene la diffusione del dagherrotipo negli Stati Uniti. Durante un viaggio a Parigi conobbe Jacques Louis Mandé Daguerre e in un articolo sul giornale Observer racconta dell’incontro (20 aprile 1839) e la visione dei primi dagherrotipi. Nell’autunno dello stesso anno cercò di fare dei ritratti a New York. Ecco cosa racconta: “Mia moglie e mia figlia posavano fra i dieci e i venti minuti, all’aperto, sul tetto di un edificio, in pieno sole e a occhi chiusi”.
Samuel F. B. Morse ha aperto la prima scuola di fotografia in America, nel 1840.

Fra tutti i paesi, gli USA furono quelli che adottarono il dagherrotipo con maggiore entusiasmo ed eccelsero anche nell’usarlo. (Fonte Beamont Newhall, “Storia della Fotografia”, edizioni Einaudi).

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BEAUTIES OF THE COMMON TOOLS

Aspettiamo Luglio, per cui ci sembra giusto divagare, saltando il 30 giugno. E’ il 1968, Riccardo Del Turco vince il Disco per l'Estate con “Luglio”. E' il tormentone delle vacanze (anni dopo si chiamerà così). L'Italia sta uscendo dal boom economico col solito “cuore e amore”. Arriveranno gli anni di piombo, che iniziano con la strage di Piazza Fontana (12 Dicembre 1969); del resto c'era già il Vietnam, documentato da Raymond Depardon (nato il 6 Luglio 1942). Il 20 Luglio 1969 (22,17, ora italiana) l'uomo sbarca sulla luna. Ci saranno solo le televisioni a trasmettere l'accadimento, così la “nostra” fotografia cerca una nuova dimensione di se stessa. E saranno capolavori, ancora: forse di più; regalati da Ferdinando Scianna (nato il 4 Luglio 1943) ed Elliot Erwitt (venuto al mondo il 26 Luglio 1928).

Torniamo a noi e alla nostra cadenza temporale. Sul numero di luglio di Fortune (1955), viene pubblicata la straordinaria serie “Beauties of the Common Tool”, la bellezza degli utensili comuni, di Walker Evans.
Nel portfolio del fotografo, gli strumenti da ferramenta trasmettono correttezza, proprio perché non sono stati realmente "progettati", si sono semplicemente evoluti attraverso l'ingegno, l'istinto e l'uso. Questo processo ha permesso di affinare un oggetto grezzo e funzionante in ciò che diventa una cosa molto bella e assolutamente raffinata.

Il successo degli oggetti ritratti da Walker Evans è dovuto al fatto che la vera natura del materiale, l’utilizzo e la struttura del prodotto ne definiscono il carattere, la forma e l'estetica. Ed è piacevole riconoscere oggetti che rifiutano l'abitudine dello styling, cercando viceversa una comprensione più vera e maggiormente profonda rispetto alle altre cose di cui ci circondiamo.

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