NASCE ERICH MARIA REMARQUE
«Egli cadde nell'ottobre 1918, in una giornata così calma e silenziosa su tutto il fronte, che il bollettino del Comando Supremo si limitava a queste parole: "Niente di nuovo sul fronte occidentale". Era caduto con la testa in avanti e giaceva sulla terra, come se dormisse. Quando lo voltarono si vide che non doveva aver sofferto a lungo: il suo volto aveva un'espressione così serena, quasi fosse contento che la fine fosse giunta a quel modo».
Così termina il romanzo “Niente di nuovo sul fronte occidentale”, un’opera ritmata dai bollettini di guerra. Nel breve volgere di qualche mese al fronte, i ragazzi narrati si sentiranno «gente vecchia», spettri, privati non soltanto della gioventù ma di ogni radice, sogno, speranza. Niente di nuovo sul fronte occidentale viene considerato uno dei più grandi libri mai scritti sulle tragedie della Prima guerra mondiale; il tentativo, perfettamente riuscito, di «raccontare una generazione che – anche se sfuggì alle granate – venne distrutta dalla guerra» (E. M. Remarque).
Noi abbiamo amato molto un altro romanzo di Remarque: “I tre Camerati”, ambientato a guerra finita (il primo conflitto mondiale). Tratta di tre amici, che hanno aperto un’auto-officina: ricondizionano auto usate di lusso e le rivendono; fanno anche una attività di taxi e possiedono una automobile sportiva risistemata da loro (la Carla) con la quale partecipano con successo a gare automobilistiche. Nella trama compare anche l’amore tra uno dei tre per Pat, che morirà di tubercolosi. I dialoghi del libro sono intensi, profondi; ma oggettivi: privi di ogni retorica. Come nel finale:
«A un certo punto qualcuno disse: E' morta»
«No ribattei. Non è morta ancora. Mi stringe ancora la mano».
«Aprii lentamente la mano e quella di Pat cadde inerte».