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JOHNNY DEPP NE COMPIE 60

In molte si sono innamorate di Johnny Depp da giovane. Bello e impossibile, capelli lunghi e sguardo da finto timido. Selvaggio e inquietante, Johnny Depp rappresenta colui che non deve chiedere mai. Eccessivo e sfrontato, nessuno potrà mettergli i piedi in testa e piace per questo, ancora oggi.

Lo abbiamo ricordato due anni addietro per l’interpretazione nel film Minamata, dove incarna Eugene Smith, il famoso fotografo. Johnny Depp, col suo lavoro, ha rafforzato il legame già esistente tra cinema e fotografia. In un numero rilevante di film, l’arte dello scatto vive al centro della narrazione, a volte persino quale elemento risolutivo delle varie vicende: dai polizieschi, alle storie d'amore. Ci vengono in mente Blow up, La dolce vita (dove nasce la figura del "paparazzo"), La finestra sul cortile, Occhio indiscreto, Smoke, I ponti di Madison County, e poi, ancora, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, One Hour Photo e altri (tra cui, molti titoli dedicati al fotoreportage di guerra, come l’Urla del Silenzio, ad esempio).

Nel film Minamata, la fotografia costituisce l’asse portante della trama e il personaggio principale sarà proprio un fotografo: quell’Eugene Smith famoso per i reportage di guerra, ma anche per lavori importanti come “Spanish Village” (in cui è raccontata una cittadina spagnola in pieno franchismo) e “Country Doctor” (narrazione fotografica dell'attività di un medico generico nella campagna americana).
Quella di Minamata, l’ultimo reportage di Smith, è da considerarsi una tragedia ecologica, causa dell’omonima malattia diffusa tra gli abitanti del luogo. Quale elemento scatenante vi era il rilascio di mercurio nelle acque reflue dell'industria chimica Chisso Corporation, durato più di trent’anni. L’elemento chimico si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia di Minamata, entrando nella catena alimentare e causando così l'avvelenamento da mercurio.

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NASCE ANDO GILARDI

Ando Gilardi nasce l’8 giugno 1921. Ci ha lasciato undici anni fa, dopo una vita dedicata al reportage e alla critica fotografica: un’esistenza trascorsa in un soffio, producendo peraltro un nutrito numero di saggi. Corriamo in biblioteca, la nostra, per cercare i suoi lavori. Ci accorgiamo come lui per primo abbia analizzato le conseguenze dell'avvento del digitale visivo. La Stupidità Fotografica (il volume che abbiamo sfogliato), opera postuma, tiene conto anche di questo, in una pubblicazione veloce, compulsiva, che cambia spesso direzione al ritmo del pensiero. Anche questo era Ando Gilardi: profondo, ma non supponente; e poi aperto a continue riflessioni, analitico quanto basta per offrire interpretazioni allargate anche in chi volesse approfondire e generarne altre.
La sua conclusione ne “La Stupidità Fotografica” è rivoluzionaria e avvincente. Se tutto diventa più facile, e col digitale forse è così, i nuovi adepti saranno costretti a domandarsi circa cosa cercare con la fotografia: attraverso una creatività che diventa maggiormente libera, ma appesantita dallo sforzo mentale.
Ando conclude che la pratica dello scatto ne uscirà arricchita, perché si creerà vendendo, senza pretendere di rappresentare la realtà: stupidamente?

Nell’ammasso di libri abbiamo trovato anche “Storia sociale della fotografia” (Bruno Mondadori Editore, 2000). Ci rendiamo conto di avere tra le mani un volume completo, una grande storia della fotografia: dalla xilografia alla fotoxilografia, dalla calcografia alla fotocalcografia, dalla litografia alla fotolitografia, fino alla matrice fotografica. In parallelo, viene trattata un'affascinante storia alternativa della cultura e della società degli ultimi centocinquant'anni. Il libro è di quelli da avere per forza.

Prima di incontrare l’autore, desideriamo ringraziare la Fototeca Gilardi per l’aiuto che ci ha voluto offrire (fototeca-gilardi.com).

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LO SPAREGGIO, LA DROGA, IL GIALLO

E’ il 1964 e l’Italia si sta godendo il boom economico. In quell’anno Sergio Leone avrebbe girato “Per un pugno di dollari”, mentre il mondo dello sport si sarebbe meravigliato per le Olimpiadi di Tokyo. Nasce la Nutella, nel ’64, l’invenzione della Ferrero, mentre a Sanremo Gigliola Cinquetti trionfa con “Non ho l’età”. Cassius Clay diventa Campione del Mondo a Miami. Esce il film “Hard Day’s Night”, con una Beatles mania che impazza. Giuseppe Saragat, a fine anno, viene eletto Presidente della Repubblica.

Era un anno sereno, quel ’64; o forse oggi lo vediamo così perché la memoria ha arrotondato gli spigoli. Lee Harvey Oswald venne riconosciuto colpevole unico dell’omicidio JFK, avvenuto l’anno prima. E’ il Codice Warren a dirlo, con tutti i dubbi del caso. Lo sport dipana le sue storie e nel primo mese d’estate il calcio propone un evento unico, irripetibile, celebrato più volte nelle trasmissioni televisive.

E’ il 7 Giugno 1964, allo Stadio Olimpico di Roma, si gioca lo spareggio tra l’Inter (quella di Angelo Moratti, vincitrice a Vienna della Coppa Campioni) e il Bologna. Si tratta dell’ultima finale “secca” disputata nel nostro campionato. Le due squadre si trovavano appaiate alla fine del girone di ritorno. Era un Bologna da paradiso, quello del ’64; ma lo stesso pareva essere artificiale: cinque giocatori della squadra erano infatti risultati positivi alle analisi antidoping, effettuate il 2 febbraio, dopo la gara col Torino. Sotto le due torri si grida al complotto. Il Presidente del Bologna Dall’Ara fa l’unica cosa possibile: chiedere le contro analisi sul secondo campione di urine. Il regolamento prevedeva infatti che i prelievi dovessero essere divisi in due parti identiche.

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PER NON RIPETERCI

Per non ripeterci, incontreremo un nuovo fotografo, nato il 5 giugno (come ieri). Già, perché il 6 giugno 1944 è la data dello sbarco in Normandia: il famoso D-day, per intenderci. Quel giorno sulle spiagge francesi c’era anche Robert Capa, il famoso fotografo, che sbarcò con la prima ondata. Del resto era la sua filosofia. Diceva: “Se le vostre foto non sono buone è perché non vi siete avvicinati abbastanza”.
Come lo stesso autore riferisce, buona parte degli scatti andarono perduti a causa di un errore tecnico di chi era addetto allo sviluppo e stampa. Caso curioso, sembra che il tecnico si chiamasse Larry Burrows, che diventerà un fotografo famoso per quanto attiene alla guerra del Vietnam.
“Per gli Alleati e per la Germania sarà il giorno più lungo”. “Il giorno più lungo”, così disse Rommel sulle spiagge della Normandia pensando allo sbarco imminente. il giorno più lungo, 6 giugno 1944, è anche un libro di Cornelius Ryan, pubblicato per la prima volta nel 1959. Racconta la storia del D-Day. Dallo stesso è tratto l’omonimo film, dal cast eccezionale: Robert Mitchum, Rod Steiger, Henry Fonda, Sean Connery, Peter Lawford. «continua Richard Todd, John Wayne, Robert Ryan, Richard Burton, Sal Mineo, Jean-Louis Barrault, Arletty, Mel Ferrer, Curd Jürgens, Roddy McDowall, Michel Duchaussoy. Una piccola parte fu affidata a Sean Connery, prima di diventare 007.
Nella colonna sonora campeggia una sontuosa Quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven.

Ricordiamo poi che il 6 giugno 1949 viene pubblicato 1984, il romanzo di George Orwell. Il libro illustra i meccanismi di un governo totalitario. L'azione si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984, appunto). Al vertice del potere politico c'è il Grande Fratello, che nessuno ha visto di persona. Ovunque, nelle scene descritte, sono visibili grandi manifesti con il volto del Grande Fratello. Gli slogan politici ricorrenti solo: "La pace è guerra", "La libertà è schiavitù", "L'ignoranza è forza".
Tutti i cittadini sono tenuti sotto controllo da grandi schermi.

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