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LO SCRITTORE FOTOGRAFO

Lo confessiamo: è stata una scoperta occasionale. Carl Van Vechten non era nei nostri pensieri, essendo saltato fuori quasi dal nulla nel mare magnum della rete. Bene così, comunque; anche perché la curiosità suscitata fa parte della fotografia al pari di altre qualità necessarie. Ci troviamo di fronte a uno scrittore fotografo, che peraltro inizia a scattare tardi nella vita, a cinquantadue anni: straordinario! Non desideriamo entrare nel solito circolo vizioso circa il rapporto tra immagine (scattata) e letteratura: ne abbiamo già parlato. Tra l’altro, non siamo riusciti a trovare nulla che ci spiegasse le ragioni di una scelta così radicale (la fotografia al posto della scrittura), portata avanti in tarda età. Carl ci ha sorpreso in questo, confermando però ciò che pensiamo circa l’arte dello scatto: una pratica “trasversale” in grado di farci contaminare da altre forme di espressione. Con la fotocamera in mano, o con l’idea d’averla, osserviamo diversamente, comprendiamo, cerchiamo, sogniamo anche; e forse a Carl è successo proprio questo: ha iniziato a guardare le persone (era ritrattista) con maggiore intimità e attenzione.

C’è poi dell’altro: dal 1839 a oggi, il mercato fotografico non ha mai consentito un facile accesso a tutti gli autori. Lo stesso potrebbe dirsi per la fama, assolutamente non democratica in ambito fotografico. Insomma: la celebrità è sempre stata per pochi, al di là dei lavori prodotti. Questo per dire che ci sono tanti archivi da scoprire e molti fotografi (sconosciuti) ai quali dedicare i favori di una ribalta. C’è sempre da imparare, non solo di fronte ai grandi nomi. Ogni autore racconta una storia, anche con la propria vita.

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NUREYEV A PARIGI

Rudolf Nureyev visse un’esistenza di estremi: dalla povertà alla ricchezza, dall’anonimato alla più assoluta celebrità. Nato su un treno in un angolo dimenticato dell’Unione Sovietica, superò le difficoltà, divenendo un acclamato danzatore.
Il 16 giugno 1961, ecco arrivare la svolta, forse quella più decisiva della sua vita: presso l’aeroporto Le Bourget di Parigi, sfuggì al controllo del KGB e si consegnò alle autorità locali, chiedendo asilo politico al governo francese. Sull’onda del successo ottenuto in città, non si aspettava certamente di essere rispedito in Russia.
Era stata la fortuna a portarlo a Parigi. A causa di un infortunio del Primo Ballerino del Kirov Kostantin Sergeyev, a lui fu concesso di sostituirlo in un’esibizione nella capitale francese. Pubblico e critica rimasero estasiati, ma lui infranse le regole, quelle che vietavano di frequentare stranieri. Ecco il motivo per il quale fu accompagnato all’aeroporto: un rimpatrio dal quale, forse, non sarebbe più potuto tornare. Nureyev prese la decisione in un istante, quella dell’asilo politico.

La storia della sua vita prese il volo, obbedendo a quegli istinti che sin da giovanissimo abitavano in lui. Conquistò il mondo della danza, divenendo un oggetto del desiderio. E lui sorprese il pianeta con la sua spavalderia, che a volte diventava arroganza; ma era la sua bellezza a vincere, quella rara e muscolare che è di pochi. Tutti lo volevano: uomini, donne, fotografi, celebrità ricche e famose (Mick Jagger e Pablo Picasso tra queste); ma nascondeva anche un sommerso segreto, fatto di eccessi portati avanti nei bassifondi. Ecco ancora gli estremi: era ricco, ma decadente; amato, eppure anche odiato. Continuerà a ballare, fino alla fine, senza sosta: quasi che la danza potesse surrogare una terapia interiore e fisica. Del resto, insisteva nel portare avanti il suo credo: sacrificio e sudore, come agli esordi.

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ALBERTO SORDI, STORIE DI UN ITALIANO

Il 15 giugno abbiamo parlato spesso di Alberto Sordi. Lui ha sempre rappresentato l’italiano medio: quello dell’Italia del dopoguerra e della Dolce Vita, sommata a quella della crisi economica. Lo abbiamo visto ne "La Grande Guerra" di Mario Monicelli o anche nei panni de "Il vigile", nell’omonima pellicola, con la divisa tirata a lucido e l’aria boriosa. Per noi appassionati di fotografia, va citato il film “Il Conte Max”, dove si fingerà nobile. La sua presenza a Cortina verrà riconosciuta per via di una fotocamera lasciata assieme ai bagagli alla reception di un grande albergo.
E’ un’Italia vera, quella che ci ha raccontato Alberto Sordi, attraverso ruoli comici e drammatici in quasi duecento film. Osservando le sue pellicole, particolarmente quelle comiche, ci si accorge come lui incarnasse quasi la caricatura del personaggio da interpretare, portandolo all’estremo. Per questo riusciva a far emergere sbalzi acuti di sentimento: dalla gioia al dolore, dalla gaiezza alla malinconia; un po’ come in “Polvere di Stelle”, uno dei sui film più celebri, recitato al fianco di Monica Vitti.

Per la scelta delle fotografie, abbiamo riflettuto a lungo. Ci sono venuti in mente molti autori, tutti grandi e famosi; ma nessuno, questa volta, riusciva a restituirci la dimensione storica che volevamo far emergere dall’Albertone romano. Nessuna bocciatura, per carità; il desiderio era quello di sgretolare un poco le tante immagini che ci appaiono pensando all’attore di Trastevere. La scena degli spaghetti o il finale de “I due nemici” sono fin troppo chiare nei nostri ricordi e quasi ne ricordiamo i dialoghi, tanto sono diventate iconiche.
La biblioteca ci ha aiutato, mostrandoci un libro di Maurizio Galimberti: “Uno sguardo nel labirinto della storia”, Edizioni Skira. Nelle prime pagine riconosciamo una scena del film “La Grande Guerra”, di Mario Monicelli, opportunamente “sgretolata” dal mosaico del fotografo. Abbiamo riletto la storia, ecco tutto; e ci è piaciuto così.

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SALUTIAMO PAOLO DI PAOLO

Paolo Di Paolo ci ha lasciati il 12 giugno, al mattino, all'ospedale San Timoteo di Termoli. Aveva 98 anni. Muore con lui un certo modo d’interpretare la fotografia: “per diletto”, diceva lui, ma anche con eleganza e rispetto, insieme alla passione. Non possiamo dimenticare il periodo storico nel quale ha operato: l’Italia del Dopoguerra, gli anni Sessanta, il neorealismo, il boom economico, le dive di Hollywood di passaggio a Cinecittà; ma il nostro sguardo non può, né deve, fermarsi lì. Non è il soggetto a costruire lo stile del fotografo o la sua etichetta, ma il suo approccio con la vita di fronte alla propria prossimità. Di Paolo era elegante nella vita e questo incedere lo si riscontra nelle immagini che ci ha lasciato.

Lasciamoci però guidare in un’Italia da sogno; forse è il modo migliore per ricordare il fotografo molisano: ecco allora i primi ritratti di Carla Fracci, nel 1958; e il reportage dei funerali di Palmiro Togliatti, nel 1964. E poi scorriamo le tante celebrità immortalate da Di Paolo negli anni della Dolce Vita: Anna Magnani, Marcello Mastroianni, Sophia Loren, Kim Novak, Walter Chiari, Brigitte Bardot, Monica Vitti Michelangelo Antonioni; ma anche Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Giuseppe Ungaretti, Oriana Fallaci e lo stesso Pasolini.

Nel 2021 Bruce Weber, regista e fotografo, gli aveva dedicato un documentario, The Treasure of His Youth, che racconta la sua vita, partita da Larino, un piccolo paese del Molise dove ha deciso di tornare a trascorrere i suoi ultimi giorni.

Il 16 maggio 2023, presso la Sala Senato del palazzo del Rettorato dell’Università la Sapienza di Roma, a Paolo Di Paolo è stata conferita la Laurea ad honorem in Storia dell’Arte, questo per essere stato uno dei più grandi fotografi italiani.

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