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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con “Fotografia da leggere”. Questa volta incontriamo un libro sontuoso, anche da guardare e consultare alla bisogna. Si tratta di “Fotografia, un corso di base secondo l’insegnamento di Alsel Adams”. L’opera, edita da Zanichelli, come vedremo nasce dall’amicizia tra l’autore, John P. Schaefer, e il noto fotografo californiano.
Nella controcopertina leggiamo: «Ansel Adams è stato non solo un maestro della fotografia, ma anche un grande divulgatore, convinto che i suoi metodi fossero universalmente applicabili. John P. Schaefer, allievo e amico di Ansel Adams, ha saputo abilmente ricorrere alle parole e alle fotografie del maestro per costruire questo manuale di base».
Ancora: «Il manuale copre tutti gli argomenti propedeutici: cenni di storia della fotografia, sistemi fotografici di piccolo, medio e grande formato, pellicole, obiettivi ed accessori, sviluppo e stampa del negativo. Ampio spazio è dedicato alla teoria di Adams sulla visualizzazione, al Sistema Zonale per la determinazione dell’esposizione e alla realizzazione si stampe di qualità». L’originalità dell’opera sta nel fatto che ogni capitolo apre con un inserto, nel quale viene presentata una fotografia famosa di Ansel Adams, commentata dallo stesso autore. Una ricchezza!

Ansel Adams aveva molto a cuore la gente, la natura, la musica e l’insegnamento. Così recita la prefazione, dove si aggiunge come, per il maestro, la fotografia fosse un’autentica ossessione. Sempre nella parte introduttiva, vengono riportate le parole che George Bernard Shaw dedicò a Mozart nel centenario della sua morte, che paiono calzare anche per il fotografo californiano: «Nell’arte la gloria più alta non consiste tanto nell’essere un capostipite, quanto nell’essere l’ultimo di una stirpe. Chiunque, grosso modo, può dare avvio a un’opera; la difficoltà sta nel portarla a termine, compiendo qualcosa che non può più essere migliorato».

Da tempo ci stiamo dedicando ai manuali tecnici, con anche un po’ di nostalgia, convinti come siamo che la parola scritta sia capace di trasferire maggiormente sensazioni e passioni. Qui, in questo libro, c’è molto di più: la parole e le fotografie di un autore che ha lasciato un segno indelebile nella storia della fotografia.

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RICORDAIMO IL COWBOY SOLDATO

E’ roba da nonni, ce ne rendiamo conto; ma l’11 giugno 1979 ci lasciava John Wayne, un attore che è arrivato a incarnare il West americano.
A partire dal film "Ombre rosse" (1939), il suo primo grande successo, il ruolo che interpretava giustificava una certa America: attuativa e sbrigativa, burbera a volte, che avrebbe voluto far emergere la sensibilità dei buoni. In realtà dietro quella facciata retorica si è sempre nascosto un conservatorismo ostinato e cieco: indiani cattivi e pericolosi di fronte a dei conquistatori portatori di civiltà. A vincere è sempre stato il coraggio, l’onore, anche l’amore, per una frontiera (il west) fatta per i duri.

“Ombre rosse”, il film di John Ford, ha comunque i suoi aspetti positivi, che vanno osservati con cura: la scena della diligenza in corsa (inseguita dagli indiani) rimane un’icona del cinema mondiale, soprattutto tenendo conto dell’anno nel quale è stata girata, il 1939. La ripresa vale tutta la pellicola, per l’interpretazione del movimento.

John Wayne però piaceva, molto; anche al cospetto del pubblico femminile. La sua camminata era unica, come il sorriso ironico di fronte a una bella donna.
Dell’attore vogliamo ricordare un altro film cult, “Un uomo tranquillo” (1952), una commedia ambientata in Irlanda e non nel West americano. La pellicola venne presentata alla 13ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e viene ricordata per la più epica scazzottata della storia del cinema. Onore amicizia e amore emergono comunque con forza, come in tutte le interpretazioni dell’attore americano.

La carriera di John Wayne merita comunque rispetto, anche se storciamo un po’ il naso di fronte al suo conservatorismo esaltato. Erano altri tempi, lasciamo stare.

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LA BELLA EPOQUE DI CARBONIERI

Nel giugno 1846, a Parigi, sugli Champs-Élysées, nasce il Lido (nome ispirato all’omonimo litorale veneziano). Non vi è alcun riferimento fotografico, anche se il locale rimane un simbolo della Bella Epoque: quel periodo che dalla metà dell’800 porterà sino allo scoppio della prima guerra mondiale. I nomi che vengono in mente sono tanti: Toulouse-Lautrec, Claude Monet, Donna Franca Florio (per quel che concerne l’Italia). Anche il Titanic simboleggia quell’epoca, che affondò mentre in Francia nasceva Robert Doisneau.

Esponente italiano (e fotografico) della Bella Epoque è stato Francesco Carbonieri. Nelle sue immagini si coglie l’atmosfera lussuosa e spensierata che si respirava nell’alta borghesia durante la Belle Époque: scorci di vita famigliare, così come i lunghi viaggi in automobile verso le località turistiche più famose degli anni Dieci del Novecento (Biarritz, Parigi, la Costa Azzurra).

Al di là del lusso e all’eleganza, quel periodo storico ci ha consegnato molto anche da un punto di vista scientifico e tecnologico. Nel 1895 Guglielmo Marconi regalerà la radio al mondo intero, a dicembre nascerà il cinematografo. Anche la fotografia, presentata nel 1839, si consolida in quel periodo.

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JOHNNY DEPP NE COMPIE 60

In molte si sono innamorate di Johnny Depp da giovane. Bello e impossibile, capelli lunghi e sguardo da finto timido. Selvaggio e inquietante, Johnny Depp rappresenta colui che non deve chiedere mai. Eccessivo e sfrontato, nessuno potrà mettergli i piedi in testa e piace per questo, ancora oggi.

Lo abbiamo ricordato due anni addietro per l’interpretazione nel film Minamata, dove incarna Eugene Smith, il famoso fotografo. Johnny Depp, col suo lavoro, ha rafforzato il legame già esistente tra cinema e fotografia. In un numero rilevante di film, l’arte dello scatto vive al centro della narrazione, a volte persino quale elemento risolutivo delle varie vicende: dai polizieschi, alle storie d'amore. Ci vengono in mente Blow up, La dolce vita (dove nasce la figura del "paparazzo"), La finestra sul cortile, Occhio indiscreto, Smoke, I ponti di Madison County, e poi, ancora, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, One Hour Photo e altri (tra cui, molti titoli dedicati al fotoreportage di guerra, come l’Urla del Silenzio, ad esempio).

Nel film Minamata, la fotografia costituisce l’asse portante della trama e il personaggio principale sarà proprio un fotografo: quell’Eugene Smith famoso per i reportage di guerra, ma anche per lavori importanti come “Spanish Village” (in cui è raccontata una cittadina spagnola in pieno franchismo) e “Country Doctor” (narrazione fotografica dell'attività di un medico generico nella campagna americana).
Quella di Minamata, l’ultimo reportage di Smith, è da considerarsi una tragedia ecologica, causa dell’omonima malattia diffusa tra gli abitanti del luogo. Quale elemento scatenante vi era il rilascio di mercurio nelle acque reflue dell'industria chimica Chisso Corporation, durato più di trent’anni. L’elemento chimico si accumulò nei molluschi, nei crostacei e nei pesci della baia di Minamata, entrando nella catena alimentare e causando così l'avvelenamento da mercurio.

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