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LUI ACCETTA MIRACOLI

Per parlare di Tiziano Ferro abbiamo preso spunto da una sua canzone: “Accetto Miracoli” (dall’omonimo album, 2019). In essa riconosciamo il cantante, la sua melodia, la capacità di parlare con franchezza della malinconia.
«La canzone prende in esame il rapporto con il proprio destino», spiega Tiziano, «Perché a volte dobbiamo essere capaci di consegnarci alla vita, senza forzarne l’andamento. Così facendo, le cose vanno molto bene, i miracoli accadono». «Fermo agli ostacoli, accetto miracoli», questo dice la canzone.

Con gli anni, abbiamo iniziato ad apprezzare il talento del cantante laziale (nasce a Latina). Per molto tempo ci aveva spaventato la facilità con la quale era riuscito a portare alla ribalta dei tormentoni. La ragione, però, andava cercata nel costrutto musicale, quasi sempre anticipato da un arpeggio o da un piano solo, e nella melodia della voce, mai forzata, neppure nei cambi di tono.

In una canzone Tiziano parla di fotografia. Si tratta di “Ti scatterò una foto” (Album “Nessuno è solo”, 2006). Leggiamone una strofa: «Ti scatterò una foto. Ricorderò e comunque e so che non vorrai. Ti chiamerò perché tanto non risponderai. Come fa ridere adesso pensarti come a un gioco. E capendo che ti ho perso. Ti scatto un'altra foto». La fotografia diventa il tentativo di fissare l’amore per lei, di non volerlo lasciare andare. Bella la strofa che segue: «Siamo figli di mondi diversi una sola memoria. Che cancella e disegna distratta la stessa storia». Tutto questo “sarà bellissimo” perché gioia e dolore fanno capolino nello stesso ambito, quando la felicità corre su un filo. Che poi si cada in una o nell’altro dipende solo dal destino, al qual occorre abbandonarsi: accettando miracoli.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì, con “Fotografia da leggere …”. Anche questa volta ci prendiamo una libertà, perché proponiamo un vecchio manuale di fotografia, famoso ai tempi. Si tratta di “Il Libro della Fotografia, di Andreas Feininger”. L’autore è stato anche un fotografo famoso, il che ci permette di pubblicare, oltre la copertina, anche una fotografia.

Il libro è introvabile, non perché raro, ma per il fatto di essere stato stampato anni addietro, in piena epopea analogica (1970). E’ vero, l’hanno letto i padri, forse anche i nonni; ma sfogliandolo s’incontra tutta la fotografia: quello che si deve fare e quanto è meglio evitare. Oltre le regole, però, tra le pagine si parla di soggetto, luci, camera oscura, fotocamere usate, colorimetria e molto altro. Il manuale è stato scritto per “non sbagliare”, sperimentando però, provando e riprovando come direbbe Galileo.

Un’ultima considerazione: il libro è piuttosto voluminoso; più grande di quanto si potrebbe immaginare se riferiti all’era analogica. Il fatto è che allora tutto si basava sul “prima”, con pochi scatti peraltro. Dopo il Click non c’era molto da fare. Leggerlo (o solo consultarlo) sarà interessante. Pensate: gli ISO (ASA allora) non rappresentavano una variabile di scatto; ed erano pochi, molto pochi.

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RICORDANDO KARL LAGERFELD

Il 19 febbraio 2019 ci lascia Karl Lagerfeld, il noto creatore di moda. E’ interessante prendere atto come lui si sia dedicato anche alla fotografia, che è entrata a far parte della sua vita. E’ bello guardare le sue immagini, perché intense, potenti potremmo dire. L’arte dello scatto, la nostra passione, si conferma come una pratica trasversale, contaminante e contagiosa. Bene così.

Karl Lagerfeld inizia la cui carriera di fotografo nel 1987. Lui si è dedicato a differenti supporti fotografici: dagherrotipi, platinotipi, trasferimenti polaroid, stampe alla gelatina d’argento, serigrafie, fotografie colorate a mano, stampe a getto d'inchiostro.

Lagerfeld non avrebbe mai pensato di fare delle fotografie da solo se il direttore dell’immagine di Chanel Fashion, un giorno non lo avesse messo alla prova perché aveva bisogno di foto per una cartella stampa. La fotografia ha iniziato a far parte della sua vita.

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E’ LUI TONY MANERO

Il 18 febbraio 1954 nasce John Travolta, il Tony Manero del film "Saturday Night Fever". Forse siamo riduttivi, ma l’attore del New Jersey induce la memoria a ricordare quel lontano 1978, quando per andare a vedere “La Febbre” occorreva fare la fila.

Ricapitoliamo. Il film racconta la storia di Tony Manero commesso in un negozio di giorno, in una periferia che non offre speranze, e re della pista da ballo di sera. La pellicola ebbe un successo straordinario. La colonna sonora, composta per lo più dai celebri brani dei Bee Gees (tra cui Stayin' Alive), vendette oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo, diventando una delle colonne sonore più vendute di tutti i tempi (a quel tempo, prima della pubblicazione di Thriller di Michael Jackson, era anche l'album discografico più venduto di sempre in assoluto). Tra i brani del soundtrack ricordiamo anche “Disco Inferno”, dei Trammps, uno dei brani “Disco” più celebri dell’epoca.

A rivedere "Saturday Night Fever" oggi, non si rimane meravigliati; e ci si stupisce del successo che ha avuto (attenzione, è un’opinione). Di certo ha consacrato John Travolta, che ne esce bene. Vestito di bianco, mentre balla sotto le luci della discoteca, riesce a far reggere il personaggio. Cos’è successo allora nel ’78? La musica era un prodotto da acquistare o farsi registrare dagli amici. Morale, la sua eco arrivava prima dell’originale. E nel film in questione i Bee Gees hanno avuto un ruolo forte.
John Travolta, subito dopo, ha cavalcato la tigre recitando in Greese, che proponeva una colonna sonora più datata, almeno nel costrutto; poi ha frequentato altri lidi e rinnovati generi filmici, uscendone sempre bene, anche quando i chili hanno fatto dimenticare le movenze di Tony Manero. Resta il fatto che quel personaggio l’ha lanciato nell’olimpo del cinema, tant’è vero che, guardandoci a ritroso nel tempo, ricordiamo più lui che la trama del film della “Febbre”.

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