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JESSICA, LA POCAHONTAS DI ANNIE

«Dove i ricordi prendono piede e non ti lasciano. Dove tutti i tuoi desideri sono un ordine. Dove un intero nuovo mondo ti aspetta», così recita un claim di “Year of a Million Dreams”, la campagna per i Disney Parks firmata Annie Leibovitz. La “formula” è la stessa del 2006, quando, in occasione dell’uscita di “Il Mago di Oz” (versione ristaurata), immortalò artisti e star del cinema vestiti come i protagonisti del romanzo di L. Frank Baum. Ecco che David Beckam si trova a sfidare il drago per la sua “bella addormentata” e che Federer finisca per impersonare Re Artù. Jessica Biel, per Annie Leibovitz, diventa Pocahontas, come nelle due immagini che vediamo (2008).

Annie Leibovitz è una delle fotografe più influenti del nostro tempo e la sua carriera si snoda su quasi cinque decenni, a partire dagli anni '70 quando si è dedicata a immortalare il mondo del rock-and-roll. Le sue immagini documentano la cultura contemporanea attraverso l'occhio e l'intuizione dell'artista, facendo leva su una sorprendente capacità di mettere a nudo i tratti più intimi anche di personaggi la cui notorietà sembrerebbe aver già svelato ogni segreto.

Ciò che ci è sempre piaciuto nelle foto di Annie Leibovitz è la capacità di costruire una sceneggiatura attorno al personaggio fotografato. I suoi sono ritratti ambientati, dove lei mette la firma anche su ciò che fa esaltare il soggetto. Non ci sorprende che la Walt Disney abbia scelto proprio la fotografa statunitense per la sua campagna. Solo lei sarebbe stata capace di ricostruire le fiabe agli occhi di tutti e di renderle riconoscibili.

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DU GUST IS MEGL CHE ‘UAN

Siamo nel 1994. Lo spot si svolge in spiaggia, in piena estate. In sottofondo si sente Miriam Makeba che canta “Pata Pata”. Un ragazzo si avvicina a due belle pin up in costume, per corteggiarle. Descrive il proprio gelato (un Maxibon) e pronuncia la frase poi diventata un tormentone: « Du gust is megl che ‘uan». Nel ricordare quella pubblicità commettiamo un errore, perché Stefano Accorsi è molto di più del testimonial di un prodotto. Certo è che sin da allora quasi s’intuivano i fermenti di una carriera poi diventata luminosa, comunque partita tempo prima già col cinema e il teatro (un suo amore). In ogni caso lo spot del Maxibon non era poi così banale, dietro alla macchina da presa c’era Daniele Lucchetti, un affermato regista.

Stefano Accorsi è riuscito in poco tempo a liberarsi dell’immagine da ragazzo vacanziero, ma ha fatto molto di più. Con gli anni, è stato capace di staccarsi da dosso lo stereotipo dell'uomo che non vuole responsabilità. I suoi primi film lo etichettavano come un giovane adulto che non vuole crescere, un personaggio molto vicino al pubblico e che quindi l’ha fatto crescere. Il suo ultimo cinema è più difficile, ma l’apprezzamento della critica è arrivato ugualmente.

Dell’attore bolognese vogliamo citare un libro: “Album Stefano Accorsi”, la vita, la carriera e le passioni di un grande uomo del cinema italiano (Gruppo Editoriale, 2021). Stefano Accorsi, racconta nel volume (anche fotografico) la nascita della carriera e i momenti più significativi della sua biografia, dove si fondono vita privata e professionale. Una storia di passione, capacità e caparbietà che prende vita anche con il contributo di grandi fotografi come Gianmarco Chieregato, Enrico De Luigi, Luca Babini, Massimo Sestini e Oliviero Toscani.

Del libro riportiamo la copertina

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THE DARK SIDE OF THE MOON, 50 ANNI

1° marzo. Le nostre origini bolognesi non possono che farci ricordare Lucio Dalla, deceduto nel 2012 proprio il primo giorno del suo mese (era nato il 4 marzo 1943, come avrebbe cantato la canzone a sua firma). Ricordiamo la telefonata di un amico: «Hai sentito, è morto Lucio Dalla». Accendiamo la televisione, suonano “Anna e Marco”. La notizia è tremenda, di quelle che ti staccano dal mondo reale, un po’ come l’11 settembre o il terremoto del Friuli. Addio Lucio.

Continuiamo a parlare di musica, perché forse Dalla vorrebbe così. “The Dark Side of the Moon”, l’album dei Pink Floyd, compie cinquant’anni. Sembra impossibile; ma riflettendo banalmente, ci accorgiamo di possedere quel disco in tutti i supporti disponibili nel tempo: dall’LP, fino alla musica liquida, passando per il CD e l’immancabile cassetta. Ecco, sì: ci manca il DAT, ma quello era roba da ricchi. Che dire? Non volevamo che i sussulti tecnologici ci privassero dell’opera completa, perché il capolavoro dei Pink Floyd va ascoltato per intero, dall’inizio alla fine. Ancora oggi, nella playlist dell’iPhone, l’album è salvato per intero, perché durante l’anno, in auto, c’è sempre un momento per ascoltarlo tutto.
Spesso quando si parla di musica rock, o anche di jazz, ci si riferisce a dei dischi che abbiamo cambiato la musica, influenzandone il divenire. Ebbene, “The Dark Side of the Moon” ha modificato anche l’ascolto di tutti, educandolo quasi.
C’è altro da aggiungere? Poco, a dire il vero. L’emozione va vissuta e descriverla è impossibile. Ci piace tutto, di quell’album, persino le tracce sonore esterne che anticipano Money, una presenza terrena in un lavoro che trascende; e pure il battito cardiaco campionato. Da esso riceviamo la giusta tensione per affrontare l’ascolto.

Per una volta facciamo un’eccezione: la seconda fotografia, quella che poi verrà condivisa sui social, è la copertina del disco. Il vero capolavoro è lì e non volevamo edulcorarlo.

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GLI 81 DI DINO ZOFF

Il 28 febbraio è un giorno importante per la fotografia. Il 28 febbraio 1839 troviamo, per la prima volta, il termine “fotografia” in una lettera che Sir John Herschel, astronomo, matematico, chimico, spedì a Fox Talbot. Lo scienziato aveva scoperto il fissaggio, ottenendo copie stabili nel tempo, e introdotto i sostantivi positivo e negativo. Ne abbiamo già parlato. Sempre il 28 del mese in corso compie gli anni Oliviero Toscani. Pure per lui sono 81. Lo abbiamo incontrato più volte, ma anche oggi gli dedichiamo i nostri auguri.

Volgendo gli occhi altrove, ecco comparire Dino Zoff, il portiere nato oggi nel 1942. Il suo nome è da leggenda, per una carriera piena di lustrini. Ci occupiamo volentieri di lui, anche per l’immagine umile che ha sempre mostrato di sé, nonostante i trionfi.

Il tempo non passava mai. Siamo allo stadio di Sarriá di Barcellona. E’ il 5 luglio 1982. L’Italia incontra il Brasile, forse il più forte di sempre. Gli azzurri stanno vincendo 3-2. L’arbitro ha annullato il quarto goal degli italiani per un fuorigioco inesistente. All'89' Zoff, con un ottimo intervento, riesce a parare sulla linea di porta un colpo di testa di Oscar, da distanza ravvicinata. La partita termina dopo poco più di un minuto di recupero.
Tale partita è considerata da alcuni come uno dei più grandi incontri di calcio di tutti i tempi, per via del risultato altalenante. “Pablito” Rossi è andato a segno tre volte, ma quella parata di Zoff entrerà nella leggenda.
La nazionale brasiliana viene eliminata dalla competizione, per quella che sarà ricordata come la Tragedia del Sarriá.

Per l’Italia arriverà il mondiale, quello del Presidente Pertini in tribuna. La nazione tutta si è stretta nell’orgoglio di quel risultato sportivo, che oggi ricordiamo con nostalgia. Certi eroi non esistono più e non ne nascono. Gli azzurri della pedata oggi il mondiale lo guardano in televisione. Peccato.

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