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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì dedicato alla fotografia da leggere, con un libro, questa volta, anche da consultare di tanto in tanto, quando capita. Ci sta facendo compagnia sulla scrivania da mesi, perché strutturato come un’antologia. Si tratta di “Io non sono fotografo …”, Contrasto editore, collana Foto Note. Il sottotitolo recita: “Creatori e intellettuali in Camera Oscura”.

Andiamo con ordine: cosa s’intende per non fotografi? Sono pittori, scultori, poeti, scrittori, viaggiatori, architetti, cineasti, intellettuali noti e stimati. Tutti s’interessano alla fotografia, di tanto in tanto: in modo furtivo, clandestino, confidenziale, a volte anche nevrotico. In alcuni casi, sempre la fotografia, si colloca ai margini della loro vita o dell’arte che appartiene loro, ma spesso risulta essere in piena sintonia con quest’ultima, laddove occorre: nell’atelier, nella stanza privata, sul tavolo di lavoro, in giardino, sulla spiaggia, in vacanza, in viaggio; e poi, in amicizia, in amore, con la follia, durante la solitudine. Passatempo sopraffino, passione segreta, curiosità malcelata o strumento d’indagine, la fotografia serve, spesso, alle altre discipline per comprendere meglio, riflettere, conoscere, capire. Ecco perché i nomi che compaiono in questo libro, tutti di primo piano, sono solo alcuni dei possibili, illustri dilettanti che hanno praticato la fotografia, catalogati in un volume incompleto per definizione e per questo aperto a futuri aggiornamenti.

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IL FOTOGRAFO CHE AMAVA L’ITALIA

Leonard Freed, fotografo newyorkese membro della Magnum dal 1972, amava parlare del suo rapporto con l’Italia come di una “storia d’amore”. Un amore che lo portò a visitare il nostro paese più di 45 volte, scattando migliaia d’immagini. Freed amava definirsi un artista, non un fotoreporter. Considerava le sue immagini fotografie “emotive” e non “informative”, infatti, dai suoi scatti non traspare la ricerca della notizia, bensì la volontà di approfondire la dimensione più intima della natura umana.

L’Italia fu una delle sue principali fonti d’ispirazione, una terra che l’affascinò tutta la vita perché qui “il passato è sempre presente non solo nei luoghi ma nella vita quotidiana della gente”. Infatti, più che su paesaggi e architetture, il suo obiettivo si focalizzò proprio sulle persone, immortalandole con empatia e sensibilità nel corso dei decenni: dal desiderio di rinascita del dopoguerra agli albori del nuovo benessere, dai riti collettivi alla eccezionalità di un ritratto fotografico scattato per strada con una tovaglia bianca come sfondo, dalla vita dei pescatori siciliani a quella delle donne di Napoli.

Leonard Freed nei suoi diari appuntava la profonda ricerca che stava svolgendo sull’esistenza e sulle motivazioni del vivere umano. Il suo strumento era la macchina fotografica, il suo talento era la comprensione istintiva delle forme visive, il suo impegno era tutto dedicato alle persone e alle ragioni dell’esistenza.

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VALERIA GOLINO, BELLEZZA VERA

Valeria Golino è una di quelle donne il cui talento incanta e meraviglia. Regista e attrice, canta anche molto bene, così in alcune pellicole si è anche cimentata con la voce. Golino mette in mostra l’universo femminile, ne scrive le regole. Per lei non c’è bisogno di favoritismi politici o sociali: sono i suoi stessi personaggi a dichiararsi, con una bellezza vera, universale; quella che ci piace del tutto, perché non ostenta modelli omologati o vetusti.

Valeria Golino nasce il 22 ottobre del 1965 a Napoli, figlia di una pittrice greca e di un germanista italiano. Intraprende la carriera di modella nella capitale greca, prima di venire scoperta dalla regista Lina Wertmuller, che la fa esordire al cinema a soli diciassette anni, nel film "Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada", del 1983.

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CON LA TROMBA PIEGATA

John Birks "Dizzy" Gillespie è nato il 21 ottobre 1917 a Cheraw, nella Carolina del Sud, il più giovane di nove figli. Ha iniziato a suonare il pianoforte a 4 anni, il trombone a 12 e la tromba a 14. Dizzy era un autodidatta. Suo padre, James, era un muratore, pianista e leader di una band, pertanto gli strumenti erano a sua disposizione. Purtroppo il padre James morì quando lui aveva solo 10 anni.

Nel 1935, Dizzy sospese gli studi al Laurinburg Institute nella Carolina del Nord per trasferirsi a Filadelfia e suonare in gruppi locali. Dizzy si unì all'orchestra di Fran Fairfax nel 1935, poi a quelle di Teddy Hill nel 1937, di Cab Calloway nel 1939, di Ella Fitzgerald nel 1942 e di Earl Hines nel 1943. Durante questo periodo acquisì il soprannome grazie al quale è diventato universalmente conosciuto. Il nome Dizzy deriva dal suo comportamento entusiasta gli è stato conferito da un collega trombettista, Fats Palmer, a cui Gillespie aveva salvato la vita stava per soffocare in una stanza piena di gas durante un tour.

Nel 1937, Gillespie incontrò la sua futura moglie, Lorraine, una ballerina di coro al famoso Apollo Theatre: si sposarono nel 1940 e rimasero insieme fino alla sua morte. Durante una festa per Lorraine, un altro membro della band piegò la tromba di Dizzy. Anche se stava leggendo lo spartito, guardando in basso, la tromba puntava verso il pubblico. Ha apprezzato così tanto gli inaspettati effetti della tromba piegata che in seguito ne ha ordinato una costruita in modo simile.

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