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IL RE DI HOLLYWOOD

Clark Gable, il “Re di Hollywood”, è famoso per aver recitato nel film "Gli spostati" (The Misfits, 1960), diretto da John Huston, sulla sceneggiatura di Arthur Miller, con Marilyn Monroe e Clark Gable. Per entrambi i protagonisti sarà l'ultima apparizione cinematografica.

Tante storie s’intrecciano durante la lavorazione di quella pellicola. Peraltro, molti fotografi si sono interessati alle riprese e ai protagonisti. Elliott Erwitt, per Magnum, ha scattato la fotografia di gruppo degli interpreti. Ernst Haas era il fotografo di scena accreditato. Va poi citata Eve Arnold, la fotografa empatica con tutte le donne celebri che posavano per lei. Pare che Marilyn Monroe, sul set del film, le abbia confessato di essere esausta per via della sua vita sempre alla ribalta. Rimangono poi Inge Morath e Henri Cartier Bresson. Insieme hanno intrapreso un viaggio di diciotto giorni da New York a Reno (in Nevada) per fotografare le riprese de “Gli spostati”. Tra l’altro la fotografa lì conoscerà Arthur Miller, ai tempi marito di Marilyn Monroe, che sposerà nel 1962. Insieme condurranno una vita di grandi viaggi. Il rapporto tra i due si era consolidato nel 1961 durante le riprese del film “Uno sguardo dal ponte”, diretto da Sidney Lumet, basato sull'omonimo dramma del 1955 di Arthur Miller.

Clark Gable è noto anche per aver recitato nel film “Via col vento”, che vogliamo ricordare per aver portato alla ribalta la storia di due donne: Margaret Mitchell, autrice del romanzo famosissimo, e Vivien Leigh, bellissima, che di quel lavoro ha interpretato la trasposizione filmica. Due donne, quindi; alle quali la vita ha dato molto, togliendo anche tanto. Entrambe sono uscite dall’anonimato con coraggio e decisione, ma l’esistenza offre e prende; e con loro non ha fatto un’eccezione.

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“LATTINE DI STRADA” IN MOSTRA

Vittorio Valentini presenta a Bologna il suo progetto fotografico “Lattine di strada”. L’esposizione, promossa e ospitata da Foto galleria Paoletti, si svolge nell’ambito di Art City Bologna, dal 2 al 12 febbraio 2023, con vernice il 4 febbraio, alle ore 17.30.

Iniziamo così, con un annuncio stretto e asciutto, senza preamboli. Le fotografie di “Lattine di strada” hanno sollecitato, da subito, la nostra invidia “positiva”, quella del fotoamatore domenicale, pronto a esclamare: «Potevo farle anch’io».
Con un po’ di raziocinio, e con l’esperienza dell’età (sic), lasciamo che il sentimento precedente possa attenderci nella II^ Cornice del Purgatorio dantesco, dove indosseremo un mantello di panno ruvido e pungente, impossibilitati a vedere. Sì, perché per fotografare dei comuni contenitori di bevande occorre osservare con cura, avendo a disposizione un pensiero fotografico lucido e attento. Le lattine sono oggetti come tanti, tutti facenti parti della nostra vita, che spesso tralasciamo nel racconto di noi. Da ragazzi capitava spesso di calciarne una, in gruppo o anche da soli: un po’ come fa Cher nel film “Stregata dalla Luna”, rincasando dopo una notte d’amore impossibile.
Insomma, i contenitori di latta erano lì, a disposizione: in ogni latitudine del mondo. Per raccontarli occorreva una mentalità progettuale a larghe convolute: quella della volontà e dell’ostinazione, del credo; con un occhio strizzato alla pop art e all’immagine concettuale. E Vittorio è un po’ così: attento al mondo dell’arte e determinato nel suo peregrinare fotografico. Siamo altresì convinti che altri progetti stiano animando la sua mente e lì lo attendiamo, in un domani prossimo. Per adesso, godiamoci le lattine: va bene così.

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FOTOGRAFIA DA LEGGERE …

Il consueto appuntamento del lunedì (Fotografia da leggere) trova una notizia a mettere i bastoni tra le ruote. Non la eviteremo, anzi: ne prenderemo spunto, presentando un libro interessante, bello nella costruzione e anche per via del materiale in esso raccolto (non solo fotografico).

Andiamo con ordine. Verso mezzogiorno del 30 gennaio 1969, in una fredda e nuvolosa giornata londinese, la band più famosa del mondo salì sul tetto di un palazzo al numero 3 di Savile Row, dove vi erano gli uffici della Apple Record. I “Fab Four” suonarono sei canzoni, tratte dal loro nuovo disco Let It Be, prima di dover interrompere su richiesta della polizia. I Beatles non si esibivano in un concerto da quasi due anni e mezzo, e non ne avrebbero più fatti dopo quel giorno. Quel concerto improvvisato venne filmato da una troupe professionista che documentò tutto, anche quanto succedeva attorno. Al di là della retorica, oggi possiamo dire che il concerto sul tetto degli Apple Studios rappresenta uno dei momenti più importanti della musica degli anni Sessanta.

I Beatles ci hanno stimolato a sfogliare ancora “Lennon Legend”, di James Henke (Rizzoli libri illustrati). Si tratta di uno Scrap Book, uno di quelli che noi amiamo molto, visto che corrediamo spesso i nostri album, con le fotografie incollate, di biglietti, cartoline, lettere, ritagli di giornale o altro, oltre agli immancabili appunti scritti (sempre con la stessa matita). La pratica potrebbe sembrare infantile, ma tant’è: il pensiero fotografico ha bisogno di aiuti.

Tornando al libro di Lennon, incontriamo un Beatle intimo, vicino, quasi commovente, particolarmente quando lui parla degli inizi. L’incisione di Imagine, poi (c’è anche un CD nel volume), è da ascoltare: più volte.

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SAN REMO, IL PRIMO FESTIVAL

Il 29 gennaio 1951 si tenne la prima edizione del Festival di Sanremo. Alle 22 di lunedì 29 gennaio 1951, la radio (la Tv non c’era ancora) diffonde la voce del presentatore Nunzio Filogamo che annuncia l'inizio della prima edizione del Festival della canzone italiana, ospitata nel Salone delle feste del Casinò di Sanremo.
Il primo San Remo non si svolgeva come quello di oggi. Le canzoni fungevano da intrattenimento, per un pubblico pagante (si dice 500 lire a persona) seduto comodamente a consumare cibi e bevande. Pare che nelle registrazioni d’epoca si possa ancora ascoltare il tintinnio delle stoviglie. La gara si svolge in tre serate, con una finale a 10. Vince Nilla Pizzi, la cantante di Sant’Agata bolognese (terra dei motori Lamborghini), con il brano “Grazie dei fiori”.

Dal 1977 la manifestazione passa al Teatro Ariston e cresce d'importanza negli anni, diventando un indicatore dei costumi della società italiana. Già, perché la musica è meno importante, nonostante gli ospiti illustri. Il Festival ligure è uno spettacolo televisivo, che attinge il proprio target tra coloro che trascorrono la serata di fronte al tubo catodico (oggi schermo piatto). Ne sono una riprova i presentatori, sempre attinti dalla televisione: Mike Buongiorno e Pippo Baudo (tra i più famosi), per arrivare all’odierno Amadeus, re dei quiz televisivi.

Insomma, San Remo ha retto alle ingiurie del tempo, delle generazioni, delle critiche. Qualche icona l’ha regalata, come quel “Blu dipinto di blu” (e non “Volare”, come si crede) portato al successo da Domenico Modugno, diventato “Mister Volare”. La canzone verrà cantata anche all’estero e ancora oggi è un inno dell’Oktober Fest tedesco.

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