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MUHAMMAD ALI, IL CAMPIONE

Ci rivolgiamo a una notizia databile giorni addietro. Un accadimento importante aveva tolto spazio alla nascita di Cassius Clay (nato il 17 gennaio), un campione da celebrare per il senso che ha avuto nella storia dello sport. Abbiamo già palato di lui, anche fotograficamente; ma sempre a livello marginale, senza interessarci alla sua vita, certamente non banale.

Danzava sul ring, Cassius Clay, con un atteggiamento anche strafottente. La sua figura imponente contrastava con l’agilità che era in grado di manifestare. Lo si poteva definire “spaccone”, ma c’era dell’altro. Avrà modo di dimostrare le sue qualità durante l’esistenza intera: sempre difficile, anche quando le luci della ribalta lo illuminavano per intero.

Muhammad Ali è stato un campione di boxe dei pesi massimi con un impressionante record di 56 vittorie. Lui era anche un filantropo, universalmente considerato uno dei più grandi atleti del 20° secolo. Ha conquistato una medaglia d'oro olimpica nel 1960 ed è diventato campione mondiale di boxe dei pesi massimi nel 1964.

Dopo l’allontanamento dal ring per aver rifiutato la chiamata alle armi, Ali ha riconquistato il titolo dei pesi massimi altre due volte negli anni '70, vincendo i famosi incontri contro Joe Frazier e George Foreman. Gli venne diagnosticato il morbo di Parkinson nel 1984. Nella sua vita ha dedicato gran parte del tempo alla filantropia, guadagnandosi la Presidential Medal of Freedom nel 2005.

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CURIOSITA’ FOTOGRAFICHE …

Come avevamo promesso nell’editoriale d’inizio anno, ogni tanto ci occuperemo di curiosità fotografiche. Ripetiamo le parole della volta scorsa: spesso ci troveremo di fronte a esperimenti sbalorditivi, strani, addirittura impensabili; il nostro sguardo, però, non deve fermarsi lì, ma indirizzarsi verso la visione che gli autori hanno dedicato alla ricerca, proprio per merito della fotografia.
Oggi incontreremo un autore che ha fatto costruire la fotocamera più grande al mondo (almeno per quei tempi). Si tratta di un fotografo dalla fervida inventiva, che usava un motto per il suo studio: «L'impossibile nella fotografia è la nostra specialità». L’affermazione, per quanto coraggiosa e volta alla pubblicità, nasconde un elemento importante per quei tempi (siamo a inizio ‘900): alcune cose si potevano fare, altre no; e proprio il superamento di quel limite ha portato alla costruzione di un’apparecchiatura che necessitava quindici persone per il funzionamento. Oggi tutto appare più semplice, ma un po’ ci manca quel “come” per raggiungere il “cosa”. E’ venuta meno (forse) l’artigianalità, il gesto, l’azione manuale. I tempi cambiano ed è giusto così. Rimane però importane il fatto di rifletterci sopra.

La più grande macchina fotografica del mondo è stato prodotta dalla JA Anderson Company, nel 1900, per scattare una fotografia del treno della Chicago & Alton Railway, con tutte le sue carrozze. Il fotografo, George R. Lawrence voleva fotografare il convoglio in sezioni e montarle insieme durante il processo di stampa; ma il direttore della compagnia ferroviaria voleva solo una fotografia, che ha finito per essere almeno due metri e mezzo di lunghezza.

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LUCIA MOHOLY, ORGOGLIO DI DONNA

“Tra moglie e marito non mettere il dito”, così recita un antico proverbio; ma le cose peggiorano quando di mezzo c’è la professione, perché anni di dominio maschile hanno sempre messo nell’ombra la coniuge, se pure eccellente. La fotografia, dicevamo giorni addietro, è stata una via vera di emancipazione per molte donne, perché non richieste al lavoro dalle esigenze industriali ed economiche del momento. Il prezzo da pagare è stato alto, però, per molte professioniste, che hanno visto morire anche i legami di coppia. E’ il caso di Lucia Moholy, che ha lottato tutta la vita per “fare da sola”, nonostante tutto. Cerchiamo di conoscerne la storia.

Non è facile essere “la moglie di” qualcuno, soprattutto se famoso, e anche in fotografia. È stato così per Lucia Moholy, una fotografa nota ai più solo per essere stata la moglie del celebre pittore e fotografo ungherese László Moholy-Nagy, uno dei massimi esponenti del Bauhaus. Molti dei suoi lavori, infatti, erano spesso attribuiti a suo marito, oppure a Walter Gropius, l’architetto tedesco fondatore della Scuola del Bauhaus. Eppure, Lucia Moholy è riuscita, a fatica, a ritagliarsi uno spazio nel mondo della fotografia, lottando per vedersi riconosciute le foto che realizzava e che costituiscono una delle più importanti testimonianze della scuola di arte e disegno che si affermò in Germania negli anni che precedettero l’avvento del Nazismo.

Da un certo momento in poi, Lucia ha deciso di operare da sola. Con l’avvento del nazismo, e la fuga di molti dalla Germania, il suo ex marito la invitò a trasferirsi negli Stati Uniti, offrendole una cattedra all’università. Lucia rifiutò. Forse non aveva più voglia di dover dipendere da un uomo, di dover essere riconoscente a colui che l’aveva sempre tenuta nell’ombra.

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SALUTIAMO LA BERSAGLIERA

Le agenzie battono la notizia di continuo, assieme ai giornali on line. Ci ha lasciato Gina Lollobrigida, attrice e artista vivace, simbolo di un’era: quella dell’Italia post bellica, che andava solo in treno a ancora non guardava la televisione. I nostri nonni potrebbero ricordarla volentieri, forse anche i padri; ma anche a noi, oggi, è arrivata qualche scaglia della “Lollo” di “Pane amore e fantasia”, il film di Comencini che la rese celebre (1953).
Correva sempre, Gina, nelle scene della pellicola, innamorata di un carabiniere veneto, ma corteggiata da un altro milite, quel Vittorio De Sica col quale ha duettato durante la trama. Le vicende si svolgono a Castel San Pietro Romano, in un paesaggio neorealistico, dove verranno girate le riprese di “Pane amore e gelosia”, già l’anno dopo.
La “Lollo” (così era soprannominata l’attrice) ha infuso in entrambi i film l’entusiasmo vero che l’ha sempre accompagnata nella vita, anche quando la carriera l’ha eletta a sex symbol dello schermo. Già, perché lei era bella, molto; pronta a spettinarsi per piacere di più, come fanno gli umili: coloro che non si vergognano della curiosità che li anima, per comprendere la giusta direzione della vita.

Ha visto un bel mondo, Gina Lollobrigida; ma non ha mai dimenticato le proprie origini, che forse le hanno infuso l’energia della creatività. Oggi, qui, vogliamo ricordarne la figura umana. Forse sarebbe giusto menzionare film e premi, vicende e curiosità; ma preferiamo fermarci alle corse della bersagliera, a quella voce popolana sempre urlata, a quel coraggio che parte dal nulla: dove il possesso non esiste, e la vita corre sul desiderio di potersi esprimere, anche con i sentimenti.
Bersagliera, arrivederci.

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