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BLOWIN’ IN THE WIND

12 gennaio 1985, l’Italia era stretta dal gelo, con punte minime inimmaginabili oggi (-23 a Firenze). Nella notte, a Milano, sarebbe comparsa la neve, che avrebbe imbiancato la città per quattro giorni consecutivi, raggiungendo i 90 centimetri. Oggi il termometro, nel capoluogo lombardo, non scende sotto lo zero e nemmeno ci domandiamo perché. Qualcosa sta cambiando, per andare dove però? Del resto, proprio di questi tempi le domande potrebbero essere molte, con una storia che pare inseguirsi sugli stessi temi, irrisolti da secoli.

12 gennaio 1963 - Bob Dylan canta in anteprima assoluta il brano "Blowin’ in the wind". E’ la sua canzone iconica, immortale, eseguita con la chitarra acustica e un’armonica a bocca, in semplicità. I pochi versi, ricchi di profondità, si compongono di domande dalle risposte irrisolte, perché: «The answer, my friend, is blowin’ in the wind». La risposta, sussurra nel vento, aleggia nel vento, è portata dal vento; e non si sa se verrà raccolta da qualcuno.

Altri tempi, quelli del ’63, dove l’ideologia faceva sentire la sua voce. Oggi, la virtualità nasconde le idee e propone una realtà troppo oggettiva, ma di più facile lettura, il che non guasta. E’ giusto, però, ascoltare ogni tanto i classici di un tempo, perché sono diventati degli esempi per la musica degli anni a venire, certamente fonti d’ispirazione per molti, anche di casa nostra. Resta la nostalgia (scusate) per quei jeans stretti e quella chitarra che ormai non suoniamo più, causa la pigrizia del tempo o l’inadeguatezza dei momenti. Del resto, «The answer, my friend, is blowin’ in the wind» e il suo sussurro non siamo riusciti ad ascoltarlo.

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NASCE L’AUTOBIANCHI

Riprendiamo una notizia di tre anni addietro. L'11 Gennaio 1955, nasceva l'Autobianchi, grazie a un accordo tra Bianchi (quella delle biciclette di Fausto Coppi), Pirelli e Fiat. Ci piace parlarne, perché siamo di fronte a un marchio che trova il consenso, in un’Italia che piace. I più anziani ricorderanno la Bianchina, «La sua virtù della Bianchina è di essere una piccola fuoriserie prodotta in serie, il che in definitiva è proprio una delle condizioni fondamentali dell’industrial design», scriveva Mario Miniaci nell’articolo “La fuori serie di serie” pubblicato sulla Rivista Pirelli n° 5 del 1957.
La Bianchina condivideva la motorizzazione della 500 (2 cilindri raffreddati ad aria), ma risultava più spaziosa, comoda, anche silenziosa; in più aveva quelle codine che facevano tanto USA (di moda allora).
Qualcuno ricorderà la Bianchina Cabriolet terza serie rossa che appare nell’incipit del film “Come rubare un milione di dollari e vivere felici” del 1966, guidata a capote aperta per le strade di Parigi da Audrey Hepburn, completamente vestita di bianco. L’attrice, tra l’altro, era appassionata di auto.

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ROD STEWART, IL PROVINCIALE CHE PIACE

Piaceva, Rod Stewart: molto; certo non per la bellezza. Lui è stato bravo a non svestirsi del tutto da quel ragazzo di provincia dai capelli strani, ribelle a piccole dosi. Il suo atteggiamento non era di protesta, ma di sicuro proponeva un’alternativa all’omologazione maschile. Giocava bene a calcio e questo la dice lunga circa il suo substrato di provenienza.
La voce l’ha aiutato molto, questo è certo, facendolo diventare anche un ottimo esecutore di cover. Nella nostra lista d’ascolto, oltre ai brani che enunceremo, abbiamo: Sailing, The First Cut is the Deepest e Bewitched (un brano di Richard Rodgers del 1940, cantato anche da Ella Fitzerald). Per il resto, c’è poco da dire: non siamo ai livelli di Joe Cocker. I suoi dischi venivano regalati per non sbagliare e spesso costituivano una colonna sonora d’intrattenimento. I gusti spesso si legano alla generazione e chi scrive gradiva maggiormente un ascolto più “ruvido”. Altri tempi, comunque. Rod Stewart merita la fama che si è conquistato. Applausi.

Conosciuto per la sua caratteristica voce roca, il cantautore britannico Rod Stewart si è esibito in diverse band britanniche negli anni '60. Una volta intrapresa la carriera da solista, "Maggie May" divenne il suo primo singolo degno di nota, nel 1971. Trasferitosi negli Stati Uniti nel 1975, le canzoni di successo di Stewart includevano "Tonight's the Night" (1976) e "Do Ya Think I'm Sexy?" (1978). Ha vissuto una pausa di carriera durante gli anni '80 e '90, ma è tornato alla ribalta cantando i classici negli anni 2000, vincendo un Grammy Award come miglior album vocale nel 2004.

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FOTORAFIA DA LEGGERE …

Consueto appuntamento del lunedì con Fotografia da Leggere. Il consiglio per la lettura è “Sulla fotografia” (Realtà e immagine nella nostra società), saggio scritto da Susan Sontag (Edizioni Einaudi), un testo che non può e non deve mancare nella biblioteca del professionista, dell’amatore, di colui che anche lontanamente si interessi di fotografia. Il volume è stato scritto nel 1977, ma resta attuale: soprattutto per una comprensione ragionata della fotografia, sui suoi effetti sulla società e circa lo spazio importante che si è ricavata nel tempo (pensiamo a quello di oggi!).
La pubblicazione comprende delle parti storiche, dove si parla di reportage, di foto-giornalismo, con un riferimento diretto agli accadimenti accaduti durante la vita della scrittrice. Molto belli, nel saggio, sono i riferimenti a Diane Arbus e ai maestri della fotografia americana quali Walker Evans e Robert Frank. Una parte corposa è poi dedicata all'ambiguità della fotografia, del potere che ha nell’intrappolare una quantità enorme, e crescente, di nozioni, oggetti, persone e luoghi del mondo. Fotografare significa infatti appropriarsi della cosa che si fotografa, stabilendo con il mondo una relazione particolare che restituisce il senso del potere.
Come vedremo, Negli anni '80 iniziò una relazione con la fotografa Annie Leibovitz, durata fino alla morte della Sontag, per leucemia. Le due donne, insieme, spingono in alto i valori della fotografia: Annie con le sue immagini delle rock band (ma anche dello star system) e Susan con i propri saggi.

La Sontag diceva spesso: «Ciò che è importante ora è riscoprire i nostri sensi”. “Dobbiamo imparare a vedere di più, ad ascoltare di più, a sentire di più». Di mezzo c’era certamente la rivoluzione sessuale, ma anche un tentativo profondo di esaltare il senso estetico.

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