TANTI AUGURI FOTOGRAFIA
Con una ricorrenza quale quella di oggi non possiamo fare altro che ripetere quanto detto due anni addietro, aggiungendo comunque qualcosa.
Il 7 gennaio 1839, ai membri dell'Académie des Sciences francese furono mostrati, dallo scienziato François Jean Dominique Arago, i prodotti di un'invenzione che avrebbe cambiato per sempre la natura della rappresentazione visiva: la fotografia. Le immagini sorprendentemente precise che hanno visto erano opera di Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787–1851), pittore e incisore romantico fino ad allora famoso come proprietario del Diorama, un popolare spettacolo parigino con pittura teatrale ed effetti di luce. Ogni dagherrotipo (come Daguerre soprannominò la sua invenzione) era un'immagine unica su un foglio di rame placcato argento altamente lucido.
Da quel gennaio 1839, il pennello non sarebbe più stato il solo a rappresentare la realtà. La «scrittura con la luce» (questo il significato del termine fotografia, declinato per la prima volta da sir John Frederick William Herschel in una lettera a Fox Talbot il 27 febbraio 1839) avrebbe trasportato il mondo in un altro mondo, quello dell’aderenza con la realtà.
La fotografia, da quel 1839, è cambiata nel tempo: quasi da subito, se consideriamo che il dagherrotipo è vissuto solo vent’anni. I punti di non ritorno sono stati tanti, fino al digitale di oggi. Di mezzo ci sono stati ritratti, paesaggi, reportage, moda, per una realtà interpretata e dedicata a chi volesse osservarla. Del resto Edward Steichen ebbe ragione nel dire: «Missione della fotorafia è raccontare l’uomo all’uomo e ogni uomo a se stesso».