ALICIA KEYS, ENFANT PRODIGE
L’autostrada è umida, il paesaggio innevato. I kilometri paiono non finire mai e le emittenti radiofoniche faticano a capire chi siamo (Grazie Liga). Ci viene in aiuto la musica “liquida” del telefono, casuale come una radio senza voce, al pari di quelle della notte.
Eccola Alicia Keys, inattesa e sorprendente. Canta “No One”, dall’album “As I am”, cui segue il singolo “Girl on fire”, quasi subito dopo. «Troppo giovane per noi», verrebbe da dire, ma la sua voce non è inappropriata e nemmeno fuori luogo: copre l’asfalto con delicatezza, senza urli, con un incedere tra R&B e soul. Già, il timbro pare trarre origini lontane, anche se lei, la cantante, vive la modernità con la sua proposta musicale. Un’autrice senza tempo? Forse, ma anche una piccola Mozart dei giorni nostri. I suoi studi hanno bruciato le tappe e nessuna via le era preclusa: il jazz, la classica, la concertistica. Una virtuosa? Mozart lo era. No, o almeno non lo sappiamo. Il musicista austriaco in certe occasioni pareva prendersi gioco del prossimo, spinto da un’indole di bambino viziato; perché tale era, nonostante il padre. Alicia è cresciuta con la madre, in un’infanzia difficile, che però non ha influito (pensiamo) sul suo carattere.
Probabilmente le bastava la musica, per completarsi e scegliere. Del resto, non c’è rinuncia nella sua vita e nemmeno rammarico: solo un successo esploso di colpo e ovunque.
Ha fatto anche cinema, Alicia Keys; ma non importa, o almeno ci interessa poco. Resta il valore della sua musica, che stiamo aspettando nuovamente nella playlist “casuale” del telefono; perché lui può capire chi siamo, almeno prima di arrivare.