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ABBEY ROAD, CURIOSITA’ E ASCOLTO

L’8 agosto 1969, verso le 11.30, il fotografo Ian Macmillan, salito su una scala, scattò la foto per l’album dei Beatles mentre i quattro attraversano le strisce pedonali di Abbey Road. Ne abbiamo parlato spesso, forse ogni anno; ma l’immagine dei fab four che attraversano le strisce pedonali in perfetta sincronia è rimasta impressa nella nostra memoria. Probabilmente si tratta di una delle copertine più iconiche di tutti i tempi e anche quest’anno ce ne occuperemo.

A detta di molti, "Abbey Road" è il miglior album dei Beatles, secondo forse soltanto a "Sgt. Pepper". Mentre si registra, però, il gruppo è prossimo allo scioglimento. Le premesse non erano buone, sarebbe potuto nascere un album stanco, senza idee, ma non sarà così. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, i quattro saranno presenti contemporaneamente durante le sedute di registrazione solamente poche volte. La maggior parte del lavoro di "Abbey Road" è stato compiuto sovra incidendo le singole parti con gli artisti da soli in sala.

Arriviamo alla prima curiosità. L’attraversamento pedonale è stata un’idea di Paul McCartney. I Beatles in realtà avrebbero dovuto prendere un aereo privato, volare ai piedi del Monte Everest, scattare una fotografia e tornare alla base. La concitazione del momento portò Paul McCartney ad avere laa brillante idea: uscire e fare uno scatto proprio lì, in Abbey Road.
Non fu facile ottenere lo scatto ideale. La band si ritrovò ad attraversare la strada circa sei volte. Alla fine, fu scelto il quinto scatto.

Seconda curiosità. La leggenda narra che la copertina di Abbey Road non rappresenti altro che il funerale di Paul McCartney. Paul, a piedi scalzi, tiene una sigaretta nella mano destra, quando veniva comunemente chiamata “chiodo della bara“; tenne però i sandali ai piedi per i primi due scatti e soltanto in un secondo momento decise di camminare scalzo.

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TRA LE TORRI SUL FILO

Ne abbiamo fatto cenno quattro anni addietro, Il 7 agosto 1974, il funambolo francese Philippe Petit compì la sua impresa più famosa: la traversata a più di 400 metri di altezza delle Torri Gemelle al World Trade Center di New York.
Alle 7 e 15 salì sul tetto di una delle torri e fece avanti e indietro per otto volte su un cavo di acciaio lungo più di 60 metri (spesso poco meno di tre centimetri), vestito di nero e con un’asta per tenersi in equilibrio, camminò, si sdraiò sul filo, si inginocchiò e salutò gli spettatori-osservatori che nel frattempo lo applaudivano. Il tutto durò quarantacinque minuti. La polizia gli ordinò di fermarsi e, quando Petit decise di farlo, venne arrestato. Visto il successo dell’impresa – che nel frattempo aveva ottenuto grande copertura mediatica – il procuratore distrettuale fece cadere le accuse formali a suo carico e lo condannò ad esibirsi per i bambini a Central Park.
Philippe Petit scrisse un libro circa l’impresa: “Toccare le nuvole“, edito da Ponte alle Grazie. Dallo stesso, nel 2008, fu tratto un documentario (“Man on Wire“) che vinse moltissimi premi, tra cui un Oscar.

Le Torri Gemelle ci riportano irrimediabilmente all’11 settembre, forse perché quella data segnò un prima e un dopo nella storia dell’umanità.
Quella mattina i cittadini di New York, rimasero ipnotizzati di fronte a ciò che stava accadendo. Si misero a chiamare amici, fidanzate, mariti e figli nel disperato tentativo di sincerarsi sulle loro condizioni.
Mai come quel giorno, però, a New York era presente un numero eccezionale di fotografi di fama internazionale: David Alan Harvey, Susan Meiselas, Thomas Hoepker, Gilles Peress, Larry Towell, Steve McCurry, Alex Webb. La fotografia realizzata da quest’ultimo riesce a trascendere il proprio ruolo di pura e semplice fotografia, divenendo un messaggio di speranza per tutta l’umanità.

Chi scrive ha visto da vicino le Torri Gemelle, volando su un elicottero. Lo spettacolo fu intenso, profondo; ma l’11 settembre è riuscito a cancellare tutto. I due edifici non ci sono più.

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UN BARONE AUSTRIACO FOTOGRAFO

Prima di conoscere il fotografo austriaco, siamo indotti a parlare di quanto già detto gli anni scorsi.
Il 6 agosto 1945, alle 8.15 del mattino, il Boeing USA B-29 "Enola Gay" sganciò su Hiroshima "Little Boy", la prima bomba atomica a uso bellico, cogliendo di sorpresa la città, importante centro navale e militare. Sulla città si sollevò un fungo atomico alto 18 Kilometri. L’ordigno con il suo carico di 60 chilogrammi di uranio 235, dimostrò per la prima volta al mondo intero la potenza distruttiva dell’atomica. Perirono 80.000 persone.
Lo spostamento d'aria rase al suolo case e edifici nel raggio di circa 2 km. Ai gravissimi effetti immediati (80.000 morti e quasi 40.000 feriti, più 13.000 dispersi) si aggiunsero negli anni successivi gli effetti delle radiazioni, che portarono le vittime a quota 250.000. Il giorno 9 agosto "Fat Man", una seconda bomba, fu lanciata su Nagasaki. Una nebbiolina diffusa rese difficile la precisione del lancio: l'obiettivo non fu centrato, con un errore di circa 4 chilometri. Anche l'altezza ottimale non fu centrata per circa 150 metri. Morirono 40.000 persone. Il 14 agosto, la riunione del governo nel rifugio antiaereo del Palazzo Imperiale vide l'imperatore Hirohito annunciare la volontà di arrendersi dopo i drammatici bombardamenti delle due città. Il 15 agosto, il suo discorso di resa fu consegnato alla radio. Era definitivamente conclusa la Seconda Guerra Mondiale.

Il 6 agosto 1839 nasce il barone Raimund von Stillfried, noto anche come barone Raimund von Stillfried-Rathenitz, un fotografo austriaco.
Dopo aver lasciato la carriera militare, Stillfried si trasferì a Yokohama, in Giappone, e aprì uno studio fotografico chiamato Stillfried & Co. che operò fino al 1875. Nel 1875, Stillfried formò una partnership con Hermann Andersen e lo studio fu rinominato Stillfried & Andersen (noto anche come Japan Photographic Association). Questo studio operò fino al 1885. Nel 1877, Stillfried & Andersen acquistò lo studio e le azioni di Felice Beato. Verso la fine degli anni '70 dell'Ottocento, Stillfried visitò e fotografò in Dalmazia, Bosnia e Grecia. Oltre ai suoi sforzi fotografici, Stillfried formò molti fotografi giapponesi. Nel 1886, Stillfried vendette la maggior parte del suo stock al suo protetto, il fotografo giapponese Kusakabe Kimbei, quindi lasciò il Giappone.
Abbandonò il Giappone per sempre nel 1881. Dopo aver viaggiato a Vladivostok, Hong Kong e Bangkok, alla fine si stabilì a Vienna nel 1883. Ricevette anche un mandato di nomina imperiale e reale come fotografo.
Il barone Raimund von Stillfried muore 12 agosto 1911, a Vienna.

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MARILYN MONROE E ROBERT FRANK

5 agosto 1962, una spiaggia degli Stati Uniti. Una donna con una fluente chioma bruna è sdraiata sulla sabbia. Una bimba che brandisce una grande bandiera americana sollevata dal vento. Un ragazzino intento a leggere il giornale, dove spicca a chiare lettere il titolo "Marilyn Dead".
In un unico scatto Robert Frank racchiude un attimo di vita quotidiana e un frammento di storia. La vita e la morte, la spensieratezza e la tragedia, in un'unica, stupenda e irripetibile immagine.

Robert Frank è il fotografo della beat generation. Famosissima (obbligatorio possedere il volume!) la sua pubblicazione “The Americans”, un’indagine dietro le quinte di un’America inebriata dal boom economico, ma che però vive contrasti sociali importanti. Il libro di Frank rappresenta un capolavoro della fotografia “street”, pur con tutte le critiche possibili alla recente terminologia “stradale”.
Robert Frank fu molto impegnato culturalmente, particolarmente con le avanguardie del tempo. Lo scrittore Jack Kerouac, col quale condividerà un viaggio on the road in Florida, scriverà l’introduzione a The Americans per l’edizione americana (anche quella di Contrasto ha la stessa prefazione).
Nelle foto del nostro non troviamo il “Sogno Americano”, ma le speranze calpestate dalla lotta quotidiana per sopravvivere: pur in una nazione (gli USA) che sta manifestando il proprio lato migliore. Sono i “battuti” a venir fuori nelle immagini di Frank (beat, appunto), con tutto il loro racconto, tra tragedia e contraddizione.

Nella foto che proponiamo, e che abbiamo già anticipato, vive tutta la narrazione di Frank. Una madre con i figli su una spiaggia del Massachussets. Le pagine di un giornale danno la notizia della morte di Marylin Monroe. È il 5 agosto 1962. La bambina corre facendo volare la bandiera americana, giocando di fronte alla tragedia già consumata e letta lì al momento.

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